Aborto spontaneo, nuovo test prevede il rischio in base a un’anomalia prima della gravidanza. Passi avanti nella lotta all’aborto spontaneo, un nuovo test sperimentale potrebbe prevedere il rischio di aborto spontaneo in base a un’anomalia nel rivestimento dell’utero, l’endometrio, che si verifica prima della gravidanza.
Secondo uno studio pubblicato su Science Advances, alcune donne presentano un’alterazione in un processo biologico chiamato “reazione decidua”, fondamentale per preparare l’utero all’impianto dell’embrione. Quando questo processo non avviene correttamente, si crea un ambiente instabile che aumenta il rischio di aborto precoce, anche se l’embrione riesce a impiantarsi.
I ricercatori dell’Università di Warwick, guidati dalla dottoressa Joanne Muter, hanno analizzato 1500 biopsie uterine prelevate da oltre 1300 donne per osservare lo sviluppo della reazione decidua durante il ciclo mestruale. Hanno scoperto che un’interruzione o un’anomalia persistente in questo processo può ridurre la probabilità di una nascita viva dal 48 al 58 percento. Inoltre, è emerso che le donne con aborti spontanei pregressi hanno maggiori probabilità di presentare una reazione decidua anomala anche nei cicli successivi, spiegando così perché alcune subiscono aborti ripetuti.
Lo studio suggerisce che il problema non sia casuale ma si ripresenti con una frequenza superiore al previsto, indicando una causa costante e potenzialmente prevenibile. I ricercatori hanno sviluppato un test diagnostico che misura il rischio di aborto spontaneo, consentendo l’individuazione dei casi prevenibili e la possibilità di intervenire prima della gravidanza per migliorare la mucosa uterina. Questo test è attualmente in fase di valutazione ed è già stato usato su oltre 1000 pazienti.
Il test che cambia la vita
Milikouris, una donna che ha partecipato allo studio dopo diversi aborti mancati senza sintomi evidenti, ha dichiarato che il test le ha cambiato la vita. Dopo la partecipazione alla sperimentazione e il riscontro di biopsie normali, è riuscita ad avere due gravidanze portate a termine con successo, nonostante i trattamenti precedenti non avessero funzionato.
Il professor Jan Brosens, altro autore dello studio, ha sottolineato che ogni aborto aumenta la possibilità che l’embrione si impianti in un endometrio anomalo, indipendentemente dall’età. Anche gli errori cromosomici contribuiscono al rischio, ma ora, grazie al test, è possibile identificare e trattare le cause prevenibili.
Il dottor Tajinin Islam, psichiatra di Chester, ha confermato l’efficacia del test dopo diverse gravidanze fallite. Oggi è padre di Mivaan, un bambino sano di 16 mesi, e incoraggia altre donne con storie simili a cercare risposte e soluzioni.
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