Mette il figlio sottovuoto con il macchinario per un video social: influencer 36enne nei guai. Una influencer russa di 36 anni mette il figlio sottovuoto con il macchinario per realizzare un video da pubblicare sui social, ma anziché ricevere più like, ha scatenato l’indignazione in tutto il mondo, comprese le autorità del suo Paese. Anna Saparina è infatti indagata dalla polizia e dalle autorità di tutela dei minori dopo aver pubblicato sui social media il video dello scherzo inquietante.
Il filmato, diventato virale in poche ore, mostra il bambino di dieci anni coinvolto in una messa in scena che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla sicurezza e sul ruolo degli adulti. Le immagini ritraggono il minore disteso in un sacco per aspirazione industriale, mentre la madre coordina l’azione con leggerezza, trasformando un gesto potenzialmente letale in intrattenimento.
Dopo la chiusura del sacco, il grido soffocato del bambino interrompe la sequenza, rendendo evidente il rischio corso. La successiva riapertura e il sorriso forzato del piccolo non hanno attenuato le reazioni negative. Nel video compare anche un uomo adulto, seduto poco distante, che esprime fastidio senza intervenire. Secondo le autorità, il contenuto è emerso durante un’attività ordinaria di monitoraggio online.
L’agenzia RIA Novosti riferisce che l’indagine mira a chiarire eventuali responsabilità penali e violazioni delle norme a tutela dei minori. Il video, intitolato con un riferimento ironico a un periodo di congedo per malattia, è stato girato a Saratov, mentre l’influencer risiede stabilmente a Mosca. Il caso ha acceso un dibattito internazionale sui limiti dell’esposizione dei figli sui social e sull’uso di situazioni estreme per ottenere visibilità online.
La deriva social
Questo episodio segnala una deriva inquietante dei social, dove il confine tra vita privata e spettacolo viene sistematicamente superato. La ricerca di attenzione premia contenuti sempre più estremi, normalizzando il rischio e riducendo i minori a strumenti narrativi. L’indignazione pubblica mostra però una reazione collettiva che chiede responsabilità, regole più chiare e interventi rapidi. Senza un cambio di paradigma, l’algoritmo continuerà a incentivare l’azzardo, trasformando l’intimità familiare in merce virale e modelli educativi capaci di tutelare davvero l’infanzia online globale.
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