Clementino e Rocco Hunt: “La nostra lingua ha una particolarità unica. E quel ricordo di Pino Daniele…”. Clementino e Rocco Hunt sulla lingua napoletana, e non solo. I due rapper campani sono la coppia di giudici di “The Voice Senior”. Ne parlano in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Pino Daniele li aveva definiti due mascalzoni, e per Clementino quel ricordo resta indelebile: «Pino… Solo il nome fa venire i brividi a ogni napoletano. È stato un onore per me quando mi ha invitato a Roma nel suo studio di registrazione e insieme abbiamo realizzato la canzone “Da che parte stai”. Ma forse il ricordo più bello è quando gli regalai una caffettiera da cui, appena usciva il caffè, partiva “O surdato ‘nnammurato”. Ridendo mi disse: “Tu si’ nu disgraziat!”». Anche Rocco Hunt conserva un legame speciale con lui: «Nel 2014 ho avuto il privilegio, con Clementino, di salire sul palco accanto a Pino in quello che è stato il suo ultimo concerto a Napoli, al Palapartenope. Eravamo diventati i suoi “scarrafoni” (scarafaggi, ndr). A Sanremo 2025 abbiamo voluto ricordarlo cantando la sua “Yes I know my way” nella serata delle cover».
La loro amicizia nasce molto prima, come racconta Rocco: «Ho conosciuto Clementino circa 15 anni fa: partecipavo a una sfida di freestyle e lui, rapper già affermato, era in giuria. Ho vinto quella competizione e da lì è nata la nostra collaborazione artistica e l’amicizia». Clementino aggiunge: «Considero Rocco un fratello minore. Io di Napoli, lui di Salerno, la nostra coppia è subito piaciuta e la nostra musica è entrata nel cuore della gente. Ormai, quando Rocco fa un concerto il pubblico si aspetta che a un certo punto sul palco arrivi anch’io. E viceversa».
Clementino e Rocco Hunt: “La nostra lingua ha una particolarità unica”
Non a caso, il 28 dicembre a Napoli Clementino annuncia: «… al mio concerto al Palapartenope ci saranno tanti amici: Gigi D’Alessio, Negrita, Settembre, Ugo Crepa. E “fratm”, Rocco». Parlando della sua città, Clementino la descrive con poesia: «Napule è nu canto ‘e na sirena ‘mmiezz’a tante sotto a ‘stu cielo, ma nisciuna è cchiù bella ‘e Napule stasera (Napoli è il canto di una sirena in mezzo a tante sotto al cielo, ma nessuna è più bella di Napoli questa sera, ndr)». Rocco, dal canto suo, non dimentica Salerno: «Per me Salerno è una grande madre, che ti accoglie sempre con calore. E così sono anche i salernitani».
Gianna Nannini aveva detto: «Con l’italiano non si arriva a Chiasso, con il napoletano giri il mondo». Rocco conferma: «Il napoletano ha un’armonia unica. Per questo le canzoni partenopee hanno una tradizione millenaria che ha varcato ogni confine e superato le barriere linguistiche». Clementino sottolinea il valore della lingua anche nel rap: «La nostra lingua ha una sonorità intrinseca e quando lo dico non penso soltanto alla canzone napoletana tradizionale. Noi siamo rapper e rappare in napoletano, una lingua con tutte le parole tronche, senza le vocali finali, ci fa sembrare di Brooklyn, americani, internazionali… Insomma, è un valore aggiunto».
Clementino e Rocco Hunt: “Napoli e Salernitana le nostre squadre del cuore”
Infine, da veri scugnizzi, non rinunciano alla squadra del cuore. Clementino racconta: «Non ne parliamo proprio, per il Napoli ho fatto tante di quelle pazzie! Per il terzo scudetto ho scritto una canzone, “Guardando la luna”. Per il quarto ho fatto dipingere fuori casa mia un murales con tutti i giocatori del Napoli che avevano vinto uno scudetto, primo fra tutti Maradona. Eh, quanti ricordi con Diego! L’ho portato a rappare al Teatro San Carlo di Napoli e se cercate su YouTube troverete un video in cui lui presenta il mio album “Vulcano”. Tornando a oggi, stiamo attraversando un momento difficile, con buona parte dei giocatori infortunati. Ma noi napoletani sappiamo bene che, dopo una situazione complicata, arriva una grande gioia. Aspettiamo».
Rocco conclude con orgoglio: «Amo Napoli, mi ha regalato tanto artisticamente. Ma chiaramente tifo per la squadra della mia città, la Salernitana, da quando sono piccolo e mio padre mi portava allo stadio. Ora siamo in Serie C, ma speriamo che presto la nostra squadra riesca ad avere il palcoscenico che merita».
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