La vera storia di Papillon, l’enigma sulle imprese del prigioniero che fece delle sue fughe una pietra miliare della letteratura. Vi raccontiamo la vera storia di Papillon, l’enigma sulle imprese del prigioniero che fece delle sue fughe una pietra miliare della letteratura.
Il celebre libro Papillon, scritto da Henri Charrière e pubblicato nel 1969, è stato per decenni considerato un’autobiografia che narrava le straordinarie avventure e i tentativi di fuga del suo autore dalle terribili prigioni francesi della Guyana e dell’Isola del Diavolo. La popolarità del romanzo crebbe rapidamente grazie alla capacità di Charrière di raccontare storie apparentemente incredibili, ma vissute da un uomo realmente.
Questo successo portò nel 1970 alla grazia simbolica da parte del presidente Georges Pompidou, anche se Charrière era già libero dal 1967, avendo scontato la sua pena. Nel 1973, la fama del libro fu ulteriormente amplificata dall’omonimo film interpretato da Steve McQueen e Dustin Hoffman, ma Charrière morì quello stesso anno a Madrid, stroncato da un cancro alla gola.
La figura di Charrière
La figura di Charrière, soprannominato Papillon per via della farfalla tatuata sul petto, divenne un simbolo delle ingiustizie subite dai detenuti e delle crudeltà del sistema carcerario francese. Tuttavia, la veridicità della sua storia iniziò a essere messa in discussione solo decenni dopo la sua morte. Nel 2005, Charles Brunier, un ex detenuto di 104 anni, dichiarò di essere il vero Papillon, mostrando un tatuaggio di una farfalla sul braccio. Questo riaccese i dubbi sulla narrazione di Charrière, soprattutto dopo che i registri ufficiali delle prigioni della Guyana rivelarono che il suo nome non compariva tra i detenuti dell’Isola del Diavolo.
Nonostante ciò, alcuni dettagli della vita di Charrière sono indiscutibilmente documentati. Nato il 16 novembre 1906 a Saint-Étienne-de-Lugdarès, in Francia, Charrière perse la madre a 11 anni e si arruolò in Marina a 16. Dopo due anni, lasciò il servizio e si immerse nell’ambiente malavitoso parigino. Nel 1931, fu arrestato e condannato ai lavori forzati a vita per l’omicidio di Roland le Petit, un crimine che Charrière ha sempre negato di aver commesso.
Trasferito nella Guyana francese, iniziò il racconto delle sue incredibili fughe. Secondo il libro, la sua prima evasione lo portò con alcuni compagni fino alla Colombia, dove ricevette aiuto da una comunità di lebbrosi. Catturato e riportato in Guyana, fu condannato a due anni di isolamento sull’isola di Saint-Joseph, seguiti da ulteriori periodi di punizione per aver ucciso un informatore.
Le fughe continuarono
Nonostante ciò, continuò a tentare di fuggire, usando stratagemmi come fingere la follia o costruire una zattera di noci di cocco per sfuggire alle correnti dell’Isola del Diavolo. Nel libro, Charrière racconta di essere riuscito a raggiungere il Venezuela, dove si stabilì e fu infine rilasciato nel 1945.
Charrière rimase in Venezuela, aprì un ristorante a Caracas e sposò una donna locale. Solo nel 1967, scaduti i termini per i reati, poté tornare in Europa, pubblicando due anni dopo *Papillon*, che divenne immediatamente un bestseller tradotto in diverse lingue. Il libro, oltre a consolidare la fama di Charrière, denunciava il trattamento disumano riservato ai detenuti nelle colonie penali francesi.
Durante i suoi viaggi promozionali, Charrière non esitò a criticare il sistema giudiziario francese, pur riconoscendo il ruolo della Francia come culla dei diritti umani. Morì nel 1973, poco dopo il suo viaggio a Buenos Aires, lasciando dietro di sé un’eredità che continua a suscitare dibattiti.
Le rivelazioni emerse dopo la sua morte
Le rivelazioni emerse dopo la sua morte, tuttavia, hanno ridimensionato la figura di Charrière come protagonista assoluto delle vicende narrate. Secondo il giornalista Gérard de Villiers, che approfondì la questione nel libro *Papillon Épinglé* (La farfalla nuda), solo il 10% degli eventi narrati da Charrière sarebbe realmente accaduto a lui, mentre il resto sarebbe stato inventato o preso da esperienze di altri detenuti.
La mancanza di documentazione ufficiale sulla sua presenza nell’Isola del Diavolo ha ulteriormente alimentato l’idea che *Papillon* sia più un’opera di finzione che un’autobiografia. Nonostante i dubbi sulla sua autenticità, il libro resta una delle narrazioni di avventura più emozionanti del XX secolo. L’incipit, che racconta lo schiaffo ricevuto da Charrière al momento della condanna, introduce il lettore a una storia intensa, caratterizzata da violenza, determinazione e speranza.
Che si tratti di un romanzo autobiografico o di un’opera di fantasia, ‘Papillon’ continua a catturare l’immaginazione del pubblico, lasciando aperto l’enigma sulla vera identità di Henri Charrière e sulla veridicità delle sue straordinarie avventure (foto: frame video Sowaat ODSS
YouTube).
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