Sicilia Express, il film di Ficarra e Picone, riesce in un’impresa tutt’altro che scontata: far ridere con intelligenza mentre mette il dito in una delle ferite più profonde del Paese, la storica disparità tra Nord e Sud. Attraverso la storia di Salvo e Valentino, due infermieri siciliani che lavorano in una clinica milanese e fanno i pendolari tra Milano e la loro terra d’origine, il film (disponibile su Netflix) costruisce un racconto che è allo stesso tempo leggero e dolorosamente realistico.
Il ritmo è quello tipico della comicità del duo, fatto di battute secche, sguardi, silenzi e situazioni paradossali che strappano risate autentiche, ma dietro quella leggerezza si muove una riflessione amara e lucidissima. L’idea narrativa del cassonetto magico, che permette ai protagonisti di teletrasportarsi da Piazza Duomo a una stradina del loro paesino siciliano, funziona benissimo come espediente comico e come potente metafora.
Non è solo un trucco surreale per movimentare la trama, ma la rappresentazione simbolica del desiderio di milioni di persone di annullare le distanze, i tempi infiniti dei trasporti, i costi proibitivi dei voli, soprattutto nei periodi festivi. Il cinema, qui, diventa quasi un sogno collettivo: quello di una mobilità semplice, giusta, accessibile. E il contrasto tra la fantasia del teletrasporto e la realtà dei low cost diventati improvvisamente inaccessibili nei momenti cruciali dell’anno è uno degli elementi più riusciti del film.
La retorica delle promesse elettorali
Una delle parti più incisive è quella legata alla politica, con la figura del primo ministro interpretato da Max Tortora. La scena del discorso ufficiale, pieno di promesse sulla riduzione delle disuguaglianze, è costruita con un’ironia che fa ridere mentre fa arrabbiare. Ancora più forte è il momento a microfoni spenti, quando il politico ammette di aver detto solo sciocchezze, compiacendosi del fatto che l’assistente siciliano ci abbia creduto. È una sequenza che non ha bisogno di essere spiegata: colpisce dritto al cuore perché rispecchia una sensazione diffusa, quella di un Sud utilizzato come bacino di consenso e poi sistematicamente dimenticato.
Particolarmente toccante è il modo in cui il film affronta il tema della migrazione interna, una realtà spesso raccontata solo in termini statistici ma qui riportata alla sua dimensione umana. Salvo e Valentino non sono semplicemente due lavoratori fuori sede, ma uomini sospesi tra due vite che non riescono mai a combaciare davvero. Da una parte il lavoro, la stabilità economica, il senso del dovere; dall’altra le case lasciate vuote per metà settimana, i figli che crescono vedendo i padri solo attraverso uno schermo, le mogli costrette a portare avanti da sole il peso quotidiano della famiglia.
La distanza non è solo chilometrica, è emotiva, è fatta di compleanni saltati, di abbracci rimandati, di stanchezza accumulata senza poterla condividere. La comicità di Ficarra e Picone, in questi momenti, si fa più sottile, quasi tenera, e accompagna lo spettatore dentro una drammaticità silenziosa che è quella di migliaia di giovani e di lavoratori costretti ogni anno a lasciare il Sud per cercare dignità altrove.
Il dramma della migrazione
Sicilia Express non è solo una commedia, ma anche un racconto sulla migrazione interna, quella dei giovani e dei lavoratori del Sud costretti a spostarsi per trovare un’occupazione stabile. Le famiglie lasciate a casa, i figli che crescono con un padre presente solo a metà, le relazioni che si sfilacciano a causa delle distanze non sono mai trattate con retorica, ma con una delicatezza che rende tutto ancora più vero. La Sicilia non viene mai idealizzata come un paradiso perduto, né Milano come un mostro ostile, ma il sistema nel suo insieme viene mostrato per ciò che è: sbilanciato, ingiusto, incapace di garantire pari diritti di mobilità e di opportunità.
Il merito più grande del film è quello di riuscire a essere divertente senza essere superficiale. Si ride molto, ma si resta anche con una serie di domande in testa. Le scene politiche riflettono in modo sorprendentemente fedele l’andamento di un Paese che continua a investire più al Nord che al Sud, perpetuando una frattura che sembra ormai diventata strutturale.
Applausi, quindi, a Ficarra e Picone perché
Sicilia Express è una commedia riuscita e, allo stesso tempo, un piccolo atto di accusa mascherato da leggerezza. Un film che intrattiene, ma soprattutto fa pensare, ricordandoci che la distanza tra Nord e Sud non è solo geografica, ma culturale, politica e umana. Con Sicilia Express, Ficarra e Picone si riscattano pienamente dopo le ingenuità e le forzature de L’abbaglio, dimostrando di saper tornare a una comicità intelligente, popolare e capace di raccontare il Paese senza alimentare la solita favola del Garibaldi eroe.
Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com
Seguici anche su Facebook. Clicca qui












Aggiungi Commento