Bufala sassaiola, sceneggiata dell’arrivo giorno dopo, e non solo: cronaca di una big diventata provinciale. La Juventus è arrivata il giorno della partita a Napoli perché, secondo la fantasia collettiva di certa stampa bianconera, i tifosi azzurri avrebbero trascorso la vigilia impegnati in un’unica missione: trasformare la notte torinese in un incubo pirotecnico fatto di fuochi d’artificio, petardi e motorini con clacson assordanti. Come se l’intera città, il sabato sera, non avesse altro da fare che organizzare uno show personalizzato per turbare il sonno dei calciatori juventini. Una narrazione costruita con la cura di chi preferisce deviare l’attenzione invece di guardare in faccia la realtà.
A rafforzare il quadretto è arrivato anche Chiellini, l’uomo che in carriera ha distribuito più legnate di un boscaiolo, restando praticamente impunito, o quasi. L’ex difensore, oggi dirigente del club piemontese, con tono paternalistico ha detto che la Juventus è “abituata a ben di peggio”, come se avesse trascorso anni a difendersi da orde di napoletani armati di catapulte. Un modo elegante per non smentire nulla, rimanendo nel vago proprio quando la verità era già chiara: non c’è stata alcuna sassaiola ai danni del pullman bianconero. Nessuna pietra, nessun agguato premeditato. Solo un idiota che ha lanciato una bottiglia di vetro, e un racconto inventato, utile a costruire una sceneggiata perfetta da mandare in scena nel post partita se le cose sarebbero andate storte.
La smentita netta è arrivata dal collega Carlo Alvino, che ha definito “brutta pagina di giornalismo” la ricostruzione diffusa da DAZN, ricordando che l’episodio della presunta sassaiola non è mai accaduta e che chi gestisce l’ordine pubblico a Napoli non ha registrato nulla di simile. Una fake news nata e gonfiata nel giro di poche ore, frutto di un sensazionalismo che somiglia più a uno stratagemma disperato che a un semplice errore.
La bufala sassaiola
E qui emerge il punto centrale, quello che nessuno tra i fautori della versione romanzata sembra voler affrontare: questa costruzione narrativa non è casuale. Sa tanto di tentativo, alquanto stantio, di spostare il fuoco, di costruire una storia alternativa che ricordi a tutti che Napoli sarebbe una città ostile, pericolosa, “esagitata”, mentre la squadra bianconera, poverina, sarebbe costretta a difendersi persino prima di entrare in campo. Raccontarla così aiuta a creare un diversivo perfetto, soprattutto quando la partita offre una verità molto più scomoda.
Perché la verità, quella che non si può manipolare, è il campo. E su quel campo la Juventus non è mai entrata davvero in partita. Il Napoli, pur privo di ben sette titolari per infortuni, ha dominato in lungo e in largo. Ha giocato con lucidità, intensità, personalità, dando la sensazione di essere superiore sotto tutti i punti di vista alla compagine che, ad oggi, ha 8 punti in meno in classifica.
La Juventus ha avuto solo una piccola parentesi favorevole, il pareggio momentaneo di Yildiz, un episodio isolato concesso dagli azzurri in un attimo di disattenzione. Per il resto, il divario in termini di idee, ritmo ed efficacia è stato evidente, quasi imbarazzante per chi continua a vivere di rendita sul proprio passato. E poi diciamolo chiaramente: in tutta questa vicenda emerge con chiarezza il quadro di una squadra che, invece di concentrarsi sul campo, preferisce rifugiarsi in alibi folkloristici e messinscene fuori luogo, mostrando un atteggiamento che poco si addice a chi pretende di definirsi una big.
La vera sassaiola a Torino nel 2024
Eppure una vera sassaiola in realtà si è verificata, non a Napoli ma a Torino. A metterla in atto furono proprio gli stessi tifosi che oggi si dichiarano indignati. Il 2 febbraio 2024, in occasione del match Juventus-Inter, alcuni sostenitori della Juve presero di mira l’autobus del club nerazzurro, bersagliandolo con sassi e uova e colpendolo più volte. L’episodio avvenne a circa cento metri dall’ingresso dello Juventus Stadium.
In quel frangente, una pietra riuscì a infrangere un vetro della fiancata destra, subito dietro i primi posti occupati dai medici sociali dell’Inter. Solo la fortuna e la presenza di una pellicola protettiva evitarono conseguenze peggiori: il vetro, colpito con forza, non andò in frantumi ma rimase crepato. La polizia intervenne rapidamente e fermò quattro tifosi bianconeri.
Da big a provinciale
Tornando al presente, la Juventus ha dato l’impressione di essere diventata ciò che per anni ha attribuito agli altri: una realtà provinciale, più impegnata a lamentarsi, recitare e giustificarsi che a costruire una vera identità in campo. Il Napoli, pur tra mille difficoltà, ha dimostrato di essere superiore tecnicamente, tatticamente e mentalmente. La differenza è stata evidente e lampante.
Nessun disturbo notturno, nessuna pietra inesistente, nessuna sceneggiata mediatica potrà cancellare il fatto che la partita è stata un monologo azzurro e che la Juventus, invece di confrontarsi con questa evidenza, ha preferito rifugiarsi in una storia inventata. Alla fine, resta un’immagine chiara: una squadra, il Napoli, che ha parlato con il gioco; un’altra, la Juventus, che ha parlato con un racconto costruito. L’una ha dominato il campo. L’altra ha dominato l’immaginazione. E per fortuna nel calcio contano i gol, non le narrazioni creative.
Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com
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