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Marco Columbro: “Addio Tv? Un aspetto no me lo spiego. Flirt con Cuccarini? Quando si sposò arrivavano lettere”

Marco Columbro: “Addio Tv? Un aspetto no me lo spiego. Flirt con Cuccarini? Quando si sposò arrivavano lettere”. Marco Columbro sull’addio alla Tv, il presunto flirt con Lorella Cuccarini, e non solo. L’attore e conduttore toscano, 75 anni, ripercorre le tappe della sua vita privata e professionale in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Marco Columbro festeggia quest’anno i suoi 50 anni di carriera. Il debutto avvenne nel 1975 nello sceneggiato «Marco Visconti» di Majano, ma già prima aveva iniziato come mimo. «Prima ancora avevo cominciato come mimo. In calzamaglia nera, con la faccia imbiancata, ero tutto naso e baffi. Mi presentai al provino Rai in camicia e pantaloni bianchi, tipo gelataio argentino. “Si metta lì”. Mi inquadrarono con un fascio di luce. Non vedevo niente, sentivo solo una voce nel buio». Fu scelto per la parte. «Majano mi chiese: “Poi quella c aspirata la perdi, vero?”. “Certo, sì, sì”. Ero un soldato. Dicevo solo: “Prendeteli!”, sfondando una porta. Un anno dopo, con Giulio Brogi, avevo una battuta di due parole: “Stanno arrivando”».

La sua voce divenne presto familiare al pubblico grazie a Five, il draghetto di Canale 5. «Dopo una tournée con Dario Fo ero pieno di spocchia. “Devo provare”. Berlusconi mi prese sottobraccio. “Lei è un attore, improvvisi”. Cominciai a insultare il maestro Augusto Martelli. “Carciofone!”. Silvio rideva. Diventammo amici. Un giorno mi annunciò: “Farai un programma alle otto e mezza”. “Di sera?”. “No, di mattina”. Era Buongiorno Italia». Nel 1989 arrivò il primo Telegatto con il game show «Tra moglie e marito». «I concorrenti erano imprevedibili, specie le signore. Sfacciate, raccontavano i fatti loro nei minimi dettagli, dovevo bloccarle. Una confidò che faceva l’amore sulla lavatrice durante la centrifuga».

Marco Columbro: “Addio Tv? Un aspetto no me lo spiego”

Per quindici anni lavorò accanto a Lorella Cuccarini, soprattutto a «Buona Domenica», dove la competizione tra i due era accesa. «Durante la caccia al tesoro partivano gomitate vere. E poi i tecnici la favorivano. Sul toro meccanico, se salivo io lo mandavano a mille, per lei a cento, certo che vinceva». Non mancarono incidenti curiosi. «Ero Robin Hood strabico. La freccia era legata a un filo da pesca, doveva conficcarsi in una tavoletta di sughero sotto il suo vestito. Si ruppe e le infilzò il gluteo. Lorella disse solo: “Ahia”. Era bionica».

Il loro affiatamento alimentò voci di un legame sentimentale. «Quando si sposò, le arrivarono un sacco di lettere: “E con Marco che fai? Lo lasci?”. Non c’è mai stato nulla, era innamoratissima di Silvio». Il successo proseguì con la fiction «Caro Maestro», che raggiunse 7 milioni di telespettatori. «Ben fatta e ben scritta. Con Elena Sofia Ricci ci siamo trovati, due toscanacci. Logorroica, tra un ciak e l’altro mi raccontava tutti i fatti suoi. Per scaramanzia prima di entrare in scena ripeteva: “Mer..mer..mer..”. Gliene regalai una di plastica».

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La sua vita cambiò bruscamente il 7 dicembre 2001, durante la visita a un monastero tibetano a Biella, quando fu colpito da un aneurisma cerebrale. «Da tre giorni avevo un forte mal di testa per la sinusite. Presi un medicinale. Non sapevo che contenesse 3 grammi di acido acetilsalicilico. La dose eccessiva mi causò un picco di pressione sanguigna che ruppe l’arteria. Lo scoprirono durante la risonanza. Avevo in corpo una mina vagante. Fu clippata. Il giorno dopo ebbi un altro attacco. Tre settimane in coma».

Marco Columbro: “Flirt con Cuccarini? Quando si sposò arrivavano lettere”

Il risveglio fu difficile. «Non mi ricordavo nemmeno come ci si faceva la barba. Parlavo malissimo, avevo un’emiparesi sinistra. Ho fatto ginnastica, logopedia. Ho recuperato in fretta. Un anno dopo ero in teatro. Un azzardo. Ma volevo sapere se ero ancora capace o ero fottuto». Ritornò in televisione con «Paperissima» accanto a Natalia Estrada. «Stava con Paolo Berlusconi, che mi disse: “Mi raccomando, trattamela bene”». Poi, però, la sua presenza sul piccolo schermo si ridusse drasticamente. «Per la tv sono come morto». «Ed è stato proprio così».

Nonostante l’amicizia con Berlusconi, non riuscì a ottenere nuove opportunità. «Nel 2006 gli scrissi una mail: “Ho bisogno di lavorare”. Mi telefonò subito. “Domani ti chiameranno”. Non è mai successo». Il motivo rimase un mistero. «Lo ignoro. Questo enigma me lo porterò nella tomba. Ero al massimo della popolarità. Antipatico a qualcuno? Non credo. Mi scoccia elemosinare il lavoro». Anche la Rai non lo accolse. «Per loro ero troppo Mediaset. Ai tempi c’era concorrenza vera, agguerrita. La prima puntata di Buona Domenica Publitalia la vendette al 12 per cento, facemmo il 22. Dall’altra parte c’era Baudo, un grande furbacchione. Infilò a Domenica In anche Novantesimo minuto, così saliva al 23-24. “Li abbiamo battuti”. Ma non era vero».

«Pier Silvio Berlusconi? Parlare con lui è difficilissimo, ci ho rinunciato. Dieci anni fa mi fecero un contratto di due anni, però non ho avuto nessun programma». Alla domanda se fosse stato un regalo, rispose con ironia. «Forse. Non sono più miliardario come un tempo». Eppure, nonostante tutto, non rinnega la sua carriera. «Per una bella fiction. Ma non mi chiameranno mai. La vita è così, sono contento, ho fatto un lavoro splendido, mi sono divertito, la gente mi ferma ancora per strada. “Sei un grande!”, mi vogliono bene, soltanto questo conta».

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