Come allontanare l’ansia con tre mosse: le strategie dell’esperta di Harvard per evitare che interferisca con il benessere quotidiano. L’ansia, come definita da Medline Plus, è una sensazione di paura, terrore e disagio che ogni individuo sperimenta in misura diversa. Si tratta di una reazione naturale e utile in determinate circostanze, ma può trasformarsi in un problema clinico quando diventa costante e opprimente. Il confine tra una risposta adattiva allo stress e un disturbo psicologico è spesso sottile.
La psicologa clinica Rachel Zack Ishikawa, docente alla Harvard Medical School, ha illustrato sulla Harvard Gazette, come allontanare l’ansia con un insieme di strategie pratiche per impedire che l’ansia interferisca con la vita quotidiana. Secondo Ishikawa, l’ansia può avere un effetto positivo se mantenuta a livelli moderati, migliorando le prestazioni in contesti come esami, gare o presentazioni pubbliche.
Tuttavia, quando viene percepita come intollerabile, spinge le persone a evitare le situazioni che la provocano, instaurando così un circolo vizioso in cui ansia ed evitamento si rinforzano a vicenda. La specialista sottolinea che la condizione diventa clinicamente rilevante quando causa disagio significativo e compromette le attività quotidiane.
Oggi, i disturbi d’ansia rappresentano i più diffusi tra le patologie psichiatriche, con circa un terzo della popolazione adulta che ne soffrirà almeno una volta nella vita. Nonostante la disponibilità di terapie efficaci, molti non ricevono un trattamento adeguato, rivelando una lacuna importante nella salute pubblica.
Le tre strategie
Per affrontare questa problematica, Ishikawa propone tre strategie fondamentali. La prima riguarda l’evitamento comportamentale: nella terapia cognitivo-comportamentale, è utile adottare un approccio basato sull’esposizione graduale a situazioni ansiogene, così da insegnare al cervello a gestirle senza fuga. Affrontare le proprie paure, anziché evitarle, consente di modificare la risposta emotiva e favorisce una maggiore resilienza.
La seconda strategia consiste nel mettere in discussione i pensieri automatici e catastrofici, domandandosi se le paure siano realmente fondate o se esistano alternative più plausibili. Questo esercizio di riflessione aiuta a costruire una visione più equilibrata e realistica della realtà, riducendo l’impatto dell’ansia.
Il terzo pilastro riguarda l’ipervigilanza fisica: sintomi come tachicardia o respiro affannoso non indicano per forza un pericolo, ma rappresentano la normale risposta del corpo allo stress. Riconoscerli come tali contribuisce a calmare il sistema nervoso e a ridurre l’escalation dei sintomi.
Ishikawa evidenzia inoltre il ruolo dei social media: un uso passivo, limitato alla semplice osservazione, è associato a effetti negativi come scarsa autostima e confronti dannosi, mentre un’interazione attiva favorisce il benessere. Infine, la psicologa ricorda come la pandemia di COVID-19 abbia incrementato i livelli d’ansia, ma anche come la resilienza umana stia favorendo un ritorno alla normalità.
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