Home » Giovanni Allevi: “MM 22 è la trasformazione in musica di quella parola. Guarito? La speranza è che un giorno arrivi un referto”
Gossip Spettacolo

Giovanni Allevi: “MM 22 è la trasformazione in musica di quella parola. Guarito? La speranza è che un giorno arrivi un referto”

Giovanni Allevi: “MM 22 è la trasformazione in musica di quella parola. Guarito? La speranza è che un giorno arrivi un referto”. Giovanni Allevi su MM 22, e non solo. Il musicista e filosofo marchigiano, 56 anni, parla della nuovo tour durante il quale eseguirà per la prima volta il concerto che aveva scritto in ospedale. Di seguito vi proponiamo alcuni passaggi dell’intervista rilasciata a ‘Vanity Fair’.

Il tour si chiama “Musica dell’anima” perché, come spiega l’artista, “è uno spettacolo che parte dall’anima e si espande tutto intorno, senza chiedere niente in cambio. È l’occasione per immergerci in una riflessione sulla vita, sul dolore, sulla sofferenza, ma anche sulla felicità, sull’ebbrezza, sulla speranza”.

Per la prima volta verrà eseguito il Concerto MM 22 per violoncello, scritto in ospedale. “Sì, lo spettacolo avrà una prima parte con il piano, poi avrò l’onore di ospitare delle personalità di altissimo rilievo culturale, che dialogheranno con me, e infine ci sarà il concerto con l’orchestra, con tanti musicisti di fama internazionale”.

Giovanni Allevi: “MM 22 non sarà solo un concerto”

Tra le personalità coinvolte, un nome può essere anticipato: “Posso solo anticipare un nome, che sarà con me alle Terme di Caracalla: il professore Alessandro Barbero. Ogni data ha un tema portante: il sacro, la follia, la bellezza e l’eresia, quattro dimensioni dello spirito che ho incontrato nella mia storia. Con Barbero parleremo di eresia, appunto. Sono stato un eretico per l’accademia…”.

Il Concerto MM 22 rappresenta una particolare elaborazione musicale. “È la trasformazione in musica della parola ‘mieloma’ secondo un metodo matematico già usato da Bach. La prima volta che l’ho ‘diretto’ avevo la flebo attaccata e come spettatori due infermieri. È anche il mio terzo concerto: il primo, per violino e orchestra, è stata la mia risposta a delle critiche feroci che mi erano venute dal mondo accademico. Il secondo per pianoforte e orchestra è invece un gesto di amicizia nei confronti di un grande pianista americano, Jeffrey Biegel, collaboratore di Leonard Bernstein e anche di Keith Emerson, che mi aveva chiesto un brano per pianoforte e io ho risposto componendo un concerto, che poi lui ha eseguito in America. Invece il terzo, questo, è una sfida tra me e il dolore”.

Giovanni Allevi: “MM 22 è la trasformazione in musica di quella parola”

Lo scorso febbraio ha vissuto un momento particolarmente intenso chiudendo il tour di piano solo alla Ehrbar Saal di Vienna, lo stesso luogo che aveva segnato l’ultima data del 2022 prima dell’annuncio della malattia. “Era il 2 giugno ed è stato proprio il mio ultimo concerto. Stavo male. Appena finito l’ultimo applauso non riuscivo ad alzarmi dallo sgabello, una situazione anche abbastanza imbarazzante. Ero lì e non riuscivo a sollevarmi”.

