Home » Pino Daniele, il fratello Nello: “Un esempio per tutti noi, soprattutto per un motivo. Non gli piaceva la sua voce”
Gossip Spettacolo

Pino Daniele, il fratello Nello: “Un esempio per tutti noi, soprattutto per un motivo. Non gli piaceva la sua voce”

Pino Daniele, il fratello Nello: “Un esempio per tutti noi, soprattutto per un motivo. Non gli piaceva la sua voce”. Pino Daniele, il fratello Nello racconta alcuni retroscena inediti sul cantautore napoletano a dieci anni dalla sua scomparsa nel 2015, in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Il primo ricordo che Nello Daniele ha del fratello risale all’infanzia, quando giocavano nel Monastero di Santa Chiara, vicino a casa. «Io ero il più piccolo di noi sei fratelli, lo scugniziello, Pino aveva dieci anni più di me. Io giocavo a pallone e lui si sedeva sui muretti e componeva le prime cose. Poesie, che poi diventavano canzoni».

Pino Daniele, il fratello Nello: “Un esempio per tutti noi”

Il 19 marzo, Pino avrebbe compiuto 70 anni e per l’occasione verrà organizzato un concerto a Napoli, in Piazza del Gesù, proprio accanto a Santa Chiara. «Da quando è mancato, abbiamo sempre fatto il memorial “Je sto vicino a te Forever” al chiuso, ma ora, per il decennale della morte, abbiamo voluto un concerto tributo, ripreso dalla Rai, aperto a tutti e pieno di amici, tra gli altri: Mario Biondi, Tony Cercola, Eugenio Finardi, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello, i Negrita, Raiz, Michele Zarrillo, i 99 Posse. Nello spot, usiamo una frase di Pino, “puorteme a casa mia”, perché è un ritorno alle radici. Proprio a Piazza del Gesù passava il bus 140, lo prendevamo per andare al mare a Posillipo. Pino lo mise in Canto do mar».

Il sogno di Pino di diventare musicista non fu subito compreso in famiglia. «Ricordo quando portò il primo singolo, Che calore. Papà lo sfotteva: ma dove vai con ’sto disco? Nessuno ci credeva. Anche perché nessuno aveva mai sentito cantare il dialetto napoletano su una musica americana». Eppure, quel salto nel vuoto avrebbe cambiato per sempre la musica italiana.

Pino Daniele, il fratello Nello: “Non gli piaceva la sua voce”

Lo scrittore Francesco Piccolo ha raccontato che per lui e i suoi coetanei liceali fu un momento di svolta, perché nelle canzoni dei loro padri entravano blues e rock. «Il successo vero arrivò col terzo album, Nero a metà. Il quarto, Vai mo’, fu la bomba: c’erano dentro Yes I know my way, Che te ne fotte, Viento ’e terra, Sulo pe’ parlà. Stavamo ancora in via Atri e, grazie a quel disco, Pino comprò una casa a mamma e papà. Era il 1981, al concerto a Piazza del Plebiscito vennero duecentomila persone. Io avevo 16 anni, stavo coi pantaloni corti, accanto a Tullio De Piscopo».

Poi il retroscena: «La Rai dovette interrompere la diretta per motivi di ordine pubblico. Musicalmente, Pino ha sempre seguito il suo istinto, amava le contaminazioni, si rifiutava di cantare sempre le canzoni che gli chiedevano tutti o di farle sempre allo stesso modo. E non gli piaceva la sua voce, diceva: non sono cantante, sono chitarrista e poi scrivo le canzoni. Nel 1999 fu il primo a fare un disco trap, Come un gelato all’equatore. Tutti dicevano: è uscito pazzo. Ma oggi tutti fanno trap. Tanti grandi lo amavano: di Eric Clapton, Steve Gadd, Pat Metheny, era diventato amico».

