Addio Osimhen, a Napoli il 30 luglio come nuova festa cittadina: la liberazione. Segnatevi questa data sul calendario: 30 luglio, da oggi festa ufficiale della città di Napoli. Non è il giorno del miracolo di San Gennaro, ma qualcosa di molto simile: la fine della permanenza di Victor Osimhen sotto il Vesuvio.
Dopo due estati di psicodrammi, silenzi social alternati a criptici versi in caps lock, smorfie a bordo campo e rifiuti assortiti a ogni finestra di mercato, Napoli si è finalmente liberata. E come in ogni festa che si rispetti, c’è pure il miracolo: 75 milioni di euro sonanti più 5 di bonus, clausola piena rispettata, 10 per cento su futura rivendita e divieto di reimportazione sul suolo italico per i prossimi due anni. Grazie De Laurentiis.
E vogliamo parlare del post? Il Galatasaray è senz’altro una società seria, passionale, gloriosa. Ma diciamoci la verità: “Solo il Gala…” — così ha detto nel video ieri Osimhen sui social — solo il Gala poteva davvero sborsare 75 milioni oggi per un giocatore che tra quattro mesi sarebbe stato libero a parametro zero. Un colpo fuori mercato, nel senso letterale del termine.
Quel post “Solo il Gala…” doveva essere una provocazione? Osimhen pensava, probabilmente, di fare il simpaticone, lanciando la sua frecciatina ai tifosi del Napoli, credendo che qui stessero piangendo la sua partenza. Ma caro Victor, Napoli non piange.
Napoli brinda. Brinda perché incassa, perché si toglie di torno un peso economico e mediatico diventato ingestibile, e perché ora può continuare a pianificare il nuovo ciclo aperto con Antonio Conte con serenità. Se volevi ferire, hai sbagliato mira. Qui c’è gente che oggi si sveglia leggera, con l’entusiasmo di chi ha appena chiuso un mutuo che pareva eterno.
I capricci
Osimhen è stato un grande protagonista dello scudetto, e nessuno lo nega. Ma poi è iniziato il teatrino: sorrisi amari, musi lunghi, gesti plateali, interviste a metà, agenti in delirio, rifiuti a raffica da club, arabi, sauditi, e una richiesta di stipendio da Premier League in una Serie A che fatica a pagare le bollette. Non è colpa sua se il calcio è anche business, ci mancherebbe. Ma è sicuramente colpa sua se a un certo punto ha smesso di essere parte del progetto e ha iniziato a comportarsi da soprammobile d’oro.
Ora però è tutto finito. Il Gala avrà il suo centravanti, la Turchia il suo nuovo idolo, e noi il nostro 30 luglio da celebrare. Un giorno di sole, liberazione e soldi freschi che vanno ad alimentare un mercato faraonico. Una data da segnare con l’evidenziatore accanto al calendario scolastico: chiusura delle scuole per “festa del saldo Osimhen”. E se qualcuno ci chiederà, tra dieci anni: “Ma perché a Napoli il 30 luglio è festa?”
Risponderemo con orgoglio: Solo il Gala. E scusate se è poco.
Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com
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