Neurochirurgo permette alla figlia 12enne di praticare un foro nella testa di un paziente: arrestato. Un neurochirurgo permette alla figlia 12enne di praticare un foro nella testa di un paziente durante un intervento e viene arrestato. Sembra la scena di un film horror ma è avvenuto davvero il 13 gennaio dell’anno scorso a Graz, in Austria, dove un uomo vittima di un grave trauma cranico era stato portato d’urgenza in sala operatoria per un intervento considerato essenziale per salvargli la vita.
L’operazione, sebbene tecnicamente riuscita, si è trasformata in un caso clamoroso quando è emerso che il neurochirurgo in formazione avrebbe introdotto in sala la figlia dodicenne, permettendole di partecipare alla procedura in un momento estremamente delicato. La ricostruzione fornita nei documenti processuali evidenzia come, poco prima del completamento dell’intervento, il chirurgo si sia allontanato dal tavolo operatorio per una telefonata, lasciando la giovane in presenza di un collega più esperto.
Proprio in quegli istanti, secondo l’accusa, la ragazza avrebbe appoggiato la propria mano su quella del medico mentre quest’ultimo manovrava il trapano chirurgico, contribuendo alla perforazione del cranio per l’inserimento di una sonda. La madre, presente in sala, avrebbe persino incoraggiato la partecipazione della figlia, descrivendo in seguito l’episodio come il primo pozzo perforato dalla bambina. Il gesto è stato definito dal pubblico ministero una grave mancanza di rispetto verso il paziente, esposto a rischi non giustificabili.
La versione dei medici
La difesa dei due medici sostiene una versione diversa. Gli avvocati affermano che la bambina non avrebbe compiuto alcun atto autonomo e che il controllo dello strumento sarebbe rimasto in mano al personale sanitario qualificato. Viene riconosciuto che la presenza della minorenne in sala operatoria sia stata inopportuna, ma secondo i legali non avrebbe inciso sulla sicurezza del paziente.
L’avvocato del neurochirurgo ha aggiunto che il professionista sta già pagando da due anni le conseguenze di una decisione imprudente, mentre il legale dell’altro medico sostiene che il suo cliente non conosceva l’età della ragazza e che il contatto con la mano del chirurgo sarebbe stato solo un gesto marginale. La vicenda si complica ulteriormente con l’accusa rivolta alla madre di aver cercato di convincere un collega a minimizzare l’accaduto e di aver inizialmente presentato l’intervento della figlia come una semplice esercitazione.
La direzione del reparto ha appreso il fatto tramite una lettera anonima, rimasta incredibile persino agli occhi del primario. Il procedimento è in corso e la sentenza è stata rinviata, mentre la comunità medica e giudiziaria attende di capire come si concluderà un caso che ha sollevato interrogativi profondi sulla responsabilità professionale e sul rispetto dei pazienti.
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