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Catena Fiorello: “Tumore? L’ho sconfitto ma ho rischiato la vita per altro. Talento in casa legato al caos in casa nostra”

Catena Fiorello: “Tumore? L’ho sconfitto ma ho rischiato la vita per altro. Talento in casa legato al caos in casa nostra”. Catena Fiorello sul tumore sconfitto, la sepsi per cui ha rischiato la vita, il talento in casa, e non solo. La scrittrice siciliana, 59 anni, si racconta in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Il tumore al seno da cui soffriva era ormai guarito, ma la sua vita è stata messa nuovamente in pericolo da una colecistite malcurata che l’ha portata in sepsi. «Quello è guarito. Sono finita invece in sepsi per una colecistite malcurata. Arrivo in ospedale e il medico dice: “È in sepsi, non garantisco l’esito”. Mi hanno operata d’urgenza, ho fatto un mese ricoverata, poi mesi di convalescenza. Ho rischiato la vita».

Ricorda come tutto ebbe inizio con coliche terribili e la visita da un grande specialista che, invece di operarla subito, la sottopose a una serie di esami inutili. «Avevo coliche terribili. Vado da un grande specialista che mi dice che devo operarmi, però prima inizia a farmi una serie di esami inutili. Le settimane, i mesi passavano e stavo peggio. Insisto con l’esimio professore e lui sempre “sì, però…”. Finché mi viene la febbre a 40 e mezzo. E lui, al telefono: prenda l’antibiotico, prenda questo, quell’altro. La febbre non scendeva, misuro la pressione e avevo 52 di minima e 70 di massima. Un amico medico ha detto che ero di sicuro in shock settico. Ero a casa a Roma, ho costretto Paolo, il mio compagno a portarmi a Tricase, nel Leccese. Avevo letto che c’era un ospedale d’eccellenza, con un medico catanese che faceva miracoli specie con le malattie dell’addome. Ho detto: se sto morendo, almeno, voglio che mi curi un siciliano».

Catena Fiorello: “Tumore? L’ho sconfitto ma ho rischiato la vita per altro”

Nonostante l’infezione potenzialmente letale, decise di affrontare sette ore di viaggio in auto per raggiungere quel medico. «Sette ore d’auto. Ho girato un video, da mandare ai miei fratelli e mamma in caso di morte, in cui dicevo: cari Rosario, Beppe, Anna, cara mamma, qualunque cosa succeda, sappiate che non è stato Paolo che mi ha voluto portare a Lecce. Avevo pensato: se muoio, daranno la colpa a lui. Ma io volevo andare dal dottor Massimo Viola, genio della robotica. Arrivo, lo trovo, mi opera subito».

L’intervento, previsto per un’ora e mezza, si rivelò molto più complesso. «Aveva detto che l’intervento sarebbe durato un’ora e mezzo. Dopo quattro ore e mezzo, ero ancora in sala operatoria. Paolo pensava che fossi morta. Ma avevano scoperto una pancreatite, un nodulo incistato nel duodeno… Quella notte, c’era la finale di Sanremo. Non avendo detto niente ai miei, avevo chiesto a Paolo di rispondere ai miei messaggi come se fossi io. Quando mi sono svegliata dall’anestesia, mi ha detto: ho commentato con tua sorella tutti i look del festival».

Il suo carattere forte richiama quello delle donne siciliane protagoniste dei suoi romanzi, e lei stessa racconta il lungo lavoro dietro «Vita e peccati di Maria Sentimento». «Lavoro al libro su Maria da almeno otto anni. Per i primi due, ho fatto solo ricerche storiche su quel periodo magico di Taormina, fra gli anni ’50 e ’60, quando vi si ritrovavano tanti artisti, quando Greta Garbo stava in una villa a Letojanni, il mio paese natio, fatto di pescatori e casalinghe e passavano Pablo Picasso, Gloria Vanderbilt, capi di Stato, Ava Gardner, il mondo. Quando si dava una cena, si chiamavano in cucina le donne del paese e fra loro c’era mia nonna Catena. In certe case, passavano Truman Capote e Tennessee Williams e, nel libro, Maria va a lavorare in una di queste case».

Catena Fiorello: “Mio padre seppe a 21 anni chi era suo padre”

Come sua nonna, anche Maria è vedova e madre di quattro figli, di cui uno di padre ignoto. «Il quarto figlio, ovvero mio padre, Nicola, non si sa con chi l’ha fatto». La verità venne a galla solo quando suo padre ricevette la cartolina per il servizio militare. «Lo scopre quando arriva la cartolina per partire militare. Ha 21 anni, deve andare a Gorizia, e mia nonna gli dice: ora che sei un uomo fatto, quando arrivi, devi scrivere a tuo padre. E lui: sì, e chi è? Papà lo scopre così e manda una cartolina che io vedo dopo 55 anni, per mano di un pronipote di quel signore».

Il legame con la musica emerge nel romanzo e nella vita reale. «Cantava Modugno perennemente. Era identico fisicamente a lui e, per cantare, se ne stava andando con un circo, ma mia nonna si presentò al direttore del circo, lo prese per la giacchetta e gli disse: non cercare più mio figlio, se no, vi ammazzo tutti».

Catena Fiorello: “Talento in casa legato al caos in casa nostra”

La forza creativa della famiglia trova radici nella casa della nonna Catena. «La risposta è facilissima: nella casa di nonna Catena in via 4 novembre, 61 a Letojanni. Lei era bravissima a fare le imitazioni e la casa era un circo continuo con un via vai di personaggi che andavano da lei a confidarsi, raccontare i propri guai. Il giorno del mio decimo compleanno, incontrammo una famiglia di Milano che non trovava un albergo, avevano un bambino, erano disperati, e papà li portò da nonna. Si chiamavano signori Ceva. Li vorrei ritrovare. Noi dormivamo in quattro in un letto matrimoniale, Rosario e Beppe in due lettini, nonna su una poltrona, mettemmo i Ceva in soffitta, per terra. Restarono dodici giorni. “I più belli della nostra vita” dissero i signori Ceva quando se ne andarono».

Quei giorni furono davvero speciali. «Per forza, siccome c’erano i milanesi, la gente del paese veniva a portare frutta, verdura, cibo». Ed è proprio da quel caos vitale che nacque il talento della famiglia. «Il nostro talento nasce là. Perché un esempio come quello ti fa sviluppare la fantasia, la libertà». Infine, riflette sulla condizione femminile di ieri e di oggi. «Oggi sembra che sia scomparso perché le donne possono uscire di casa, viaggiano, lavorano. Ma è solo apparenza, perché nella realtà dei fatti io vedo anche amiche che, per uscire, devono chiedere il permesso al marito».

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