Ema Stokholma: “Abusi da mamma? Ancora la sogno ma devo ringraziarla per una cosa. I soldi dei quadri li spendo in cene con i miei amici”. Ema Stokholma sugli abusi subiti dalla mamma, il libro, i quadri, e non solo, la conduttrice e scrittrice francese naturalizzata italiana, 41 anni, si racconta in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Nel suo memoir, Ema Stokholma ha raccontato il primo ricordo doloroso della sua infanzia, quando a soli quattro anni fu picchiata in auto da sua madre. Ma ci sono stati anche momenti felici, soprattutto a scuola, come lei stessa ricorda: «Sono stati tantissimi a scuola, con i miei compagni. Era bellissimo andarci e vivere una vita normale in mezzo a loro. In mensa mangiavamo tutti insieme e ricordo che finivo sempre i loro piatti: ero affamatissima».
Il rapporto con il cibo, però, era molto diverso a casa, dove lo rifiutava deliberatamente, un gesto che ancora oggi cerca di comprendere: «Forse rifiutavo tutto quello che arrivava da lei, sto ancora cercando di capirlo. Anche adesso mi capita di lasciarmi andare a questa forma di inappetenza».
A segnare profondamente la sua infanzia fu anche un episodio traumatico avvenuto quando aveva nove anni, quando sua madre la incitò a buttarsi nel fiume. A salvarla inconsapevolmente fu un libraio di nome Stéphane, che però non ha più rivisto: «Avevo 9 anni e no, non l’ho rivisto. Quando sono tornata a Romans-sur-Isère, due anni fa, lui non c’era: il negozio sì, con lo stesso poster appeso in vetrina».
Ema Stokholma: “Abusi da mamma? Ancora la sogno ma devo ringraziarla per una cosa”
Pur vivendo situazioni di abuso, non trovò mai il coraggio di denunciare: «Mi prendo le mie responsabilità, ma io avevo troppa paura di ritornare a casa dopo una eventuale denuncia. Lei, poi, non mi mandava a scuola quando i lividi si vedevano. E comunque non è che avessi dei modelli di riferimento positivi, tra gli adulti: persino mio padre mi diceva “ci vediamo lunedì”, e poi ricompariva dopo quattro anni…».
Oggi con il padre ha solo sporadici contatti: «Ogni tanto mi manda un messaggio». Diverso è il rapporto con il fratello: «Per fortuna ci vediamo! In genere 5-6 volte l’anno, l’ultima un mese fa a Parigi». Il fratello ha seguito da vicino anche la nascita del libro: «La stesura definitiva no, ma lo ha visto crescere passo passo: gli mandavo i capitoli man mano che li scrivevo; senza il suo consenso non lo avrei mai pubblicato. I proventi li divido equamente tra di noi, perché è la mia storia, ma anche la sua».
Il rapporto con la madre, invece, continua a tormentarla anche nel sonno: «Mi capita di rado. Le poche volte che succede, è sempre la mamma giudicante che mi disprezza». Un momento speciale nella sua carriera è stato vincere il Premio Bancarella, un riconoscimento che l’ha sorpresa profondamente: «Non riesco a definire l’emozione che ho provato. Mi è sembrata una ricompensa, una compensazione assurda, in eccesso. Forse è semplicemente la legge del karma».
Tra i ricordi più felici, oltre a quello della scuola, ce n’è uno legato all’arte: «Quando ho venduto il mio primo quadro. In questo mi ha aiutata Gino Castaldo, che è la persona più saggia che conosca. Anziché piagnucolare perché nessuna galleria mi chiamava per chiedermi di esporli, lui ha suggerito di fare tutto da sola, come quei cantanti che si producono e si pubblicano senza una casa discografica. Io ho Riccardo, un ragazzo che da Londra gestisce la vendita dei miei lavori su Instagram».
Ema Stokholma: “I soldi dei quadri li spendo in cene con i miei amici”
I suoi quadri hanno cominciato a prendere valore: «L’ultimo l’ho venduto a cinquemila euro. I soldi che guadagno con i quadri li spendo in cene con i miei amici, che mi sopportano nella buona e nella cattiva sorte. È da loro che parcheggio i dipinti finché non li vendo: a casa mia non ci stanno più».
Tra gli amici più cari c’è Andrea Delogu, a cui è profondamente legata: «Lei è la boss: decide sempre dove si mangia e a che ora, il lunedì vuole già pianificare quello che si farà il sabato». A colpirla più di tutto è stata la sua sensibilità: «Della comprensione. Ha un’attitudine all’ascolto, ti chiede le cose perché veramente vuole conoscerle. È stata la prima a chiedermi, per esempio, di mia mamma, e quando le ho raccontato cosa mi faceva, ha voluto sapere dove, quando, tutto». Se potesse incontrare qualcuno di speciale, non ha dubbi: «RuPaul, la drag queen del video di Don’t Go Breaking My Heart, con Elton John. Penso sia una delle più belle donne al mondo, per lei mi presi un bello schiaffo da mia madre».
Per il futuro, Ema ha desideri semplici: «Sogno di stare tranquilla, di avere poco stress, di vivere in una casa dove puoi sentire gli uccellini che cantano». Eppure, nonostante i numerosi traslochi – ben 40, contando anche una ristrutturazione – non ha ancora trovato un luogo definitivo: «Se calcoliamo la ristrutturazione, allora i traslochi sono 40, perché comunque ho riempito gli scatoloni per farla. Ma nemmeno questa è la mia casa definitiva. A parte che sono proprio di fronte ai Musei Vaticani, e può immaginare cosa è stato le scorse settimane… Ma la mia natura è spostarmi di continuo».
Ema Stokholma: “Sognavo una famiglia stile Friends, e ce l’ho”
Ripensando ai sogni di bambina, sente di averne realizzati molti: «Sognavo una famiglia stile Friends, e ce l’ho. Sognavo di fare la cameriera, e anche quello l’ho fatto e mi è piaciuto: mi pagavano la sera stessa, quindi vedevo subito il risultato del mio lavoro». Non ha invece mai sentito il desiderio di avere figli: «No, non l’ho mai desiderato. Non sono cresciuta con il mito della famiglia da Mulino Bianco, questa è forse una delle poche cose di cui ringrazio mia madre». Eppure, un’esperienza importante l’ha vissuta con le figlie di un suo ex compagno: «È stata una bellissima esperienza. Spero che sappiano di poter sempre contare su di me».
Anche i tatuaggi sono oggetto di riflessione per lei: «Ho cominciato a farlo, ma è tanto doloroso e in fondo penso di aver sofferto già abbastanza. Comunque sì, un po’ alla volta ce la farò». Quanto alla sua esperienza come modella, non la ricorda con entusiasmo: «Sinceramente no. È un mestiere molto noioso, dove devi mostrare tutto fuori, mentre io ho tutto dentro». Infine, Ema continua il suo percorso personale con costanza: «Sì, dal 2012: ho cambiato svariati terapisti, ma non ho mai smesso di lavorare su di me».
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