Thomas Ceccon: “Critiche? La mia ironia capita da pochi. Relazione? Magari meglio non trovarla proprio adesso”. Thomas Ceccon sulle critiche e l”ironia capita da pochi, la relazione, le gare, è non solo. Il nuotatore vicentino, 25 anni, si racconta in una intervista a ‘La Stampa’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Oggi sente di conoscersi abbastanza: «Abbastanza: ho sbagliato tanto e imparato tanto». Riflettendo sul contesto italiano, ammette che «devi avere intorno persone che ti vogliono bene. Non è facile. A me è successo di ripetere lo stesso errore. Ho provato a insistere su certi atteggiamenti in vasca per tentare di distribuire le forze e tenere più prove possibile. Se osi e cadi la gente storce il naso. Però noi italiani miglioriamo…».
Ricorda come da ragazzino ogni errore fosse vissuto come una condanna: «Da ragazzino ogni errore era vissuto come una strage. Crocefisso e bollato come spocchioso per delle leggerezze. È facile rimanerci male. Per fortuna io ho da sempre lo stesso allenatore, Alberto Burlina e ascolto lui che è un’ottima voce guida. Essere capito è fondamentale, i giudizi superficiali mi hanno pesato».
L’estate scorsa ha viaggiato in Vietnam, esperienza che gli ha lasciato forti impressioni: «L’umidità, scherzo. Sono rimasto molto sorpreso in un’escursione tra le risaie un tempo fronte di guerra, posti dove gli americani le hanno anche prese e dove si respira una storia recente. Nel villaggio ho provato emozioni intense».
Anche in gara non nasconde il gusto dei successi sugli americani, tanto da dire che gli piace quando «gli Usa le prendono». Spiega: «Non sono supersimpatici. Agli ultimi Mondiali le hanno prese anche internamente dal grande Phelps che li ha bacchettati. Sono abituati a vincere e se non succede si stizziscono, ma quando vanno forte è perché sono bravi e io lo so».
Thomas Ceccon: “Critiche? La mia ironia capita da pochi”
Non manca di raccontare la provocazione della cuffia Usa indossata in Australia: «L’amico Razzetti mi ripeteva “fai a meno, dai”. Ci tenevo: avranno fatto i loro commenti e chi se ne frega. Tra atleti la viviamo con goliardia, non come insulto. La cuffia mi è cara, l’ho scambiata ai Mondiali jr del 2017. Mi sta bene. Se posso, non uso la mia».
Il messaggio «mi ha rubato pure la cuffia», pubblicato nel giorno delle notizie sul furto di Pilato e Tarantino a Singapore, ha scatenato polemiche: «Faceva ridere, purtroppo non era probabilmente il momento di scherzare. Sono così, mi son calmato negli anni ma se mi mettono sul piatto d’argento un’occasione tanto bella non resisto». Ammette che gli è stato chiesto di cancellare il post: «Sì, da diverse persone. L’idea iniziale era comunque di tenere il commento due ore e toglierlo. Era un piccolo non-sense, a modo mio».
La sua ironia, però, non sempre viene capita: «Da pochi. Anche di recente, ho battuto due record italiani e ci ho giocato scrivendo che era ora perché quelli che li avevano prima sono antipatici. Uno era Mora e stava là con me, ha riso. Io voglio portare questa vena, se arrivano critiche da fuori, pazienza. Lo sport viene preso troppo seriamente». Ripensa anche alla volta in cui è stato giudicato peggio: «Mi fraintendono da quando sono ragazzo e senza risultati ero anche più attaccabile». Riconosce che «di sicuro, uscivo dal segno e oggi evito gli eccessi, ma solo con i risultati mi hanno lasciato dire la mia».
Thomas Ceccon: “Relazione? Magari meglio non trovarla proprio adesso”
Non manca di commentare la squalifica in Polonia: «Sì. Gli errori si fanno, questo era meglio evitarlo. È una stupidata, non credo che potesse capitare a tutti ma l’impulso di portarsi via una cosa per fare gli splendidi è comune». Riflette anche sul modo di portare l’italianità, dal famoso pisolino al villaggio olimpico di Parigi in poi: «Ho viaggiato tanto, guardato, ascoltato e copiato. Ho uno stile universale. In Italia si pensa che quel che si fa qui non possa essere modificato o contaminato, io cambio di continuo. Con il mio tecnico Alberto tutto quello che ci sembra intelligente lo proviamo».
Accoglie con favore le parole di Sinner: «Sì, di sicuro anche se lo sport italiano dà più di quello che riceve. Negli ultimi anni abbiamo vinto proprio tanto e ci starebbero più fondi, attenzioni, impianti, educazione». Alla fine degli Europei tornerà in Australia per altri tre mesi, e sul tema della squadra osserva: «Il gruppo nel nuoto non è male. In generale percepisco molta invidia nello sport e nel mondo del lavoro in generale. Là si respira meno».
Infine, confessa di sentirsi pronto per una relazione stabile, pur con la dedizione al nuoto: «Magari meglio non trovarla proprio adesso che parto per l’Australia. Fidanzarmi non è una priorità, credo solo che in questa fase della vita se incrociassi una persona che mi capisce si incastrerebbe».
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