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Patrizia Mirigliani: “Il documentario Netflix su Miss Italia non mi ha fatto dormire. Ho denunciato mio figlio e ora sta bene”

Patrizia Mirigliani: “Il documentario Netflix su Miss Italia non mi ha fatto dormire. Ho denunciato mio figlio e ora sta bene”. Patrizia Mirigliani sul documentario Netflix su Miss Italia, e non solo, la patron dello storico concorso di bellezza, 72 anni, parla a tutto tondo in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Durante l’ultima edizione del Festival di Sanremo, ha colpito la presenza di Miriam Leone accanto a Carlo Conti, un momento che ha rappresentato, secondo l’intervistata, “un super spot per Miss Italia“. Ha ricordato come Carlo avesse presentato il concorso proprio nell’anno in cui Miriam vinse, nel 2008. “Lei ha fatto molta strada: è diventata una stella del cinema e da poco anche mamma. Ha classe e bellezza“.

Tuttavia, qualche mese fa, sulle pagine di “Diva e Donna”, l’aveva definita un’ingrata. Quando le viene chiesto se si siano sentite dopo quell’episodio, risponde: “No, Miriam non mi ha chiamato. Io continuo a pensare sempre il meglio di lei, si capiva subito che aveva la stoffa. Certo, mi è spiaciuto che non abbia mai accolto i nostri inviti a tornare a trovarci. Lo ha fatto perfino Sophia Loren, due volte, e ho detto tutto…”.

Patrizia Mirigliani: “Ho denunciato mio figlio e ora sta bene”

Si passa poi a parlare dello stato attuale del concorso di Miss Italia, che negli ultimi anni ha subito un declino e il docufilm “Miss Italia non deve morire”, in uscita su Netflix il 26 febbraio, ne offre un ritratto impietoso. “Non volevo che edulcorassero le cose o che ne facessero una celebrazione, però è vero, sono stati impietosi. Quando l’ho visto non ci ho dormito la notte. Ma non voglio fare come mio padre, che ricevette un Tapiro perché si era opposto alla fiction di Dino Risi sul concorso“.

Uno dei momenti più discussi del documentario riguarda un commento sgradevole fatto da Gerry, un agente veterano, nei confronti di un’aspirante Miss. Su questo episodio l’intervistata chiarisce: “Il povero Gerry, che è scomparso durante le riprese, apparteneva alla vecchia scuola e anche a un’idea di bellezza superata. Ovviamente mi dissocio da tutte le considerazioni sessiste rivolte alle nostre ragazze, espressione di un retaggio culturale arcaico”.

Oltre al concorso, il docufilm tocca anche aspetti più personali, come la vicenda del figlio Nicola. Quando le viene chiesto se il documentario sia stato ingeneroso nei suoi confronti, risponde: “Quelle scene sono state girate tre anni fa e Nicola è molto maturato: oggi ha 36 anni, è un uomo. Resta il fatto che esce da venti anni di tossicodipendenza, sono cose che lasciano il segno. Semmai mi ha seccato che abbiano tagliato la parte relativa al padre. Perché un padre c’è“.

Patrizia Mirigliani: “Documentario Netflix su Miss Italia non aiuta”

Uno dei momenti più duri del loro rapporto risale al 2019, quando fu costretta a denunciarlo per maltrattamenti in famiglia, estorsione e tentata estorsione. “È stato duro, ma ha fatto anche da spartiacque. Ora è tutto alle spalle, Nicola ha una compagna che gli vuole bene, educata, carina, semplice, che non fa parte del mondo dello spettacolo. È cresciuto molto accanto a lei”.

A distanza di tempo, si domanda se rifarebbe il docufilm e risponde con pragmatismo: “Voglio guardare il bicchiere mezzo pieno. Ora su Miss Italia si sono riaccese le luci, in un certo senso, anche se non avrei voluto così. E, grazie a una piattaforma giovanile e moderna come Netflix, lo vedranno in tutto il mondo“.

Ma cosa serve per non far morire Miss Italia? “Deve ritornare in tv, ha bisogno di un palcoscenico televisivo. Dunque, per salvarla, ci vuole una rete che la faccia tornare al grande pubblico”. Tuttavia, non basta la sola presenza televisiva: serve anche un contenitore adatto. Negli ultimi anni, infatti, il concorso è apparso come un format in cerca di un’identità. “Penso che la bellezza sia stata demonizzata da un certo tipo di femminismo, ed è stato complicato studiare la formula giusta. Noi ci siamo quasi dovuti giustificare per aver continuato a credere in un concorso dedicato alla bellezza. Eppure non è mai stata fine a se stessa, ma all’avvio di carriere meravigliose per molte di loro”.

Patrizia Mirigliani: “Il documentario Netflix su Miss Italia non mi ha fatto dormire”

Nel 2019 Miss Italia tornò sulla Rai in occasione degli 80 anni, ma quella fu solo una parentesi. “Sì, è vero, ma ormai era chiaro che non ci volevano più. La decisione, nel 2013, fu presa da Giancarlo Leone, ai tempi direttore di Rete”. Lo stesso che, poco dopo, non confermò Mara Venier a “Domenica In” perché considerata troppo avanti con l’età. A questo punto l’intervistata si limita a un commento lapidario: “Non mi faccia aggiungere nulla. Poi, ovviamente, Anna Maria Tarantola e Laura Boldrini con le loro dichiarazioni pubbliche contro il concorso contribuirono ad allontanarci dalla Rai”.

Nel 2023 sembrava esserci la possibilità di un ritorno, ma non se ne fece nulla. “La notizia era partita dai corridoi Rai, i giornalisti mi cercavano per le interviste. È vero che avevo fatto tre incontri con Marcello Ciannamea. Addirittura, Monica Setta mi invitò al suo programma e me lo chiese proprio: ‘Allora, è vero? Sei tornata in Rai?'”.

Ma cosa accadde davvero? “Non lo so. Però so che, negli anni, ho avuto tre donne contro: Anna Maria Tarantola, Laura Boldrini e Marinella Soldi. Senza che provassero nemmeno a capire cosa era Miss Italia e chi raccontava. Perfino Andreotti e Romano Prodi, in passato, si erano congratulati con mio padre”.

Patrizia Mirigliani: “Fossi stata uomo sarebbe stato tutto più facile”

Le critiche non sono mancate e alcune l’hanno ferita più di altre. “I social sono impietosi, scrivono qualunque cosa. Diciamo che mi spiace sentir dire che Miss Italia è ormai una cosa vecchia. Ogni anno si iscrivono al concorso circa diecimila ragazze. L’ultima Miss Italia, Ofelia Passaponti, sta per prendere la seconda laurea ed è stata chiamata da Amadeus alla Corrida come valletta”.

Un tema delicato è la scelta di non accettare candidate transgender. Qualcuno ha ipotizzato che fosse una strategia per un possibile rientro in Rai, ma l’intervistata smentisce con fermezza: “No. Il regolamento dice donne dalla nascita. E comunque, se non accetto candidate rifatte, il criterio si deve applicare anche su chi è intervenuto per cambiare la sua estetica”.

Infine, una riflessione sul ruolo delle donne in questo settore e sulle difficoltà che ha dovuto affrontare. Se fosse stata un uomo, dice, sarebbe stato più facile. “Decisamente. Io so per certo che quando è morto mio padre c’è chi ha sperato che mi levassi di torno. Mi hanno vissuta come una rompiscatole. Il marchio Miss Italia ha fatto gola ad alcuni, che però non sono riusciti a impossessarsene. Forse pensavano che fossi una più fragile. Beh, sbagliavano“.

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