Un piccolo valore alterato nel test delle urine annuncia possibile demenza futura: la scoperta. Un recente studio suggerisce che un piccolo valore alterato nel test delle urine potrebbe rappresentare un segnale precoce di rischio di demenza. Una ricerca condotta in Svezia ha messo in luce che l’urina schiumosa, spesso causata dalla perdita di albumina attraverso i reni, può aumentare fino al 40 per cento la probabilità di sviluppare la malattia. L’associazione è emersa in particolare con la demenza vascolare, la seconda forma più diffusa dopo il morbo di Alzheimer.
Gli esperti spiegano che i reni e il cervello, pur sembrando organi distanti, condividono la vulnerabilità della microcircolazione sanguigna. Quando i vasi renali subiscono danni, lo stesso processo può colpire anche quelli cerebrali. Secondo Hong Xu, docente di neurobiologia al Karolinska Institute, lo screening di routine per l’albuminuria dovrebbe entrare a far parte delle valutazioni preventive nei soggetti con ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari o renali, poiché la diagnosi precoce può rallentare l’insorgenza della demenza.
Lo studio ha coinvolto 130.000 anziani di Stoccolma con più di 65 anni e privi di diagnosi di demenza al momento dell’arruolamento. Nel corso di quattro anni di osservazione, il sette per cento ha sviluppato la malattia. I dati hanno rivelato che chi presentava livelli moderati di albumina nelle urine (30–299 mg/g) mostrava un rischio aumentato del 25 per cento, mentre chi aveva livelli elevati (oltre 300 mg/g) arrivava a un incremento del 37 per cento rispetto ai soggetti con valori normali.
I sintomi
L’albuminuria, spiegano i ricercatori, non sempre dà sintomi evidenti. In alcuni casi può manifestarsi con urina schiumosa, minzione frequente, occhi gonfi o edemi a piedi, caviglie, addome e volto. L’esame delle urine resta il metodo più affidabile per individuarla, e le organizzazioni sanitarie raccomandano controlli regolari soprattutto a chi presenta condizioni predisponenti. Se i reni funzionano in modo corretto, le proteine non vengono disperse nelle urine; quando invece sono danneggiati, la perdita di albumina diventa un campanello d’allarme.
Pubblicati sul Journal of Internal Medicine, i risultati sottolineano come l’aumento dell’albuminuria sia legato a un rischio più alto di demenza per tutte le cause, con un impatto maggiore sulle forme vascolari e miste. Individuarla tempestivamente potrebbe consentire un approccio più mirato alla salute renale e cognitiva, prevenendo o ritardando il declino mentale.
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