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Milly Carlucci: “Ascolti non ottimi? C’è un motivo. Accademia di Ballando come la De Filippi sarebbe bello”

Milly Carlucci: “Ascolti non ottimi? C’è un motivo. Accademia di Ballando come la De Filippi sarebbe bello”. Milly Carlucci sugli ascolti non ottimi di Sognando…Ballando con le stelle, i 20 anni del programma, e non solo, la conduttrice abruzzese, 70 anni, ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

La conduttrice si dichiara molto soddisfatta dell’esperimento appena concluso, spiegando che l’intento era quello di dare visibilità a un processo solitamente nascosto, raccontando le storie di impegno e sacrificio che stanno dietro a chi decide di dedicare la vita al ballo. «Viviamo nella società del successo immediato, quello che viene suggerito dai social; per questo trovavamo interessante insegnare che il successo arriva però anche attraverso il duro lavoro».

Rispetto ai risultati raggiunti in termini di ascolti (buoni ma non ottimi), nonostante le impressioni esterne fossero contrastanti, lei si dice convinta che il programma sia stato un vero miracolo. «Siamo andati in onda in un periodo particolarissimo, in cui eravamo tutti a lutto per la morte di papa Francesco. Poi c’è stato il conclave. Insomma, i sentimenti della nazione erano lontani da quelli scherzosi di una tv di balli e lustrini. Siamo riusciti però a trovare una misura e le storie dei ballerini sono state accolte con grande affetto dalla gente, che è poi quello che più conta».

Milly Carlucci: “Ascolti non ottimi? C’è un motivo”

Parlando delle prospettive future, viene toccato il tema di una possibile accademia di ballo televisiva ispirata al programma, un’idea che trova l’intervistata favorevole, seppure consapevole delle difficoltà. «Potrebbe essere una bella idea fare una accademia del ballo televisiva, ma servirebbe uno spazio televisivo per tutto l’anno, così da far crescere gli allievi, presentando una serie di ostacoli per far capire loro come si fa a diventare dei ballerini della tv: bisogna anche saper parlare, districarsi davanti a una giuria, insomma avere anche altre competenze oltre a ballare bene. Sarebbe una esperienza molto bella e anche da servizio pubblico, in effetti. Chissà».

Ripensando agli inizi del programma, l’intervistata rivela che nel 2005 non immaginava minimamente una simile longevità. «Noooo, era un programma di quattro puntate, un esperimento molto strano, per cui avevo dovuto convincere Flavio Cattaneo e l’allora direttore Del Noce, che invece mi volevano su un altro programma. Poi, in corsa, ci chiesero di raddoppiare le puntate… fu il motivo per cui nacque il ripescaggio: avevamo finito i concorrenti».

Alla domanda su chi tra i volti noti le abbia dato fiducia per primo, ricorda con affetto Fabrizio Frizzi. «È stato il primo: come conduttore e collega era quello che aveva più da perdere nel buttarsi in una avventura, anche perché, come mi ripeteva sempre, non sapeva ballare. Eppure anche nel suo “non ballare” fu così simpatico da far scattare un sentimento di identificazione negli uomini che di solito, in certe occasioni, fanno tappezzeria… se lo fa Fabrizio, puoi farlo anche tu, dicevano le mogli. In quel debutto poi c’erano anche Paola Ferrari, Sconsolata… un cast molto bello».

Milly Carlucci: “Accademia di Ballando come la De Filippi? Sarebbe bello”

Non mancano i nomi di cui è particolarmente orgogliosa per averli portati in pista. «Beh, Diego Armando Maradona: la sua partecipazione ci ha aperto la strada sul mondo sportivi e dei calciatori, ha rotto il ghiaccio facendo da apripista. Poi sono orgogliosissima di aver avuto tra i concorrenti Giorgio Albertazzi; lui ha portato due regali preziosi: ha dimostrato da un lato che un grande, un maestro assoluto, non perde nulla nel venire a ballare e poi, da ultra novantenne, ha fatto capire che tutti possono ballare, anche quelli con qualche anno, e con grande gloria. Dopo di lui ci sono stati Milena Vukotich, Iva Zanicchi… tanti».

Rivendica con forza anche l’inclusività del programma nel corso degli anni. «Ne vado fiera. Oltre alla same sex dance, abbiamo portato in prima serata persone diversamente abili come Giusy Versace, Nicole Orlando, prima concorrente portatrice della sindrome di Down, Oney Tapia che era non vedente. E poi Lea T o Vittoria Schisano, transgender. Lo scopo era solo quello di raccontare la nostra società».

Sorprendentemente, afferma che farlo in Rai non è stato affatto complicato. «Devo ammettere che è stato semplicissimo. Può stupire rispetto all’idea che la Rai sia un monolite antico, invece non ho dovuto fare alcuna battaglia, la mia idea di inclusività in prima serata è stata assolutamente sposata».

Milly Carlucci: “La tv è come la moda, le cose vanno e vengono”

Sul tema dei concorrenti futuri, resta riservata, ma svela qualche sogno nel cassetto. «Il mio libro dei desideri è chiuso con un lucchetto, con alcuni le trattative sono in corso. Sognando in grande, dico che mi piacerebbe avere in pista Richard Gere o Antonio Banderas, ma non avrò mai i soldi per ingaggiarli».

Naturalmente, in vent’anni non sono mancati momenti difficili, ma il bilancio è positivo. «La tv è come la moda, le cose vanno e vengono: in vent’anni non ci può essere sempre la stessa euforia verso un programma. Ora le cose vanno molto bene, tanti di quelli che ci seguivano da bambini ora si sono sposati e continuano a guardarci, direi che la fetta di pubblico di questo programma è molto solida».

Infine, parlando della giuria, conferma la volontà di mantenere gli stessi nomi, incluso quello di Mariotto, nonostante alcune tensioni recenti. «In vent’anni abbiamo condiviso esperienze di ogni tipo, proprio come in una famiglia. E se un membro della famiglia ha delle difficoltà, non è che ti volti dall’altra parte. Infatti anche Guillermo è tornato bello pimpante. La forza del nostro gruppo è proprio questa».

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