Salma Hayek: “Senza sangue non volevo farlo, ho accettato solo per un motivo. Produco storie per i latinos, c’è tanto da fare”. Salma Hayek su Senza sangue, l’attrice e produttrice messicana, 58 anni, è la protagonista nell’ultimo film di Angelina Jolie. Ne parla in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
All’inizio, l’attrice aveva esitato ad accettare il ruolo. “Non volevo immergermi in un dolore così profondo. Non sentivo il bisogno di mettermi alla prova o di soffrire per un intero film. Ma poi ho capito che se c’era qualcuno con cui potevo affrontare un viaggio così profondo, quella era Angelina. Solo lei poteva raccontare la Storia attraverso un percorso individuale. Ha visto con i suoi occhi il dolore della guerra, ha toccato con mano il trauma. Il film, dopotutto, non parla solo di vendetta, ma di come interrompere il ciclo dell’odio e guarirlo. È un viaggio emotivo che scava nelle ferite profonde, nessuno ne esce illeso, ci sono molte forme di perdita”.
Quello che l’ha colpita maggiormente del personaggio interpretato è stata la sua condizione di donna sola in un mondo dominato da uomini. “Il fatto di essere una donna circondata da uomini, senza alcuna voce sulle decisioni che riguardano la sua vita. Interpretarla ha significato abbracciare il silenzio, la tensione di tutte le donne del mondo. Ripeto: è come se mi sentissi in dovere ogni volta di raccontare le loro storie, dare voce alle ‘invisibili’”.
Salma Hayek: “Senza sangue non volevo farlo, ho accettato solo per un motivo”
L’esperienza lavorativa con Angelina Jolie è stata, per lei, molto più che una semplice collaborazione professionale. “Divino, assolutamente divino (lo ripete più volte, ndr). Forse perché mi ha messa alla prova come attrice. Ci capiamo profondamente, pur venendo da esperienze diverse. Con lei si può parlare di tutto, filosofeggiare sulla vita e ridere fino all’alba. Peraltro abbiamo girato gran parte del film in Italia, ed è un altro aspetto che mi ha resa felice, è il Paese in cui mi sento più vicina alle mie radici messicane”.
Ripensando alle difficoltà degli esordi a Los Angeles, l’attrice ricorda quanto sia stata importante la solidarietà femminile e l’amicizia con donne come Penélope Cruz. “Negli anni Novanta non c’erano ruoli per i latinos, dovevo lottare per ogni opportunità. È vero, per fortuna ho potuto contare su una comunità di donne straordinarie al mio fianco. Penélope Cruz, la stessa Angelina… Siamo state rifugio e forza l’una per l’altra. La solidarietà femminile è stata la mia forza, la mia ispirazione, il mio spazio sicuro. Senza questa rete, non so se avrei avuto la stessa resilienza. Penso che le amiche siano cibo per l’anima, si impara dal coraggio reciproco”.
Oggi porta avanti la battaglia per una maggiore inclusione dei latinos a Hollywood attraverso la sua casa di produzione indipendente, Ventanarosa. La serie tv Ugly Betty ne è stato un punto di svolta, ma la strada è ancora lunga. “C’è stato un progresso, ma c’è ancora tanto da fare. Per questo continuo a produrre storie per il pubblico latino, Argentina, Messico. In ventisei anni di produzione, non ho mai pensato solo a me stessa. Ho voluto creare spazi per altri artisti, portare lavoro nei Paesi latinoamericani. Il nostro ultimo progetto è un adattamento televisivo del popolare romanzo del 1989 Come l’acqua per il cioccolato di Laura Esquivel: ci abbiamo messo sei anni per portarlo a termine e se pensiamo che nel mondo ci sono 600 milioni di persone di lingua spagnola, è facile intuirne il potenziale”.
Salma Hayek: “Produco storie per i latinos, c’è tanto da fare”
Parallelamente, è stata una delle voci più attive nel movimento MeToo e oggi continua il suo impegno con la Kering Foundation per combattere la violenza di genere, promuovendo soprattutto l’indipendenza economica delle donne. “Sì, l’indipendenza economica dà potere. Cambia anche il modo in cui gli uomini si relazionano con noi. Stare con qualcuno perché lo ami e non perché ne hai bisogno ti dà forza. Contribuire alla società attraverso il proprio lavoro dà dignità e rende le donne più consapevoli del proprio valore”.
Un messaggio che cerca di trasmettere anche ai suoi figli, in particolare a Valentina Paloma. “A tutti i miei figli, non solo a Valentina (unica figlia della coppia, altri tre sono figli di François-Henri Pinault, ndr). Ora sono tutti indipendenti e ne sono felice. Ci ho investito molto tempo. La mia famiglia è sempre stata una priorità. Lo si vede dalla mia carriera, negli ultimi diciotto anni ho scelto solo ruoli girati perlopiù d’estate e in Europa. Ho sempre pensato che averne una non fosse meno importante di una professione avviata, affetti e carriera fanno parte allo stesso modo dell’esistenza, nessun aspetto esclude l’altro. Non ho dovuto sacrificare nulla, ma solo organizzarmi meglio”.
Dopo quasi trent’anni di carriera, ciò che ancora la motiva è la convinzione che ogni progetto possa lasciare un segno. “La consapevolezza che c’è ancora tanto da fare. La certezza che ogni storia che racconto, ogni progetto che realizzo, può fare la differenza per qualcun altro. Non sono interessata a far sapere cosa faccio per gli altri, mi interessa farlo e basta. Il cambiamento non ha bisogno di pubblicità, ha bisogno di azione. E questo dopotutto mi ha sempre guidata nella vita”.
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