Timothée Chalamet: “Per Marty Supreme mi alleno da 5 anni. Bob Dylan? Grazie a lui ho capito che voglio essere il migliore”. Timothée Chalamet su Marty Supreme l’attore franco statunitense, 29 anni, parla del film di Josh Safdie ispirato vagamente alla vita di Marty Reisman, campione di tennis tra gli anni ’50 e ’60, nelle sale dal 22 gennaio, in una intervista a ‘La Stampa’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Nel nuovo film di Josh Safdie, Timothée Chalamet interpreta Marty Reisman, campione di tennis tra gli anni ’50 e ’60. Un ruolo che, come lui stesso racconta, lo rispecchia profondamente: «Questo è il personaggio che mi somiglia di più, almeno a com’ero prima di avere una carriera. Magari non è simpaticissimo, ma è molto motivato nel raggiungere i suoi obbiettivi. Ho la stessa determinazione aggressiva: non mi accontento di un no come risposta. Anche perché nell’industria cinematografica sei rifiutato di continuo. Devi essere il primo a credere in te stesso».
Timothée Chalamet: “Bob Dylan? Grazie a lui ho capito che voglio essere il migliore”
Guardando alla sua performance, Chalamet non ha dubbi sul risultato raggiunto. «Come ha detto Bob Dylan: non guardarti indietro. Quello che è fatto è fatto. Sono molto orgoglioso del lavoro: nessun altro regista, prima di Josh, ha visto in me questa attitudine quasi animalesca».
Riflettendo sul suo percorso, l’attore riconosce una svolta significativa nella sua carriera. «Sono molto affezionato ai film che, tra i 22 e i 26 anni, mi hanno lanciato. Penso a Call Me By Your Name di Luca Guadagnino, Piccole Donne o Wonka. Ma sento che, come attore, per me c’è stata una svolta da quando ho interpretato Bob Dylan in A Complete Unknown. All’inizio non avevo distrazioni. Adesso invece se scelgo un film è proprio perché, nonostante tutto il rumore che mi circonda, sento di poter dare il massimo in quel ruolo. Grazie a questi ultimi due ruoli ho capito che il mio dono è poter essere un attore al massimo livello. Non credo di essere arrogante: questo atteggiamento spinge tutti, anche chi mi ascolta, a voler essere più bravi e a dare il massimo».
Timothée Chalamet: “Così mi isolo dal mondo esterno”
Per mantenere questa concentrazione, Chalamet ha sviluppato un metodo preciso per isolarsi dal mondo esterno. «Bloccando tutto il resto. Quando sono sul set spengo il telefono. Mi serve concentrazione assoluta: devo essere quel personaggio e basta per i 2-3 mesi che mi sono stati concessi con lui. Anche perché oggi la cultura è molto cambiata rispetto a quando ero un ragazzino. A 15 anni, nel 2010, ascoltavo hip hop che mi diceva di poter aspirare ad arrivare in cima senza dovermene vergognare. Oggi invece c’è un sorta di rancore verso tutto ciò che è considerato elitario. E Hollywood è inclusa. Quindi tutti hanno paura di cosa dire e si sentono costantemente in colpa. Devo necessariamente isolare la mia mente».
Questo cambiamento culturale, secondo l’attore, ha radici profonde e generazionali. «C’è del malessere e non è colpa di nessuno. Lo vedo soprattutto nei giovani cresciuti durante il Covid, che hanno fatto la scuola su Zoom. È come quando sono arrivati i Sex Pistols dopo i Beatles: entrambi hanno fatto grande musica, ma i Pistols hanno detto: voi avete avuto il vostro momento, ora tocca a noi e si fa come diciamo. I ragazzi oggi sono più punk».
Timothée Chalamet: “Per Marty Supreme mi alleno da 5 anni”
Nonostante la sua visibilità, Chalamet riflette con cautela sull’influenza che può esercitare, anche in ambito politico. «Pensare a me stesso come a qualcuno di importante è strano. Come Dylan, non voglio essere una bussola morale. Non voglio nemmeno essere l’opposto però. Credo non si debba confondere la percezione della grandezza con la ricerca pratica della grandezza. Oggi la capacità di attenzione delle persone è sempre più ridotta e ci si concentra soprattutto sull’aura di qualcuno. Si guardano i vestiti, l’orientamento politico, la popolarità, ma non tutto il lavoro che c’è dietro. Bisognerebbe invece pensare soprattutto a quello. Anche perché, senza essere fatalista, in giro ci sono molte più storie di insuccesso. La cosa importante è rimanere con la testa bassa e lavorare».
Un impegno che si riflette anche nella preparazione atletica per le scene di ping pong, dove Chalamet ha stupito per precisione e realismo. «Mi sono allenato con Diego Schlaaf e sua moglie Wei: sono un’autorità a Hollywood quando si tratta di ping pong. Hanno lavorato anche con Tom Hanks per Forrest Gump. Sono 4-5 anni che ci prepariamo: mi sono costantemente allenato tra un progetto e l’altro. Poi, 3 mesi prima di cominciare le riprese, mi sono immerso totalmente in questo sport: al gesto atletico abbiamo aggiunto delle vere e proprie coreografie».
Seguici anche su Facebook. Clicca qui












Aggiungi Commento