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Rula Jebreal: “Putin vuole esportare la dittatura in Occidente. Trump ha condannato le donne afgane alla schiavitù”

Rula Jebreal: “Putin vuole esportare la dittatura in Occidente. Trump ha condannato le donne afgane alla schiavitù”. Rula Jebreal su Putin, Donald Trump e non solo, la giornalista palestinese rivela alcuni retroscena parlando del nuovo libro “Ribelli. Storie di donne che resistono, credono, lottano (Longanesi)”, dove racconta le battaglie in tutto il mondo – anche in Italia – di donne che vogliono rendere i loro Paesi dei posti migliori. Di seguito alcuni passaggi dell’intervista rilasciata a ‘Io Donna’.

Per le donne è un momento difficile?
“Ci sono vittorie e sconfitte. In America, nelle elezioni successive alla vittoria di Trump ci sono state affermazioni importanti di donne. In Wisconsin, Stato repubblicano,.la giudice della Corte suprema ha difeso il diritto all’aborto. Oggi in Iran ragazze giovanissime escono senza il velo, rischiando un prezzo altissimo. Lottano tutti i giorni e non accetteranno mai più le regole imposte dal clero. Il loro messaggio è straordinario: preferiamo morire piuttosto che vivere sotto la dittatura. Sono loro, oggi, a ispirarci”.

Tra le protagoniste del suo libro, oltre a due italiane, la calciatrice Sara Gama e la scienziata Elena Cattaneo, c’è Ghada Oueiss, l’anchorwoman di Al Jazeera che ha denunciato Mohammad Bin Salman, il principe ereditario dell’Arabia Saudita. Com’è la situazione dei diritti in quel Paese oggi?
“Anche in Arabia Saudita c’è un regime repressivo e autoritario. Ma in forma diversa rispetto all’Iran. Là puoi avere una maggior libertà. A patto di non criticare il regime. Il crimine di Ghada, che non porta il velo e ha sposato un cristiano, è stato appunto quello. Gli iraniani uccidono in mezzo alla strada le donne che non portano il velo; i sauditi uccidono i dissidenti, come hanno fatto con Khashoggi nel 2018 a Istanbul”.

Rula Jebreal: “Putin vuole esportare la dittatura in Occidente”

[…] Nel libro parla di tre generazioni della sua famiglia – nonna, madre e sorella – che hanno pagato caro il prezzo di essere donne. Deve il suo impegno a loro?
“Nella mia vita ci sono le ombre della storia complicata della mia famiglia,e c’è la luce di una donna straordinaria che mi ha cresciuta e mi ha ispirato. Hind al-Hosseini, benestante, nel 1948 raccolse dalla strada 55 bambini sopravvissuti al massacro di Deir Yassin e aprì loro le porte di casa sua.Ha trasformato una tragedia in un’opportunità,offrendo un’istruzione a quei bambini e a tanti altri venuti dopo, come me. Hind diceva che il Medio Oriente non ha bisogno di più armi ma di maggiore istruzione, soprattutto femminile. Pensava alle generazioni future”.

[…] Sua sorella Rauia in un letto d’ospedale si è ribellata alle regole che le imponevano come vivere i suoi ultimi giorni. Credeva nella “globalizzazione dei diritti”. Che cosa vuol dire?
“Che i diritti universali non sono esclusivi dei Paesi occidentali, vanno difesi ovunque. Quando si siglano accordi senza menzionare i diritti delle donne, come ha fatto Trump con i talebani, vuol dire condannarle alla schiavitù. Se credi nell’universalità di questi diritti non puoi essere neutrale, altrimenti diventi complice”.

La prima battaglia da fare oggi?
“La difesa della democrazia. Dal 2015, da quando Putin ha bombardato la Siria, c’è un progetto di esportare la dittatura in Occidente attraverso la propaganda e la corruzione.Bisogna combattere l’idea che la dittatura non è male,che è tutto uguale. In un Paese democratico, Khashoggi non sarebbe stato ucciso”.

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