PFAS, scoperti batteri presenti nell’intestino umano che assorbono e trattengono gli “inquinanti eterni”. I PFAS, o sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, sono un vasto gruppo di oltre 4.700 composti chimici artificiali, spesso utilizzati in oggetti di uso quotidiano come padelle antiaderenti, imballaggi alimentari, vestiti impermeabili, cosmetici, schiume antincendio e prodotti per la pulizia.
Sono soprannominati “inquinanti eterni” per la loro elevata resistenza alla degradazione. Queste sostanze possono accumularsi nell’ambiente e nel corpo umano, penetrando nell’acqua, nel terreno e, di conseguenza, nella catena alimentare. Per questo motivo, oggi si trovano tracce di PFAS nel sangue e nei tessuti della popolazione mondiale.
Le conseguenze per la salute sono preoccupanti: i PFAS sono stati collegati a problemi di fertilità, disturbi nello sviluppo infantile, malattie cardiovascolari, immunologiche e alcuni tipi di tumori. Alcuni PFAS, soprattutto quelli a catena lunga, possono rimanere nell’organismo per anni o decenni. Anche se non risultano estremamente tossici a basse dosi, agiscono lentamente, accumulandosi nel tempo come una forma di “veleno lento”.
Alla luce di questi rischi, un gruppo di scienziati dell’Università di Cambridge ha condotto uno studio per cercare meccanismi naturali di eliminazione dei PFAS dal corpo umano. Il team, composto da Kiran Patil, Indra Roux e Anna Lindell, ha rivolto l’attenzione al microbioma intestinale, ipotizzando che alcuni batteri presenti nell’intestino umano potessero assorbire e trattenere queste sostanze nocive.
Nove specie di batteri particolarmente efficaci
I ricercatori hanno isolato diverse specie batteriche comuni e le hanno sottoposte a test in laboratorio per verificarne la capacità di assorbimento. Nove specie si sono rivelate particolarmente efficaci nell’accumulare i PFAS all’interno delle proprie cellule.
Per sperimentare l’effetto in vivo, hanno creato un modello di “microbioma umanizzato” in topi privi di germi, introducendo questi batteri nell’intestino degli animali e somministrando loro PFAS marcati attraverso la dieta. I risultati sono stati significativi: nei topi colonizzati da questi batteri si è osservata un’eliminazione fino al 75% di alcuni PFAS, rispetto ai topi non trattati. Questo suggerisce che l’intestino, attraverso una composizione batterica mirata, potrebbe contribuire alla depurazione dell’organismo da queste sostanze.
Anna Lindell e Kiran Patil hanno anche fondato una startup con l’obiettivo di sviluppare probiotici capaci di eliminare i PFAS dal corpo umano. Tuttavia, gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori studi, dal momento che finora l’efficacia è stata dimostrata solo in modelli animali.
Il problema resta globale e richiede una risposta sistemica. In parallelo alla ricerca scientifica, diversi enti istituzionali, come il Ministero spagnolo per la Transizione Ecologica, raccomandano di limitare l’esposizione ai PFAS, evitando prodotti che li contengano, scegliendo alternative prive di fluoro e prestando attenzione agli ingredienti nei cosmetici. Anche gli esperti suggeriscono di intervenire a monte, riducendo la produzione e la diffusione di queste sostanze inquinanti.
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