Sonia Bergamasco: “Con mio marito è stato un colpo di fulmine. Giuliana Sgrena? Mi ha detto che è morta 2 volte”. Sonia Bergamasco sul marito, il ruolo di Giuliana Sgrena, gli esordi, e non solo. L’attrice, 59 anni, ripercorre le tappe della sua vita privata e professionale in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Dal pianoforte al palcoscenico, dal Conservatorio Giuseppe Verdi al Piccolo Teatro Studio: così si è delineato il percorso artistico di Sonia Bergamasco, che da pianista si è trasformata in attrice, diventando un volto noto del teatro, del cinema e della televisione. Un cambiamento, però, che per lei non è stato così drastico. «Un cambio di passo non eccessivo, perché suonare e recitare hanno molto in comune — sottolinea —. Quando avevo 18 anni, mi ero da poco diplomata al Conservatorio e avvenne un fatto doloroso: la morte di mio padre, una scarica elettrica che mi ha scaraventato nella prova della vita. In quel momento ho sentito di dover cercare un’altra strada, e la musica poteva essere una chiave magica per accedere alla recitazione. Ovviamente conoscevo Giorgio Strehler di fama, ma non avevo alcuna frequentazione teatrale. Lessi per caso un bando della Scuola di teatro del Piccolo di Milano, la mia città. Decisi di iscrivermi per tentare il provino, un’avventura totalmente nuova, senza dire niente a nessuno in famiglia».
Sonia Bergamasco: “Con mio marito è stato un colpo di fulmine”
A spingerla verso quella scelta così personale fu un bisogno profondo e interiore. «Perché dopo il grave lutto subito, cercavo un mio snodo esistenziale, qualcosa di intimo, che mi risuonava dentro all’animo. Così, ho provato: ha contato molto l’istinto, il sapersi ascoltare e riconoscere non razionalmente ma impulsivamente cosa può essere bene per te in un determinato momento. Certo, si può sbagliare, non posseggo doti magiche: mi sono buttata in piscina senza saper nuotare…».
Nel suo percorso di crescita artistica, fondamentale è stato l’incontro con Carmelo Bene, che la diresse più volte e a cui ha dedicato anche pagine nel suo libro ‘Un corpo per tutti’. «Carmelo! Un altro maestro geniale. Con un ghigno poco rassicurante sulle sue labbra, mi diceva: devi riuscire a essere insostituibile! Tradotto più semplicemente, questo imperativo significava: devi avere il coraggio di mostrarti, di mostrare il tuo mondo, il tuo modo, che è solo tuo e non somiglia a quello di nessun altro».
Ma il teatro le ha regalato anche molto sul piano personale: lì ha incontrato Fabrizio Gifuni, suo compagno di vita e di lavoro. «Tra noi un colpo di fulmine… (ride) Ci siamo conosciuti recitando nella “Trilogia della villeggiatura” di Carlo Goldoni con la regia di Massimo Castri. Io impersonavo Giacinta, Fabrizio era Guglielmo. Ed è cominciata subito la nostra storia».
Una storia che ha avuto anche un lungo percorso professionale condiviso. «Sì e una volta ci siamo anche risposati! Nella miniserie televisiva “De Gasperi. L’uomo della speranza”, con la regia di Liliana Cavani, lui impersonava un grande uomo politico e io Francesca Romani. In quel periodo, allattavo Maria, la più piccola delle nostre figlie, e portavamo con noi sul set Valeria, la primogenita. Interpretando il matrimonio tra i due nostri personaggi, ci siamo risposati in scena!».
Sonia Bergamasco: “Giuliana Sgrena? Mi ha detto che è morta 2 volte”
Condividere lavoro e vita non è sempre semplice, ma Sonia Bergamasco ha trovato un equilibrio. «Vivere insieme a una persona è un viaggio, non esistono ricette da dare. Oltretutto, vivere con una persona che fa il tuo stesso mestiere è una condivisione molto positiva anche dei problemi. Ma non è obbligatorio andare sempre d’accordo, si può anche litigare in maniera creativa, l’importante è non perdersi di vista, non dare niente per scontato».
Anche la maternità ha influito sulle sue scelte professionali, spingendola a rivedere i propri impegni per stare accanto alle figlie. «Quando le figlie erano appena nate, ho rinunciato al teatro, perché con le varie tournée mi avrebbe allontanato da loro e non sopportavo l’idea di non essere presente. Quindi, in quei periodi, ho accettato più che altro impegni televisivi, più stanziali. Comunque, con Fabrizio ci siamo sempre divisi i compiti: un padre molto presente».
Recentemente, Bergamasco ha ottenuto un importante riconoscimento con il film ‘Il nibbio’, dove ha interpretato Giuliana Sgrena, accanto a Claudio Santamaria nei panni di Nicola Calipari. «Giuliana ha dedicato la vita alla condizione delle donne nelle zone dove vengono depresse, schiavizzate, umiliate. Ho avuto la fortuna di conoscerla, di entrare in un rapporto di vera amicizia: è una persona generosa, aperta, disponibilissima e… sofferente. La terribile vicenda che ha vissuto, una delle storie più spaventose e violente degli ultimi anni, l’ha segnata per la vita e ce l’ha scritta negli occhi. Mi ha detto che è morta due volte: quando è stata rapita e quando poi è stato ucciso l’uomo che l’aveva liberata».
Sonia Bergamasco: “Le cose sono cambiate quando ho cominciato a prendermi un po’ meno sul serio”
Nonostante la sua intensa attività drammatica, Bergamasco ha saputo anche cimentarsi con ruoli comici, sorprendendo il pubblico e sé stessa. «Sì, le cose sono cambiate, per me, quando ho cominciato a prendermi un po’ meno sul serio. Quando Riccardo Milani mi propose di partecipare alla serie tv “Tutti pazzi per amore”, d’istinto gli risposi di no, non mi sentivo adatta al ruolo, ma il regista non si è arresto e, dopo varie insistenze, ho accettato di impersonare l’“antipatica” Lea: Riccardo è stato il primo a intercettare in me le corde comiche. E poi mi ha voluto Checco Zalone nel film “Quo vado?”, un’altra bella prova, una sfida, direi, dove faccio la cattiva dottoressa Sironi, e poi la svampita radical chic Luce in “Come un gatto in tangenziale”. Nel passaggio dal drammatico al comico, un punto di riferimento per me è stata Monica Vitti: è stata capace di interpretare la commedia umana, dove si ride e si piange».
Infine, l’attrice riflette su una questione ancora aperta: la disparità di opportunità tra uomini e donne nel mondo dello spettacolo. «È vero, non c’è ancora parità, ma si comincia a muovere qualcosa, una capacità di reazione più decisa e si avverte la necessità di far scrivere e mettere in circolazione storie nuove, non solo per le giovani e bellocce, o magari tutte rifatte dalla chirurgia plastica nell’inutile intento di fermare il tempo che scorre. Oggi anche le settantenni possono e devono essere raccontate così come sono nel proprio corpo. E mi pare che, finalmente, esista la possibilità, sia pure con enorme fatica, di riuscire a rompere questo tetto di cristallo».
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