Nonostante la difficoltà, non ha ricevuto aiuto. “No, ho fatto uno sforzo tremendo, con un dolore inimmaginabile, veramente lancinante, mi sono alzato e niente, ho salutato. Sono uscito come potevo, poi al mio staff, dietro le quinte, ho detto: ‘Non ce la faccio più’, e lì si è bloccato tutto. Per questo è stato emozionante tornare sul ‘luogo del delitto’… Ho trovato un pubblico affettuosissimo, che mi ha travolto di energia positiva, ha voluto farmi sentire tutta la vicinanza e l’incoraggiamento possibile. Chiaramente quel concerto aveva un significato ben preciso. Era un inno alla vita. Era un inno non al superamento della sofferenza, perché ancora ce l’ho addosso, ma al fatto che la musica acquisisce ancora più forza. Infatti le persone che erano lì ci hanno tenuto a farmi capire, anche attraverso le mail che ho ricevuto dopo, che era tutto cambiato. Era tutto diverso. Era tutto molto più intenso e sembrava tutto più autentico, anche se lo è sempre stato”.

Giovanni Allevi: “Pubblico? La mia figura artistica è andata al di là della musica”

Dopo l’esibizione, le visite in camerino sono limitate a causa di un problema di immunodepressione. “Adesso per un problema di immunodepressione devo cercare di evitare, però mi scrivono le mail e poi c’è sempre qualche irriducibile che mi aspetta fuori dal teatro”.

La presenza del pubblico si fa sentire più che mai. “Sì. Perché ho capito che adesso la mia figura artistica è andata al di là del fatto puramente musicale. La mia missione, adesso, è quella di dare dignità al dolore, dignità alla sofferenza. Cioè, far capire che il dolore, la sofferenza, di qualunque tipo, rappresentano il nocciolo più profondo dell’essere umano, in una società antalgica che invece rifiuta il dolore. E così regalare in qualche modo un piccolo sollievo alle persone che stanno vivendo una sofferenza di qualunque tipo, anche una depressione, una dipendenza, perché è quella la dimensione autentica. Che ci unisce. Si entra in una bolla di autenticà, in un mondo che ha perso completamente autenticà”.

Il dolore, purtroppo, è ancora presente. “C’è. Nel van che mi portava a fare i vari concerti, a febbraio, abbiamo adibito il sedile posteriore a lettino. Il mal di schiena e il tremore delle mani sono i miei due impedimenti principali. Poi nel camerino c’era un lettino da fisioterapia dove io facevo i miei esercizi, prima e dopo il concerto. Suonare il pianoforte in quelle condizioni non è facile. Però la mia voglia andava oltre l’impedimento fisico, lì ho veramente avuto la sensazione del dualismo di Cartesio, da una parte il corpo che non ce la fa, dall’altra l’anima che è talmente talmente più potente che alla fine il corpo la segue”.

Giovanni Allevi: “Malattia? In questo momentobnon funziona nemmeno il riposo”

Ora si prepara per le date estive, anche se il concetto di riposo per lui non è semplice. “Il problema è che nella condizione fisica in cui mi trovo non funziona neanche il concetto di riposo, cioè io posso anche mettermi a riposo, ma al tempo stesso continuo a sentirmi a disagio. Sono due gli elementi che possono darmi un qualche tipo di sollievo: i farmaci, il Fentanyl in particolare – che ho deciso di evitare assolutamente, mi sono spaventato e non lo voglio vedere più – e l’attività fisica. Se faccio continuamente movimento non lo sento tanto il dolore. E allora cammino, cammino, cammino, continuamente, e poi dopo faccio ginnastica, faccio stretching”.

Il desiderio di potersi dire “guarito” rimane. “La speranza che un giorno arrivi un referto, che ti dice che non hai più niente, resta sempre nel cuore. Però nel mio caso – non voglio mettere ansia a nessun altro – le statistiche dicono che è una malattia dalla quale non si guarisce mai. Ho ripreso un testo universitario a cui ero legatissimo, L’arte della guarigione del professor Franco Voltaggio […] Se io in questo momento sono felice di fare questa intervista, sono entusiasta all’idea di coinvolgere le persone e farle venire a questo concerto, evento, spettacolo, sono felice di lavorare, io mi sento guarito in questo momento”.

Seguici anche su Facebook. Clicca qui

Loading...
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com