Uccide la moglie e i tre figli nel sonno prima di suicidarsi: temeva che scoprissero il suo segreto. Un uomo uccide la moglie e i tre figli nel sonno prima di togliersi la vita, l’atroce delitto perché non voleva che scoprissero il suo segreto. È la storia agghiacciante di Alan Hawe, un uomo di 40 anni che nel 2016 sterminò la sua famiglia. A distanza di 8 anni, la sorella della moglie ha rivelato le motivazioni shock che hanno spinto l’uomo a compiere quel gesto.
Hawe era un uomo apparentemente rispettabile e ben integrato nella comunità irlandese della contea di Cavan quando ha compiuto uno dei crimini più scioccanti della cronaca recente. Il 40enne, vice preside di una scuola, uccise brutalmente la moglie Clodagh e i tre figli, Liam, Niall e Ryan, mentre si trovavano nella loro abitazione.
La moglie fu stata la prima vittima, aggredita con un’ascia, un coltello e con violenza fisica, mentre si trovava in soggiorno. Successivamente Hawe assassinò i figli, che dormivano nei loro letti, tagliando loro la gola con freddezza. Secondo Jacqueline Connolly, sorella di Clodagh, le motivazioni dietro il gesto risiedono nella doppia vita di Hawe.
Il segreto
Secondo l’ex cognata l’assassino aveva una dipendenza segreta dalla pornografia, inclusi contenuti illeciti e comportamenti devianti, come vestirsi con gli abiti della moglie e navigare su siti di incontri. Nonostante il suo ruolo pubblico di cattolico devoto, vicepresidente della scuola Castlerahan National School e figura molto rispettata, Hawe nascondeva una vita privata inquietante. Jacqueline ha raccontato come la vergogna e il timore di essere smascherato abbiano probabilmente scatenato la sua furia omicida.
In seguito all’eccidio, Hawe ha lasciato lettere in cui confessava il crimine e accennava a una profonda disperazione, descrivendo un conflitto interiore tra la sua vita pubblica e i suoi impulsi privati. In uno dei messaggi, ha affermato che tutto ciò che amava della sua famiglia era offuscato da una psicosi che lo trasformava in un uomo diverso. Jacqueline, rileggendo queste lettere, ha dichiarato di aver colto il piacere che Hawe traeva nel suo agire violento, ritenendo che non si sia trattato di un atto isolato dettato da un impulso, ma da un’escalation maturata nel tempo.
Le rivelazioni, riportate dal ‘Daily Star’, soni emerse grazie a sedute di terapia successive e a un’indagine condotta dal Serious Crime Review Team. Misure che hanno messo in luce la complessità psicologica e morale del caso. Jacqueline ritiene che la polizia non abbia indagato adeguatamente e continua a sollecitare la pubblicazione completa dei risultati per fare giustizia alla memoria della sorella e dei nipoti.
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