Enrico Papi: “Sarabanda? Funziona per 3 motivi. Dopo lo stop ho commesso un errore e sono sparito”. Enrico Papi su Sarabanda, l’errore commesso dopo lo stop del format, e non solo. Il conduttore romano, 60 anni, ripercorre le tappe della sua carriera in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Enrico Papi, volto noto della televisione italiana, confessa con autoironia: «A Sarabanda perderei al primo round perché anche se amo la musica — tutta, dalla classica al pop — come giocatore sono veramente una frana, ho pochissima memoria, riconosco la canzone ma scordo i titoli». Nonostante questa ammissione, è proprio lui, insieme a Gerry Scotti, a essere stato scelto per guidare la fascia preserale estiva di Canale 5, in una sfida diretta contro la corazzata di Reazione a catena su Rai1.
Riguardo a questo importante incarico, Papi riconosce la portata della sfida: «La responsabilità c’è, andiamo contro una corazzata (Reazione a catena su Rai1) che negli anni si è consolidata e ha una posizione dominante in quella fascia oraria, soprattutto in questo periodo estivo». Ma nonostante la concorrenza, il conduttore si mostra entusiasta e motivato: «Sono contentissimo che dopo trent’anni a Mediaset abbiano pensato a me e mi facciano sentire parte di questo progetto di evoluzione. Bisogna faticare per entrare nelle abitudini del pubblico, ma stiamo creando una base per crescere e diventare un altro importante asset preserale da alternare a quelli già consolidati. Gli straordinari numeri che stiamo facendo dopo solo pochi giorni ci dicono che abbiamo fatto centro».
Enrico Papi: “Sarabanda? Funziona per 3 motivi”
Il progetto di rinnovamento voluto da Pier Silvio Berlusconi prevede infatti una nuova proposta televisiva capace di affiancarsi, e talvolta alternarsi, al tradizionale appuntamento con Striscia la notizia. Papi ne riconosce il peso e l’importanza storica: «Ricci e Striscia fanno parte della storia della televisione italiana e rappresentano un importante appuntamento di oggi, ma anche di domani. Credo che Pier Silvio voglia offrire un progetto di evoluzione per una televisione sempre in movimento».
Nonostante l’evoluzione del panorama televisivo, Enrico Papi non teme di essere imprigionato in un unico format: «No, perché anche se è un formato storico, con tanti anni alle spalle, ha una sua attualità e una sua vitalità che lo rendono un’etichetta che non invecchia, ma un gioco ancora attuale e moderno. Ci sono programmi che nascono con te e per te, questo è costruito su di me, è il binomio perfetto: il vestito che non passa mai di moda».
Enrico Papi: “Amavo recitare ma non veniva nessuno a vedermi”
Anche Sarabanda, rimasta a lungo lontana dal piccolo schermo, secondo lui conserva una forza intatta. Papi ne individua le ragioni: «Per tre motivi. Il primo è che è un brand targato Mediaset, quindi è un titolo rassicurante e familiare per il pubblico di Canale 5. Il secondo è che la musica appartiene a tutti e da casa — ascoltando le canzoni, i ritornelli — puoi interagire e sentirti protagonista. Terzo, per i concorrenti: non gente qualsiasi, ma super preparata, come quelli dei quiz vecchio stile di Mike Bongiorno. Non sono concorrenti che vengono a giocare con la fortuna ma con un bagaglio di nozioni».
Il percorso di Enrico Papi nel mondo dello spettacolo è stato tutt’altro che lineare. Ricorda i suoi esordi da comico con un retrogusto amaro: «Ho iniziato la carriera facendo il comico alle serate, nelle piazze. Un giorno orecchiai per caso le parole del manager che mi ingaggiava: questo Papi non fa ridere per niente, ma quando c’è lui non piove mai, porta bene. Ci rimasi malissimo». Fin da ragazzo, comunque, amava recitare, anche se con scarsi risultati di pubblico: «Ma non veniva nessuno a vedermi».
La passione per la televisione, però, nacque presto, quasi per vocazione: «In realtà già da ragazzino. Finita la scuola, anziché uscire con gli amici, andavo a vedere le registrazioni di Zig Zag, il gioco condotto da Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Lì è iniziata la mia passione forse anche per quella fascia oraria, quella della tv di tutti i giorni».
Enrico Papi: “Dopo lo stop ho commesso un errore e sono sparito”
Negli anni Novanta Papi si fece notare come pioniere del gossip televisivo con Papi quotidiani, un progetto che all’epoca appariva rivoluzionario: «Quando proposi il progetto in Rai 30 anni fa mi chiedevano di ripetere perché non capivano: i social non c’erano, il gossip era solo sui giornali e io dissi che volevo farne una versione video. Ci hanno messo un po’ a capire cosa volevo fare».
Con il successo, però, non sono mancati i momenti difficili. L’approdo a Sarabanda fu per lui una scommessa, quasi un salto nel vuoto: «In realtà fu una follia accettare Sarabanda. Ero il re dei telepaparazzi e improvvisamente diventai conduttore di quiz. All’inizio non decollava, avevamo ascolti da prefisso telefonico. Mi diedero ancora una settimana. Ero disperato. Apportammo dei piccoli cambi e cominciò a crescere in modo vertiginoso. Me la sono sudata, quindi non mi sono montato la testa. E poi sono una persona semplice. Mio nonno era un contadino, andava a lavorare la terra con la bicicletta. Mi sento uno del pubblico, uno spettatore che poi è diventato conduttore».
Infine, il momento più difficile della sua carriera è coinciso con una pausa volontaria dal piccolo schermo, che oggi non rifarebbe: «Quando proprio dopo il successo di Sarabanda mi sono fermato e auto-eclissato. Non lo rifarei mai, ho commesso un errore perché in tv bisogna starci sempre, è quello il segreto per durare».
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