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Festa scudetto Napoli, la bufala dei feriti, i cancelli (mai) sfondati e articoli al veleno: la verità che non fa notizia

Festa scudetto Napoli, la bufala dei feriti, i cancelli (mai) sfondati e articoli al veleno: la verità che non fa notizia. In Campania ci sono due cose famose: la mozzarella di bufala e le bufale—quelle belle, grosse, succulente—che ci propinano media e politica. E mai come in occasione della festa scudetto del Napoli questa specialità regionale è stata esportata in tutta Italia, grazie alla collaborazione tra un senatore leghista in cerca d’attenzioni e una stampa nazionale più incline al sensazionalismo che alla verifica.

Prendiamo il caso dell’apocalisse annunciata per la festa scudetto a Napoli. Titoli a effetto, cronache da guerra civile, e il senatore Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, ma soprattutto campione di disinformazione creativa, che si sveglia una mattina e decide che a Napoli ci sono 120 feriti, rilanciando articoli di stampa evidentemente non verificati. Forse li ha visti in un incubo. O forse ha confuso Napoli con un rave illegale in Val di Susa.

Peccato che nessuno, ma proprio nessuno, abbia visto questi feriti. Nemmeno all’Ospedale Cardarelli, dove di solito sanno contare benissimo. Né il sindaco Gaetano Manfredi né il prefetto di Napoli, e nemmeno qualche curioso con uno smartphone. Nulla. Spariti. Come i voti al Sud per la Lega.

La fake news

Ma tant’è, la notizia parte, galoppa come un cavallo imbizzarrito e arriva sulle bacheche social, dove viene accolta da stormi di odiatori da tastiera che non aspettavano altro. E giù commenti razzisti, luoghi comuni a palate, il solito repertorio da bar del Nord, dove “meridionale” è ancora un insulto, e dove si preferisce vedere Napoli come quella Gomorra che intrattiene ma non merita rispetto.

Intanto, la realtà diceva altro. Diceva che più di mezzo milione di persone sono scese in strada per festeggiare senza che si verificassero incidenti gravi. Mezzo milione. E no, non si parla di 500.000 hooligans impazziti, ma di famiglie, ragazzi, anziani, bambini, tutti uniti per un evento che Napoli aspettava da mesi. Una festa popolare che, altrove, probabilmente si sarebbe trasformata in qualcosa di molto più caotico. Ma questo non fa notizia, vero?

Certo, qualche cretino c’è stato. Un manipolo di idioti ha danneggiato la fontana del Carciofo in Piazza Trieste e Trento. Un gesto da condannare senza esitazione. Ma vogliamo davvero far passare 500mila persone per vandali a causa di quattro incivili? Se fosse così, ogni festa patronale in provincia dovrebbe finire con l’arrivo dei caschi blu.

Nel frattempo, in tv qualcuno aveva ben pensato di preparare la sceneggiata del secolo: un inviato mandato a Napoli per “sfottere” i tifosi in caso di sconfitta. Un capolavoro di giornalismo sportivo, in perfetto stile “non vedo l’ora di prendervi in giro”. Ma visto che il Napoli ha vinto, e pure in scioltezza, la narrazione è stata prontamente riadattata.

Il piano B

Via con il piano B: un video in cui si vedono i tifosi “sfondare i cancelli” per entrare allo stadio. Peccato che quelle immagini ritraessero semplicemente l’accesso ordinato alla zona del maxi-schermo in Piazza del Plebiscito. Ma per certi canali, il confine tra realtà e fiction è sottile come il filo che regge la loro credibilità.

E mentre Napoli festeggiava, qualcun altro si preoccupava di inventarsi la partenza di Conte, già pronto – secondo i soliti esperti che ormai non ne azzeccano una da anni – a firmare con la Juventus, con tanto di lista della spesa. Una bella storiella tirata fuori nel corso della settimana più delicata per il Napoli calcio. Perché si sa, se non puoi vincere, almeno prova a rovinare la festa. È la filosofia di chi non riesce a spiegarsi come mai un popolo che canta, soffre e si commuove per il calcio riesca a farlo senza bisogno di blindati o di isteria collettiva.

Alla fine, quello che resta è una lezione. Napoli ha dato una dimostrazione di civiltà e amore per la propria squadra che ha smentito ogni cliché, ogni pregiudizio, ogni previsione catastrofista. Ha celebrato con passione e, nella stragrande maggioranza dei casi, con ordine. E questo fa male a chi vive nell’idea che il Sud debba sempre e comunque essere raccontato in toni cupi, tra degrado e cronaca nera.

Carmine Gallucci

direttore@brevenews.com

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