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Enrico Ruggeri: “Riarmo? Altro che difesa, foraggia industrie d’armi. Il periodo Covid ci ha resi più pilotabili”

Enrico Ruggeri: “Riarmo? Altro che difesa, foraggia industrie d’armi. Il periodo Covid ci ha resi più pilotabili”. Enrico Ruggeri sul riarmo, il periodo Covid, e non solo. Il cantautore milanese, 67 anni, tratta temi attuali nei brani del suo nuovo album ‘La caverna di Platone’ che porterà in tournée fino al 27 settembre. Ne parla in una intervista a ‘Il Guornale’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Il titolo del progetto nasce da un’intuizione particolare. L’artista racconta: «Stavo scrivendo una canzone sulle grandi illusioni dell’amore. Cercavo parole che stessero bene con l’ultima ingannevole illusione e mi è venuto in mente come la caverna di Platone, da lì la canzone ha preso un percorso diverso rispetto a quello che io avevo preventivato. Finita la canzone ho pensato che era un titolo perfetto. Platone immaginava che le persone chiuse al buio in una caverna scambiassero ombre proiettate sul muro per la realtà. Una volta liberati e usciti, si sentivano a disagio perché preferivano il buio illuminato da una lampada rispetto al vivere la vita reale».

Questo concetto, prosegue, trova un richiamo anche nell’esperienza collettiva del Covid: «Sì, ci siamo abituati a non credere alle nostre sensazioni ma a quello che ci veniva suggerito». Alla domanda su chi suggerisse, chiarisce: «Dal potere. Quel periodo, come l’abuso dei social, ci ha resi meno critici, meno consapevoli, più pilotabili. Stiamo cercando di rimuovere il 2020 ma ahimè è ancora presente».

Enrico Ruggeri: “Il periodo Covid ci ha resi più pilotabili”

Un altro tema forte del disco è la guerra. L’autore spiega che ci sono brani sulle guerre attuali, come Ucraina e Gaza, raccolti in Zona di guerra, e un brano dedicato alla strage di Gorla, intitolato La bambina di Gorla. Riflettendo sulla difficoltà di far circolare simili canzoni nell’industria discografica, dice: «Dipende. Se intendiamo far passare in radio è possibile, se intendi farla passare come fenomeno social è impossibile, però il mio scopo non è passare in radio ma esprimere delle cose per le persone che mi amano e mi seguono. Sarei imbarazzato ad avere dei fan che non stimo. Tutte le volte che conosco qualcuno che mi dice: ho i tuoi dischi, sono venuto qua ad ascoltarti, capisco che è una persona con la quale ho delle affinità, una persona con la quale in un’altra vita sarei magari andato a cena, sarei diventato amico o mi ci sarei fidanzato. Per onestà intellettuale non credo che sarei uno capace di scrivere le hit da affidare alle cantanti sculettanti di oggi. Non è la mia indole, non sono capace».

Enrico Ruggeri: “Gorla? Racconto la verità dei vinti”

Soffermandosi sulla vicenda di Gorla, aggiunge: «Il 20 ottobre 1944 un aereo americano ha dell’esplosivo del quale si deve liberare perché è volato all’obiettivo sbagliato. Alcuni aerei riescono a raggiungere il mare, altri invece, uno in particolare, decidono, per non rischiare, di buttare le bombe avanzate dove capitava. Capitano su una scuola elementare a Milano, nel quartiere periferico di Gorla. Muoiono 198 bambini e tutte le maestre. Mia madre insegnava in quella scuola. La bomba cade in un giorno in cui non è presente. Ma i suoi bambini muoiono. Credo che mia madre abbia avuto la sindrome della sopravvissuta e trovo strano che l’ispirazione per scrivere questa canzone mi sia arrivata così tardi perché è una storia della quale si parlava molto in famiglia \[…] Naturalmente queste storie contrastano con la narrazione dei vincitori. Quindi non venivano raccontate e non compaiono nei libri di storia».

Enrico Ruggeri: “Riarmo? Altro che difesa, foraggia industrie d’armi”

In un altri brano, Das ist mir Würst, affronta il tema dell’Europa delle multinazionali. A proposito di come immagina invece l’Europa, spiega: «Quando ero bambino ci avevano detto che l’Europa sarebbe stata un’immensa nazione fatta di culture condivise, poi crescendo scopri che in realtà è un agglomerato di banche dove qualcuno decide la moneta, e a un certo punto gli Stati non sono più sovrani… Nella nostra vita ci sono centinaia di cose decise da qualcuno al di sopra dei governi nazionali. E questo è ovviamente pericoloso perché poi quando ci dicono che ci dobbiamo riarmare e spendere centinaia di miliardi… immaginate le scuole, gli ospedali, tutte le cose che fai con quei soldi… No, ci dobbiamo riarmare perché le industrie d’armi hanno bisogno di essere foraggiate. E poi arrivano i cantautori italiani, che si sono battuti per la pace per cinquant’anni, e ora dicono: no, in effetti bisogna riarmarsi perché magari tra sette-otto anni siamo pronti e quindi se ci invadono… Come se quelli che eventualmente ci volessero invadere dicessero: aspettiamo sette anni che si riarmino bene, poi li invadiamo».

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