Sopravvissuta a una sparatoria, killer vestito da infermiere va in ospedale e finisce il lavoro: 39enne uccisa al pronto soccorso. Una donna di 39 anni che era sopravvissuta a una sparatoria, è stata uccisa al pronto soccorso dell’ospedale da un killer vestito da infermiere. Wendy Martinez, questo il nome della vittima, è stata freddata in un ospedale di Tijuana da un sicario travestito da infermiere.
La donna si trovava ricoverata al Tijuana General Hospital dal 20 maggio, dopo essere sopravvissuta a un’aggressione avvenuta nel quartiere Ignacio Ramírez, in cui era stata ferita al braccio destro, all’addome e al ginocchio da colpi d’arma da fuoco. Durante l’interrogatorio con le autorità, Martinez aveva raccontato di essere stata attaccata perché si era rifiutata di collaborare con una banda di spacciatori.
Il 23 maggio, tre giorni dopo il suo ricovero, un uomo armato è riuscito a introdursi nella sua stanza e l’ha freddata con diversi colpi di pistola, fuggendo subito dopo. Si è trattato del secondo tentativo di omicidio nei suoi confronti all’interno dello stesso ospedale. Secondo quanto riportato da Telediario, già alcune ore prima un altro uomo armato aveva tentato di accedere all’edificio con l’intento di uccidere la donna, ma aveva abbandonato l’arma all’ingresso e si era dato alla fuga.
L’agguato ripreso dalle telecamere
Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso una parte dell’attacco fatale e i video sono stati diffusi sui social, spingendo le autorità a reagire rapidamente. Il Procuratore Generale dello Stato per gli Omicidi, Miguel Ángel Gaxiola Rodríguez, ha confermato che l’aggressione è da attribuirsi a un regolamento di conti legato alla criminalità organizzata. Ha inoltre dichiarato che la vittima era affiliata a un gruppo criminale attivo nel traffico di droga in città.
Al momento, nessun sospettato è stato arrestato. Le indagini sono ancora in corso da parte dell’Agenzia investigativa statale. In risposta all’accaduto, l’ufficio del Procuratore generale ha richiesto un rafforzamento della sicurezza nei centri ospedalieri, specialmente nei confronti di pazienti coinvolti in attività criminali o già vittime di violenza.
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