Cristicchi: “Io di destra? Vi dico la verità. Ho avuto la Digos nei teatri per tre anni. E su Sanremo…”. Simone Cristicchi di destra? Il cantautore romano, 48 anni, tra le altre cose rivela anche la verità sul suo orientamento politico in una intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo per ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Simone Cristicchi ricorda con dolore la morte di suo padre Stefano, avvenuta quando lui aveva dieci anni e il padre quaranta. «Ero molto legato a papà, era un tipo allegro, faceva scherzi in continuazione e amava la vita. Poi si ammalò, e le cose cambiarono, anche il suo umore. Prima che lo portassero in ospedale, stavo suonando una tastiera, e lui che nella sofferenza non voleva sentire rumori, mi sgridò. Non è un bell’addio da ricordare. Me lo sono portato dietro per tutta la vita […] dopo la sua morte mi sono chiuso nella mia stanza, non volevo vedere più nessuno, e ho cominciato a disegnare.
È stato un modo per canalizzare la rabbia che sentivo crescere in me. Noi possiamo nascere più volte in una sola vita, e a qualsiasi età: il Simone “artista” nasce nel momento peggiore della sua vita. Come antidoto a questo dolore invento un mondo immaginario perfetto dove vivere. Disegnavo in modo compulsivo, anche dodici ore al giorno. Per questo porto gli occhiali da vista».
Cristicchi: “Io di destra? Ho avuto la Digos nei teatri per tre anni”
A volte si è parlato delle sue posizioni politiche, con alcuni che lo hanno etichettato come un artista di destra. Cristicchi risponde con fermezza: «Io sono sempre stato un artista libero da etichette politiche, perché prima di tutto mi interessa l’umano, la storia e la spiritualità. Eppure a volte personaggi, scientemente calati nei panni del detrattore di turno, senza nemmeno conoscere il mio percorso si lanciano in strategiche invettive o mi vestono di loro bandiere. Io racconto storie, e non portavo bandiere quando ho cantato con il coro dei minatori di Santa Fiora o con i carcerati di Nisida. Non portavo bandiere nemmeno quando ho scritto “Genova brucia”, il G8 visto con gli occhi di un celerino estremista fascista: una canzone dove parlo di Carlo Giuliani, la Diaz, le torture alla caserma di Bolzaneto, le suonerie dei cellulari con Faccetta nera.
I giornali titolarono: “Cristicchi attacca le forze dell’ordine”. Cominciarono ad arrivarmi le minacce, ovunque andassi: ricordo una manifestazione di Mtv, non esattamente sovversiva: ero l’unico artista ad essere scortato. Don Gallo prese le mie difese. Debuttai col mio primo monologo teatrale in Li romani in Russia, sulla disastrosa spedizione del Duce, poi feci Mio nonno è morto in guerra, una raccolta di testimonianze degli ultimi reduci del secondo conflitto mondiale, tra cui molti partigiani. Perché tutto questo viene omesso da chi mi dipinge come artista organico alla destra?».
Tra le sue opere più discusse c’è Magazzino 18, spettacolo sulle foibe e sugli esuli istriani, ispirato agli oggetti abbandonati nel porto antico di Trieste. «Cominciava con un prologo sull’incendio fascista dell’hotel Balkan, l’italianizzazione forzata, i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia. E quel prologo esaustivo nel rispetto dei fatti può aver lasciato anche interdetto qualcuno, considerato che negli anni hanno assistito allo spettacolo esponenti politici sia di sinistra sia di destra».
Cristicchi: “Io di destra? Vi dico la verità”
Alla domanda su quali politici abbiano visto lo spettacolo, Cristicchi risponde che tra il pubblico ci sono stati esponenti di tutte le fazioni. «Ricordo Occhetto che si commosse: “Non sapevo fossero successe queste cose…”. Eppure, ho avuto la Digos nei teatri per tre anni, a presidiare gli spettacoli dagli attacchi di alcuni estremisti di sinistra. E pensare che qualche tempo prima, con i minatori rievocavamo la strage di Niccioleta, in Maremma, dove i nazisti fucilarono 83 persone che presidiavano la miniera, e cantavamo Bella Ciao. La intonammo anche la prima e ultima volta che sono stato invitato al concerto del primo maggio. Da sinistra mi criticarono: Bella ciao la potevano suonare solo i Modena City Ramblers».