Pino Daniele, il fratello Nello: “Volevo fare il calciatore”

Anche Nello intraprese la strada della musica, sebbene il suo sogno fosse un altro. «Io volevo fare il calciatore. Ho imparato a suonare la chitarra a 27 anni, solo perché me la regalò Pino, una Eko. Lo aiutavo in tour e nelle pause strimpellavo. Insomma, stavamo a Formia nello studio dove Pino incideva e, al piano di sopra, ospitava gli artisti stranieri, come Richie Havens e Gato Barbieri. Io avevo scritto una canzone, Pullecenella. Il road manager di Pino la sentì e mi costrinse a farla ascoltare anche a mio fratello. Iniziai a suonare per localini. All’inizio non mi presentavo col cognome, non volevo essere paragonato al colosso, ero solo Nello. Poi, diventai Nello D., infine, nel ’98, svelai pure il cognome. Nel 2015, Pino mi volle sul palco con lui. Mi disse: dopo 15 anni e sei dischi, è arrivato il momento».

Il calcio un’altra grande passione condivisa tra i fratelli. E fu Nello a trasmetterla a Pino. «Gliel’ho fatto amare io. Sono stato un capo dei tifosi, amico di Ciro Ferrara e Diego Maradona che ho presentato a Pino. Quante serate insieme… Ho ancora il video di Pino capellone che fa Je so’ pazzo a casa di Ciro, mentre Maradona balla vicino alla porta. Era stato Maradona a chiedere di conoscerlo: gli avevano detto che era l’altro re di Napoli ed erano diventati inseparabili».

Dietro l’artista, c’era un uomo dal carattere forte e intransigente. «Simpatico, ironico e rigoroso. È stato un esempio per tutti noi che gli siamo stati vicini, perché aveva le sue regole, una sua dignità. Se qualcosa non gli piaceva, non ti parlava per uno o due anni: è successo a me e ad altri. E poi era generoso: regalava pure le sue chitarre più belle. Diceva: non ti devi affezionare alla macchina, l’importante è che ti rimane la patente».

Nello Daniele: “Mio fratello fermi tre anni dopo il bypass”

Pino era cardiopatico e aveva raccontato di essere stato tre volte vicino alla morte, ma non si lasciava abbattere dalla malattia. «Cercava di vivere appieno ogni giorno, faceva il doppio delle cose di prima. Quando ebbi anch’io un intervento, non volevo più esibirmi. Ma lui venne in ospedale e mi disse: fra tre mesi tu sali con me sul palco. Ora lo capisco: se faccio un live sto benissimo e lo stesso era per lui. Quando ebbe il primo bypass, era un intervento serio, non ancora di routine, e tutti pensavano che non sarebbe tornato a cantare. Stette fermo tre anni, ma nel ’93 fece il tour E sona mo’, uno dei più strepitosi. Diceva: finché vivrò, starò sul palco. Al concerto di Capodanno 2015, ero con lui, si sentiva un po’ strano, fu l’unica volta che saltò le prove. Ma la prese sottogamba. Non se l’aspettava, aveva progetti: un disco in napoletano con la chitarra classica, un tour con Pat Metheny. Poi, il 4, l’ultimo attacco».

La musica e la famiglia erano i pilastri della sua vita. «La sua forza erano la musica e i cinque figli, era proprio musica, casa e famiglia. Quando i figli erano piccoli, li portava in tour. Dopo, è stato più difficile. Ma le canzoni che amava di più erano quelle scritte per i figli, Sara non piangere, Sofia sulle note…». Anche ai fratelli dedicò parole nelle sue canzoni. «In ‘O munn va, ha scritto “L’ammore è frateme e soreme”. E O’Giò di I Got the blues è nostro fratello scomparso. Ue man! è dedicata a mio padre, che era il belloccio del porto che se la faceva con gli americani. Lui e Pino si parlavano in inglese».

Seguici anche su Facebook. Clicca qui

Loading...
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com