Ridurre la pressione alta può abbassare il rischio di una grave patologia del 15%: la scoperta. Un recente studio ha dimostrato che ridurre la pressione alta può abbassare il rischio di demenza del 15 per cento. Circa 34.000 persone di età superiore ai 40 anni sono state seguite per quattro anni per valutare l’impatto del trattamento dell’ipertensione sul deterioramento cognitivo.
I risultati hanno mostrato che coloro che assumevano farmaci per la pressione, perdevano peso e riducevano il consumo di sale e alcol avevano una probabilità molto più bassa di sviluppare problemi cognitivi.
Masud Husain, professore di neurologia a Oxford, ha definito questa ricerca una pietra miliare, sottolineando come il trattamento intensivo dell’ipertensione protegga non solo il cuore ma anche il cervello. Ha evidenziato inoltre che, nonostante la consapevolezza dell’importanza di curare la pressione sanguigna, spesso non si conosce il suo legame diretto con la demenza.
I ricercatori dell’University of Texas Southwestern Medical Center hanno condotto lo studio somministrando farmaci e formazione sanitaria intensiva a oltre 17.000 pazienti ipertesi nei villaggi rurali cinesi, promuovendo anche la riduzione di peso, sale e alcol. Un altro gruppo di circa 16.500 persone ha ricevuto solo i consigli standard.
I risultati
Nel gruppo che ha seguito il trattamento intensivo, il rischio di demenza è diminuito del 15 per cento e il deterioramento cognitivo del 16 per cento. Pubblicato su Nature Medicine, lo studio suggerisce che abbassare la pressione sanguigna possa essere una strategia semplice per contrastare il crescente problema della demenza.
La dottoressa Julia Dudley, di Alzheimer’s Research UK, ha esortato il governo a introdurre politiche per ridurre il sale, lo zucchero e le calorie negli alimenti e ad abbassare a 30 anni l’età minima per accedere agli screening sanitari NHS, così da intervenire precocemente sulla salute cardiovascolare. Prendersi cura di cuore e vasi sanguigni è infatti essenziale per ridurre il rischio di demenza.
Come riporta il Daily Mail, anche il dottor Richard Oakley dell’Alzheimer’s Society ha sottolineato che ciò che giova al cuore aiuta anche il cervello. Ha giudicato promettenti i risultati, specialmente per il loro successo in contesti rurali e con operatori sanitari non medici. Tuttavia, ha ricordato che serviranno ulteriori studi per confermare se i benefici si manterranno nel lungo termine.
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