Kate Winslet: “Goodbye June scritto da mio figlio in un momento di lutto. Volevo solo produrlo, poi ho cambiato idea”. Kate Winslet su Goodbye June, è non solo. L’attrice britannico, 50 anni, parla del suo primo film da regista, dal 24 dicembre su Netflix, nato da una sceneggiatura del figlio Joe Anders, 21 anni, avuto con il regista Sam Mendes. Di seguito vi proponiamo alcuni passaggi dell’intervista a ‘Il Corriere della Sera’.
Il film, prodotto dalla stessa Kate Winslet, vede nel cast, oltre a lei, Helen Mirren, Tony Colette, Andrea Riseborough, Johnny Flynn e Timothy Spall. L’attrice racconta che «Tutto è nato da un compito assegnato a mio figlio dalla scuola di sceneggiatura che frequenta a Londra. Joe è ancora molto giovane e timido, ma l’insegnante lo ha spronato a scrivere “qualcosa di cui sai”».
Non si trattava esattamente della nonna morta nel 2017, ma, spiega Winslet, «buttò giù una sceneggiatura che racconta la storia di una famiglia caotica, formata da un padre, una madre e quattro fratelli ormai adulti, molto diversi fra loro, spesso in lite, che si riunisce intorno al capezzale dell’anziana per salutarla un’ultima volta. È il racconto di come sia possibile avvicinarsi, spiegarsi e finalmente comprendersi attraverso il lutto».
Pur non essendo un racconto autobiografico, le somiglianze con la sua esperienza familiare erano evidenti: «Ci sono molte similitudini. Joe era rimasto colpito da come tutti noi, io e i miei tre fratelli, sparsi in ogni angolo del pianeta, ci eravamo ritrovati in pochissimo tempo, con compagni e figli, intorno alla nonna. Il suo racconto nasce da quella impressione, quando era un teenager. Non è una storia di perdita, è una storia di unione familiare, di capacità di ritrovarsi dopo anni di lontananza».
Kate Winslet: “Goodbye June? Volevo solo produrlo, poi ho cambiato idea”
Kate Winslet ricorda di aver intuito subito il potenziale cinematografico di quel progetto: «Me lo fece leggere quando mancavano ancora una ventina di pagine, ma sì mi resi conto, e glielo dissi, che era molto buono». Tuttavia, la reazione del figlio non fu entusiasta: «Fu contrariato, per lui era un esercizio stilistico e da me voleva solo un parere, non un lavoro, ma io sapevo che non mi sarei mai perdonata se non lo avessi fatto».
Così decise di produrre il film e di coinvolgere Helen Mirren nel ruolo della madre, attrice con cui aveva già lavorato nel 2016 in Collateral Beauty. «Helen aveva una regola. Aveva promesso a sé stessa che non avrebbe mai recitato nei panni di una malata di Alzheimer o di una malata di cancro, ma per farmi piacere lesse il copione e poco dopo mi chiamò. “Ok, lo faccio per te”, mi disse. È stata molto coraggiosa a mostrarsi così fragile. Si vedeva, e me lo ha anche confessato, che le costava molta fatica, ma lo ha fatto, e non solo per amicizia, ma per sostenere una regista al suo debutto, una donna in settori ancora prepotentemente dominati dagli uomini».
Quanto al suo ruolo di sorella maggiore, Winslet spiega la complessità di ricoprire tre funzioni contemporaneamente: «Inizialmente volevo solo produrlo ma volevo anche che mio figlio mi fosse vicino nel processo, che fosse in grado di mantenere il controllo del suo racconto e potevo farlo solo dirigendolo. Certo, sì, produrre, recitare e dirigere è faticoso da un punto di vista organizzativo e logistico, ma con l’esperienza di attrice sapevo cosa avrei voluto da un regista e ho cercato di metterlo in atto».
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