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Noyz Narcos: “La violenza non mi piace ma sono affascinato da un aspetto. Questo governo ha vinto perché siamo diventati innocui”

Noyz Narcos: “La violenza non mi piace ma sono affascinato da un aspetto. Questo governo ha vinto perché siamo diventati innocui”. Noyz Narcos sulla violenza, il governo Meloni, il nuovo lavoro discografico appena uscito, e non solo. Il rapper romano, 46 anni, si racconta in una intervista a ‘Vanity Fair’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Noyz Narcos racconta che il giorno dell’uscita di un album lo vive «male». Anche dopo aver ascoltato il disco molte volte, gli sembra di sentirlo sempre per la prima volta proprio in occasione della pubblicazione. È quello il momento in cui non si può più correggere nulla, e spesso nota dettagli che non gli piacciono solo dopo l’uscita: «è il momento in cui mi rendo conto del lavoro che ho fatto».

Parlando di violenza, spiega che «dipende da che punto di vista la si guarda. Non sono una persona violenta e la violenza non mi piace in nessuna forma. Però sono affascinato dall’immaginario violento: musica, immagini, atmosfere che scuotono più di qualcosa di armonioso. Non saprei dire perché, ma credo affascini tutti: succede con la cronaca nera per esempio. Ti smuove». Alla domanda sul perché, aggiunge: «Perché è un qualcosa che nessuno ha il coraggio di mettere in atto, quindi ti incuriosisce anche se la rifiuti». Persino la violenza degli allevatori che sgozzano le galline lo colpisce: «sono cose che non riuscirei mai a fare, ma comunque mi affascina».

Noyz Narcos: “La violenza non mi piace ma sono affascinato da un aspetto”

Il discorso si sposta sulla morte, che lo affascina «più della violenza». È sempre stata al centro del suo immaginario, e la morte violenta colpisce ancora di più. Tuttavia, ciò che lo attrae è soprattutto il mistero: «la morte è un mistero assoluto. Non sai cosa c’è dopo». Ha provato a darsi una risposta, ma riconosce che non esiste certezza: «Essendo nato in un Paese in maggioranza cattolico ci insegnano che c’è il paradiso, l’inferno, il purgatorio e Dio. Puoi studiare religioni, culture, filosofia, ma non avrai mai la risposta». Per lui è «l’ultima grande domanda» che apre infinite possibilità creative. E si chiede: «Se poi dopo scoprissi che era tutta una finzione cos’avrei vissuto a fare?».

Trasformare questo immaginario in arte non gli sembra difficile, perché «la morte ti obbliga a una riflessione». Per lui è più semplice costruire narrativa su temi oscuri e poco chiari che su concetti già limpidi: «La morte mi dà infinite possibilità: ci puoi scrivere mille cose, molto più che parlando di amore, guerra o politica».

Noyz Narcos: “Questo governo ha vinto perché siamo diventati innocui”

In un verso del disco afferma che l’attuale governo «ha trasformato questo Paese in un inferno e ha vinto». Spiega che si tratta di «un dato di fatto del Paese in cui viviamo», ma anche di un rimprovero verso chi avrebbe dovuto contrastare certe dinamiche e verso se stesso, che non è mai andato a votare. «Siamo tutti parte del problema», dice, sottolineando come oggi la gente guardi il telefono invece di osservare ciò che accade intorno. «Siamo chiusi in casa sopraffatti da mille cose futili, così siamo diventati innocui, non siamo più un problema e così hanno vinto loro, quelli del governo».

Tra le collaborazioni, quella con Kid Yugi non rappresenta per lui un passaggio di testimone: «No, non mi è mai piaciuto come concetto. Ognuno resta con la sua identità. Non consegni il tuo a qualcun altro. È un dialogo tra due artisti diversi, con percorsi diversi». Racconta poi della collaborazione con Shiva: «Ci siamo conosciuti molto tardi, ha avuto un periodo di detenzione, aveva sempre espresso rispetto verso la mia musica e sapevo che gli avrebbe fatto piacere collaborare insieme». Precisa che Shiva non è un esordiente: «rappa da molto tempo, non è proprio di primo pelo, mi ha sempre colpito la sua autenticità». L’idea non era quella di fare semplicemente un “pezzo”, ma «una canzone».

Noyz Narcos: “Ho fatto lavori che non volevo fare, e avevo solo un sogno”

Diverso il rapporto con Achille Lauro, che definisce «un amico» e sottolinea come sia della stessa zona. «Assistere alla sua ascesa è stato un traguardo anche per tutti i ragazzi del nostro quartiere». Narcos riconosce la mutazione artistica di Lauro, capace di toccare diversi generi e palcoscenici inediti per il rap. «Se non fosse stato per il ritornello di Lauro questo brano non sarebbe nemmeno uscito. Penso sia ormai un cantautore».

Nel disco compare anche una voce femminile, scelta inconsueta per lui: «Madame è stata una scelta mia, nessuno se lo sarebbe mai aspettato, ma tra le ragazze che fanno questo genere è una tra le poche che scrive molto bene, ed è anche autrice dei testi. L’unica che mi ha colpito». Infine, riflette su una frase presente nel disco: «Faccio tutto il cazzo che volevo da ragazzino». Per lui oggi significa essersi conquistato la libertà. «Ho fatto lavori pesanti, lavori che non volevo fare, e l’unica cosa che sognavo era non avere un padrone sopra la testa. La musica mi ha dato questa possibilità, ma non è stato facile: servono disciplina e sacrificio». Conclude affermando che non si vergognerebbe mai di tornare a un lavoro normale, ma «oggi vivo di quello che amo».

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