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Al Bano: “Russi popolo meraviglioso, vi dico cosa pensano dell’Italia. Tormentoni estivi? Mai scritti per un motivo”

Al Bano: “Russi popolo meraviglioso, vi dico cosa pensano dell’Italia. Tormentoni estivi? Mai scritti per un motivo”. Al Bano sui russi, che definisce un “popolo meraviglioso”, i tormentoni estivi mai scritti, e non solo. Il cantante pugliese, 82 anni, parla a tutto tondo in una intervista rilasciata a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Al Bano racconta con entusiasmo i suoi ultimi spostamenti: «Sono appena tornato dalla Liguria, dove ho cantato per un gruppo di russi. È stata una serata memorabile, bellissima, fantastica. Domani vado a Spalato». Nonostante le polemiche che negli ultimi anni hanno coinvolto la Russia, lui tiene a precisare: «Ma io parlo della gente russa, non dei politici, che fanno altre cose non sempre condivisibili. Il popolo russo è straordinario e ama davvero tanto il nostro Paese».

La sua attività musicale non conosce pause, e lo stesso Al Bano si stupisce del ritmo di lavoro di certi colleghi: «Io non capisco quelli che fanno un tour all’anno di 10-20 date: che caspita combinano durante gli altri mesi? Io sento il bisogno del contatto con la gente, di misurarmi, anche con me stesso, anno dopo anno. È fantastico».

Al Bano: “Russi popolo meraviglioso, vi dico cosa pensano dell’Italia”

Il racconto si sposta poi ai ricordi d’infanzia, in particolare all’estate nel suo paese natale, Cellino San Marco: «La stagione più importante nella vita di Cellino San Marco era l’estate, perché il 29 luglio finiva la festa del patrono e l’indomani, col mulo e tutto ciò che serviva per creare una tenda, si cominciava il viaggio verso il mare. Era un viaggio lentissimo e io pregavo sempre di arrivare al passaggio a livello della ferrovia quando era chiuso, per vedere passare il treno. Una goduria, una cosa meravigliosa. Poi finalmente l’arrivo al mare, dopo 12 km. Con un mulo non percorrevi più di 5 km all’ora».

I suoi ricordi sono vividi anche nei dettagli sensoriali: «Il mantra delle cicale, unico e irripetibile, e i profumi del finocchio e della menta selvatici. Quando camminavi e ci passavi vicino, ti inebriava anche il profumo degli alberi di fico. Hanno un odore tipico, intenso e al mattino anche sotto gli alberi di pino c’è un profumo eccezionale. Questi erano gli elementi che caratterizzavano la mia esistenza».

Con il passare degli anni e l’inizio della carriera artistica, le sue estati hanno assunto un altro volto. Al Bano ricorda: «Le prime serate iniziai a farle nel 1965-66. Avevo un contratto col clan Celentano ed era bellissimo perché facevo le tournée. Poi, nel ’67, scoppiò l’estate più fantastica della mia esistenza, perché fu la prima volta che mi ritrovai nello spazio di un mese numero uno in classifica per 19 settimane con la canzone “Nel sole”. Quella è stata la rivoluzione della mia vita. Avevo un contratto da 10 mila lire a serata alla “Locanda del Lupo” di Miramare di Rimini. Mi dicevano: “Tu vieni, canti e poi puoi andare dove vuoi”. E quindi dopo facevo delle altre serate lì intorno».

Al Bano: “lTormentoni estivi? Mai scritti per un motivo”

Anche se il lavoro era diventato centrale, l’estate non aveva perso il suo carattere leggero: «Beh, restava una vacanza perché tutto sommato dal mattino alla sera non facevi niente. Poi la sera andavi a cantare, ti divertivi e ti pagavano pure. Era cambiato tutto». Dal punto di vista musicale, Al Bano ha sempre cercato una propria strada, evitando di piegarsi alle mode stagionali: «Non ho mai voluto seguire le mode. Anzi, le odiavo. Ho cantato “Nel sole”, che però non c’entrava niente con l’estate».

Tra i momenti più significativi di quel periodo, ricorda anche le sue partecipazioni al Festivalbar: «Sono stato al Festivalbar due volte: nel ’67 ho anche vinto il Disco Verde con “Nel sole”. Poi pure Romina lo vinse con una canzone mia, “Acqua di mare”. Era un po’ come oggi, richiamavamo 50-100 mila persone… soltanto che ora gente come Ultimo le fa da solo».

Infine, non manca un aneddoto curioso degli anni della giovinezza, che ancora oggi gli rimane impresso: «Mi è capitato, era il 1967, che abbiamo avuto un incidente sulla strada. Non avevo dormito e arrivai a Parma in albergo. Purtroppo non c’erano stanze libere, ma mi dissero che un collega, Don Backy, era andato via e sarebbe ritornato la sera, così chiesi di darmi la sua per un po’ di ore. Quando Don Backy l’ha saputo è andato su tutte le furie con me! Io pensavo che fosse un amico, e invece… È un momento che non ho mai dimenticato».

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