Nadia Mayer: “Casa a prima vista? Un aspetto è entusiasmante. Ho vissuto situazioni tossiche per anni”. Nadia Mayer su Casa a prima vista, e non solo, l’ex modella oggi agente immobiliare, 60 anni, ripercorre le tappe della sua vita privata e professionale in una intervista a ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Nadia Mayer è attualmente impegnata nelle riprese della nuova edizione di Casa a prima vista in Abruzzo e, nonostante la stanchezza, si dichiara estremamente felice. «L’affetto mi ha letteralmente travolta e, all’inizio, non ci avevo fatto i conti: sono stata catapultata in una realtà nuova che mi ha permesso non solo di essere riconosciuta e abbracciata dai bambini ma anche di entrare nelle case degli italiani in un momento così importante come la cena, in cui ti ritrovi dopo una giornata di lavoro e racconti com’è andata. Vivo questa esposizione con un certo senso di responsabilità: sapere che molti italiani trascorrono quel momento in nostra compagnia è entusiasmante».
Nadia Mayer: “Casa a prima vista? Un aspetto è entusiasmantei”
Ripensando alla propria adolescenza, Nadia racconta di essere stata molto diversa da come appare oggi. «Timida, parlavo poco: esattamente il contrario di come sono adesso. Avevo una carica che ho dovuto reprimere per tanto tempo, ma adesso non mi tengo più niente». Il percorso verso l’affermazione di sé non è stato semplice né immediato. «A volte, per il quieto vivere, molte donne abbozzano e si lasciano andare bene certe situazioni per non avere rogne e portare avanti altre priorità. Da piccola ero molto remissiva, non rispondevo, e vivevo molto male il fatto che qualcuno potesse limitare i miei pensieri e i miei desideri. Per fortuna con il tempo le cose sono cambiate: oggi sono una donna felicemente in menopausa e particolarmente esplosiva, con molta forza sia mentale che fisica, e se sono così è anche per tutto quello che ho vissuto, nel bene e nel male».
L’infanzia, purtroppo, non è stata serena. «Purtroppo non felice perché avevo un papà despota che ho subìto molto. Gli esseri umani, però, non sono nati per subire ma per essere felici: quando qualcuno ti costringe a essere chi non sei bisogna avere il coraggio di mollare. Per anni ho vissuto le situazioni tossiche che si respiravano in casa tra mio padre e mia madre, che subiva in silenzio. Ho voluto molto bene al mio papà, ma l’ho anche molto odiato, e penso che sia stato per questo che nella vita ho avuto diversi problemi ad approcciarmi all’universo maschile: mi mancava la fiducia e avevo paura. Fortunatamente ho avuto un compagno che mi ha amata molto».
Nadia Mayer: “Ho vissuto situazioni tossiche per anni”
A un certo punto, però, anche sua madre ha trovato il coraggio di reagire. «A un certo punto mia madre ha trovato il coraggio di lasciare per un periodo mio padre e noi figli siamo dovuti andare in collegio: avevo otto anni e sentivo un gran bisogno di trasmettere amore nonostante l’infanzia me ne avesse privato. Sarà per questo che ho deciso di avere cinque figli – ho tre femmine e due maschi -: dovevo colmare quello che non avevo. Gli anni del collegio li ricordo, però, con dolore. Specie quando arrivava il fine settimana e, non potendo mia madre venire a prendermi, tornavo nella camerata da sola, con dieci letti vuoti. Allora mi mettevo sotto le coperte e parlavo con il mio amico immaginario o con l’angelo, visto che era un collegio di suore».
Nonostante tutto, Nadia ha sempre mantenuto una certa forza interiore. «Non sono mai stata, fortunatamente, una ragazza che si abbatteva: ho avuto una bella grinta, anche perché avevo due fratelli più piccoli e sentivo di volerli proteggere. Ancora oggi sono un po’ carabiniera in famiglia, ma solo perché abbiamo tutti bisogno di qualche regola per vivere bene. Oggi mi sento di dire a tutti: se avete una mamma, baciatela e coccolatela. Riappropriamoci del rispetto degli altri o, per lo meno, lasciatemelo pensare».
Nadia Mayer: “Ho perdonato mio padre”
Con il tempo, ha anche affrontato la difficile questione del perdono verso il padre. «In parte sì. Nei suoi ultimi anni di vita l’ho visto piangere spesso, in balia di una sensibilità nuova e particolare, ma questo non ha certo cancellato il passato: non ricordo di aver mai ricevuto una carezza o un bacio da parte sua. L’ho, però, perdonato, anche se mi dispiace non essere riuscita ad amarlo come un papà, perché mi è mancato molto. Per una figlia il papà è il primo amore, un eroe. E il mio non lo è stato. Sono, però, riuscita a trasformare i dolori che mi ha dato nella mia forza».
Nel suo ruolo di madre, Nadia ha cercato di essere sempre molto presente. «Ho cercato di essere sempre molto presente con loro. Quando hanno iniziato a fare le recite litigavo con mio marito perché volevo che almeno uno di noi due fosse sempre presente: non volevo che il cordone della fiducia si spezzasse».
Nadia Mayer: “Per i miei figli ho smesso di fare la modella”
Anche la scelta di intraprendere la carriera di modella rispondeva a un’esigenza familiare. «Avevo 15 anni e volevo subito guadagnare qualcosa per aiutare mia madre. Ho iniziato con i campionari che si mostravano nei negozi e, piano piano, ho cominciato ad accettare lavori più importanti e ad andare a Milano: a 18 anni ho incontrato Marco, quello che sarebbe presto diventato mio marito, e sono andata via di casa anche perché ero ormai arrivata ai ferri corti con mio padre. Mi sono, quindi, trasferita a Roma dove ho ripreso a studiare per ottenere il diploma visto che il lavoro mi impegnava tanto. Sono anche stata sei mesi a Tokyo quando avevo 21 anni».
Quando sono arrivati i figli, ha scelto di mettere da parte il lavoro. «Sapevo quanto avevo sofferto io, e non volevo che i miei figli crescessero senza la mia presenza. Più che parlare di rinuncia sarebbe, però, più opportuno parlare di scelta: ho deciso di dedicarmi alla famiglia, certa che qualcosa presto o tardi si sarebbe smosso. Quando i figli sono diventati grandi e hanno iniziato a fare le loro scelte mi sono ritrovata a dirmi: ok, e adesso dov’è Nadia?».
La svolta professionale è arrivata con la decisione di diventare agente immobiliare. «Dopo aver preso il patentino ho fortunatamente trovato un ambiente molto equilibrato, senza subire nessun tipo di discriminazione. In questo lavoro si va avanti per capacità e per professionalità, e io mi sono presa molte soddisfazioni. Quando, tre anni fa, è morta mia mamma è arrivata la chiamata della trasmissione: penso che, dietro a quel contatto, ci fosse un po’ il suo zampino. Sto vivendo tutto quello che mi è arrivato come un dono».
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