Risolto il mistero del cappellano essiccato all’aria, così la mummia ritrovata in una chiesa è stata imbalsamata. La mummia conosciuta come “cappellano essiccato all’aria”, conservata nella cripta della chiesa di San Tommaso am Blasenstein in Austria, è stata al centro di uno studio scientifico approfondito che ha svelato dettagli finora ignoti sulla sua conservazione, identità e condizione medica.
Questo caso, noto da oltre due secoli e circondato da speculazioni sin dal 1850, è tornato alla luce dopo un intervento di manutenzione reso necessario da una perdita d’acqua nella cripta. I ricercatori hanno così avuto l’opportunità di esaminare la mummia con tecnologie avanzate, tra cui TAC, datazione al radiocarbonio e analisi chimiche.
L’individuo mummificato è stato identificato come Franz Xaver Sidler von Rosenegg, un aristocratico e vicario parrocchiale vissuto nel XVIII secolo e morto nel 1746 all’età di 37 anni. La sua conservazione eccezionale ha spinto gli studiosi a indagare sul metodo impiegato per la mummificazione, che si è rivelato altamente inusuale e privo di precedenti nella letteratura scientifica.
Il mistero del cappellano essiccato all’aria è stato in parte chiarito grazie a una scoperta: il corpo era stato trattato introducendo materiali attraverso il retto. Si tratta di trucioli di legno, tessuti di lino e una soluzione di cloruro di zinco. Questo composto ha assorbito i liquidi corporei e rallentato la decomposizione, agendo come potente essiccante.
Legno d’abete nel corpo
All’interno del corpo sono stati rinvenuti frammenti di legno d’abete, canapa e tessuti ricamati, materiali che testimoniano una tecnica di imbalsamazione molto diversa da quelle più note, come quelle egizie. La procedura, effettuata senza aprire il corpo, suggerisce un approccio privato, forse scelto per praticità o per facilitare il trasporto della salma verso il monastero di origine del defunto.
L’analisi isotopica ha rivelato una dieta ricca, compatibile con il ruolo sociale di Sidler, ma anche segnali di un deterioramento nelle ultime fasi della sua vita, forse legato a carestie o effetti collaterali della guerra di successione austriaca. Dal punto di vista medico, la mummia presentava segni di tubercolosi cronica, pleurite e una cisti polmonare: elementi che suggeriscono un’emorragia polmonare acuta come causa della morte.
Infine, è stato smentito il sospetto di avvelenamento, sorto anni fa a causa della presenza di un oggetto nella cavità pelvica. Si trattava, in realtà, di una sfera di vetro forata, probabilmente un frammento decorativo religioso accidentalmente introdotto durante l’imbalsamazione. Questo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers Medicine, ha permesso non solo di chiarire il mistero del cappellano essiccato, ma anche di aprire nuove prospettive sull’uso di tecniche mummificatorie alternative nella storia europea (foto pixabay.com).
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