Sul suo orientamento politico, Cristicchi chiarisce: «In passato ho sempre avuto un orientamento a sinistra, ma devo riconoscere che da politici e stampa di destra ho raccolto un atteggiamento sempre rispettoso nei miei confronti e delle mie scelte artistiche. Anche quando venivo invitato in loro contesti, con la richiesta di rappresentare Magazzino 18, mi ritrovai a declinare l’invito, ma fui rispettato per la mia scelta, perché a mio avviso certi temi devono essere universali, non sono appannaggio di destra o di sinistra. Rischiano di essere strumentalizzati, e invece devono essere di tutti».
Cristicchi: “Meloni faccia scelte di umanità”
Si è parlato anche del gradimento della Meloni nei suoi confronti, e gli viene chiesto se sia reciproco. «Io sono per l’inclusione e sto dalla parte degli ultimi. Mi piace chiunque, al di là dei partiti, faccia scelte di umanità e solidarietà. Come hanno fatto altri giornalisti e commentatori, e molti altri no, la Meloni, che non conosco, ha difeso non tanto me e la mia canzone ma il diritto di cantarla senza per forza vederci sporcizia dentro. Per questo la ringrazio molto per le parole che ha speso.
Ripeto: a destra ho trovato sempre un’apertura mentale maggiore, mi hanno rispettato per il coraggio e la mia onestà intellettuale. Quando ho fatto teatro di stampo antifascista non ho mai ricevuto dalla destra un’etichetta, insulti o minacce; cosa che invece è avvenuta a parti invertite. Quando ho messo in luce i chiaroscuri delle complicate vicende del confine orientale, da sinistra è arrivata la fatwa, e improvvisamente da “compagno” sono diventato traditore, fascista, revisionista. Eppure dico le stesse cose che il presidente Mattarella sostiene nei suoi discorsi».
Cristicchi ha avuto anche l’occasione di incontrare Alda Merini, in un’intervista che ricorda come molto difficile. «La persona che mi mise in contatto mi avvertì: “Non farle domande sui manicomi, altrimenti ti caccia di casa”. Ma se non ha parlato d’altro? “Sì, ma adesso si è stancata”. Così la presi alla larga: “Da dove viene l’ispirazione per scrivere una poesia?”».
La risposta della poetessa fu diretta: «“Signore, saranno anche cazzi miei”». Cristicchi descrive l’incontro come uno strazio: «Alda Merini era di una dolcezza infinita, mi teneva la mano come una bambina indifesa, e un attimo dopo diventava una tigre inferocita pronta ad azzannarti. Senza mai arrivare all’insulto, ti distruggeva con uno sguardo».
Cristicchi: “Alda Merini si arrabbiò per Nostra signora dei Navigli”
A lei ha dedicato la canzone Nostra signora dei Navigli, che però inizialmente non fu accolta bene. «Sì arrabbiò molto. La descrivo come una santa, con tutte le sue contraddizioni, la sua aggressività. Lo dico anche nell’ultimo spettacolo teatrale, Franciscus: la santità e la follia sono divise da un filo sottilissimo. Poi le portai un mazzo di rose, e facemmo pace».
L’intervista prosegue con il racconto della malattia della madre e il suo rapporto con la fede, che Cristicchi dice di aver iniziato a sviluppare attraverso esperienze e coincidenze particolari. «Avevo dedicato una canzone a Maria Sole, una bambina mancata a soli nove anni. Davanti a casa mia apparve un arcobaleno, ampio come un sorriso, per un tempo lunghissimo, quasi mezz’ora».
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