Scoperti i geni che influenzano l’origine e lo sviluppo del cancro: cambio di paradigma nella comprensione della malattia. Il cancro rappresenta oggi la principale causa di morte a livello globale, con quasi 10 milioni di decessi registrati nel 2022, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. In questo contesto allarmante, un nuovo studio condotto dall’Icahn School of Medicine del Mount Sinai, in collaborazione con il Clinical Proteomic Tumor Analysis Consortium e finanziato dal National Cancer Institute, propone un cambio di paradigma nella comprensione della malattia.
Fino a oggi, la ricerca oncologica si è concentrata prevalentemente sulle mutazioni somatiche, ovvero quei cambiamenti genetici acquisiti durante la vita. Tuttavia, questo nuovo studio oltre a scoprire i geni che influenzano l’origine e lo sviluppo del cancro, ha dimostrato anche che queste varianti genetiche ereditarie, chiamate varianti della linea germinale, svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo, nella progressione e nella risposta ai trattamenti dei tumori. La scoperta apre nuovi scenari per la medicina personalizzata e potrebbe rivoluzionare le strategie terapeutiche.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell e si basa sull’analisi di oltre 1.000 pazienti affetti da dieci tipi di cancro differenti. Le analisi hanno rivelato che le varianti germinali, presenti nel DNA fin dalla nascita, sono molto più numerose rispetto a quelle acquisite e hanno un’influenza significativa sulla biologia tumorale. La dottoressa Zeynep H. Gümüş, coautrice dello studio, ha evidenziato come queste varianti possano non solo contribuire all’insorgenza del cancro, ma anche influenzare l’evoluzione della malattia e la risposta alle terapie.
La scoperta cambia tutto
Questa scoperta ha un impatto potenzialmente trasformativo nella medicina di precisione, che finora si è focalizzata esclusivamente sul profilo genetico dei tumori. Secondo gli autori, considerare anche la genetica ereditaria del paziente permette una previsione più accurata del rischio oncologico e consente trattamenti ancora più personalizzati. Per analizzare l’influenza delle varianti germinali, i ricercatori hanno utilizzato la peptidomica di precisione, una tecnica avanzata che permette di osservare in dettaglio la struttura, la funzione e la stabilità delle proteine tumorali.
Sono state individuate oltre 330.000 varianti proteiche germinali, che influenzano processi fondamentali come l’espressione genica, la modificazione delle proteine e la loro interazione con il sistema immunitario. Il DNA ereditato agisce come un manuale d’istruzioni: se presenta errori o varianti, le proteine prodotte possono risultare difettose, favorendo lo sviluppo del cancro.
I ricercatori hanno anche notato che l’effetto delle varianti germinali può variare a seconda dell’origine genetica dei pazienti. Le persone di discendenza africana, ad esempio, presentavano un numero medio più elevato di varianti esoniche rispetto a quelle di origine europea. Tuttavia, poiché la maggior parte dei dati analizzati proveniva da individui europei, sono necessari ulteriori studi su popolazioni più diversificate.
Il ruolo delle varianti
Secondo gli scienziati, queste varianti aiutano a spiegare perché pazienti con lo stesso tipo di tumore possano avere risposte molto diverse alle terapie. Le differenze genetiche ereditate influiscono sulla modalità con cui i tumori si sviluppano, sul grado di aggressività e su come vengono riconosciuti e attaccati dal sistema immunitario.
Il team del Mount Sinai sta già lavorando in due direzioni applicative. Da un lato, nella ricerca sull’immunoterapia del cancro, per comprendere perché alcuni pazienti rispondono positivamente mentre altri no. Dall’altro, nello sviluppo di modelli predittivi per il rischio di cancro ai polmoni, sfruttando i dati genetici di programmi come il Million Veterans Program.
Infine, lo studio sottolinea la necessità di integrare le varianti germinali nella cura oncologica completa, includendo non solo il profilo genetico del tumore, ma anche l’interazione del DNA ereditato con l’ambiente del tumore e il sistema immunitario. Nonostante i promettenti risultati, gli autori ribadiscono l’importanza di estendere la ricerca a gruppi più eterogenei e di validare i risultati in studi clinici su larga scala.
Seguici anche su Facebook. Clicca qui











Aggiungi Commento