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Can Yaman: “Sandokan diverso da quello del 1976. Stavo per annegare sul set: salvato dal regista”

Can Yaman: “Sandokan diverso da quello del 1976. Stavo per annegare sul set: salvato dal regista”. Can Yaman su Sandokan, l’attore turco, 35 anni, veste i panni del protagonista nella nuova versione dell’eroe pirata che rese famoso Kabir Bedi in onda dal 1 dicembre su Raiuno in prima serata. Ne parla in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Can racconta che la serie è stata realizzata in una versione completamente diversa, con incoscienza e autoironia, senza alcuna intenzione di fare un remake della storica produzione del 1976. «Ho lasciato la Turchia nel 2021 e sono venuto in Italia proprio per “Sandokan”. Non sapevo nulla del personaggio, che nel mio Paese non è conosciuto. Avevo circa 8-9 mesi a disposizione per imparare tutto, poi a causa del Covid e altri motivi la produzione si è interrotta. Nel frattempo ho girato altre due serie, “Viola come il mare” e “Il turco”, e sono cresciuto come persona e professionalmente. Quindi è stato un bene che le riprese siano state rimandate perché ho avuto il tempo necessario per prepararmi: a livello fisico e mentale ero pronto».

Can Yaman: “Sandokan diverso da quello del 1976”

La preparazione fisica è stata intensa e ha richiesto sacrifici. «Oltre all’allenamento, decisamente intenso, sono dovuto dimagrire. Quando ho girato “Il turco” pesavo 102 chili perché il ruolo richiedeva una figura imponente, mentre Sandokan ha un fisico più asciutto, felino: in quanto Tigre di Mompracem è scattante, agile, non un guerriero qualsiasi. Ho perso più di 10 chili in un mese, non mangiavo quasi nulla, seguivo il digiuno intermittente. E la serie ha richiesto anche uno sforzo emotivo notevole».

Non si è trattato solo di un cambiamento fisico, ma anche di un lavoro interiore. «Ho dovuto tirare fuori l’anima di Sandokan, che è sì un selvaggio, un combattente, ma con il sorriso: un eroe umano, che non uccide se non serve. Si presenta come un pirata, ma diventa un salvatore. Non entra in competizione con gli altri, non ha bisogno di dimostrare il suo valore, di essere un maschio alfa».

Durante le riprese non sono mancati momenti di pericolo. «Sì. Una scena che vedrete nell’episodio iniziale. Mi trovavo su una canoa che salta in aria in seguito a un’esplosione. Caduto in acqua, il costume di scena ha fatto un effetto vela e mi ha avvolto tutto il corpo. Mi sono sentito intrappolato, non sapevo come liberarmene. Per fortuna Jan, il regista, che stava filmando sott’acqua, se ne è reso conto ed è accorso in mio aiuto». Nonostante i rischi, Can non ha mai fatto ricorso a controfigure: «No. Lo so… sono un po’ pazzo (ride)».

Fondamentale è stato anche il supporto di Michelini. «Tanti. Lui ha gestito tutto, è venuto a casa mia a studiare il copione, è stato sempre presente. Io mi preoccupavo del risultato finale, ma lui mi ha insegnato a vivere alla giornata dando il meglio senza pensare al dopo».

Can Yaman: “Sandokan? Stavo per annegare sul set: salvato dal regista”

Il look del personaggio ha avuto un ruolo importante nella costruzione della sua identità. «Una volta abbiamo usato il turbante e mi piaceva molto. Sa com’è… il turbante è conturbante (ride). I vestiti erano perfetti, mi davano la possibilità di girare le scene d’azione in cui uso molto le gambe. Poi è stato interessante cambiare spesso pettinatura, dai raccolti ai capelli sciolti. Ma la cosa che ho amato di più sono gli accessori: adoro collane e bracciali».

Le riprese hanno portato l’attore a scoprire nuove parti d’Italia. «Da quando mi sono trasferito ho viaggiato molto. E ho esplorato le location dove avremmo girato. L’Italia è magica perché per me ogni regione è una scoperta, il pezzo di un puzzle che forma l’intero Paese». Tuttavia, non manca la nostalgia per la sua terra d’origine. «Mi manca Istanbul, perché è una città incredibile, con un passato e una storia straordinari. Una metropoli cosmopolita, che conta 16 milioni di abitanti e dove convivono Occidente e Oriente. È il ponte del mondo, unisce due continenti».

La sua formazione scolastica ha avuto un ruolo decisivo nel percorso che lo ha portato in Italia. «Sapevo già piuttosto bene l’inglese e a Istanbul ci sono diverse scuole straniere. A me interessava quella italiana perché la Turchia è stata un impero ottomano, ma abbiamo molto in comune con il vostro Paese. Volevo conoscere meglio la cultura, il passato. E con il senno di poi, aver imparato la lingua è stato un grande vantaggio per lavorare qui».

Anche il rapporto con il personaggio di Marianna ha stimolato riflessioni personali. «Desidero una donna che stia al mio fianco e mi appoggi nelle scelte. L’amore è anche connessione mentale, perciò la lontananza non deve essere un ostacolo». Infine, Can guarda con fiducia al futuro della serie. «Abbiamo girato in inglese con l’intenzione di mostrare che in Italia si poteva fare una produzione internazionale. E il fatto che, ancor prima di andare in onda, la serie sia stata venduta in molti Paesi stranieri mi fa ben sperare».

 

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