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Cronaca Politica

Milano-Cortina, fiumi di denaro (dallo Stato) alle regioni del Nord mentre un operaio muore di freddo

Quelle di Milano-Cortina dovevano essere le Olimpiadi dell’autosufficienza, del Nord che corre da solo, delle Regioni virtuose che non chiedono nulla a Roma. Dovevano essere perfino “a costo zero”, come garantivano con aria solenne ministri, governatori e sindaci. E invece Milano-Cortina 2026 si sta rivelando per quello che è sempre stata: una gigantesca idrovora di denaro pubblico, pagata dallo Stato, cioè da tutti, mentre a guadagnarci sono sempre gli stessi territori e le stesse aziende. Nel frattempo, lontano dai rendering patinati e dalle conferenze stampa, un operaio muore di freddo dentro un gabbiotto.

La notte dell’8 gennaio Pietro Zantonini, 55 anni, pugliese, vigilante per una società privata impegnata nella sicurezza degli impianti olimpici di Cortina, telefona ai colleghi: “Sto molto male”. Quando arrivano lo trovano esanime. Inutili i tentativi di rianimazione, inutile l’intervento dei medici. Zantonini muore mentre lavora per l’organizzazione delle Olimpiadi.

La moglie viene avvisata all’alba dai carabinieri, parte da Brindisi e presenta denuncia. Vuole sapere se le condizioni di lavoro, i turni massacranti di cui il marito si lamentava al telefono, abbiano avuto un ruolo. È una domanda semplice e terribile, che stride con le parole d’ordine di sostenibilità, eccellenza e futuro.

Conto shock

Da una parte c’è un uomo che muore al freddo, dall’altra una valanga di miliardi che scorre a fiumi. Altro che Olimpiadi dell’autonomia. Su almeno 3,6 miliardi di euro già messi in conto, 2,8 arrivano direttamente dallo Stato. Pagano tutte le Regioni, anche quelle del Sud, mentre Lombardia, Veneto e Trentino si rifanno strade, stazioni, svincoli e infrastrutture. Un capolavoro di redistribuzione al contrario, con buona pace di chi per anni ha predicato l’autonomia differenziata come liberazione dal peso degli altri.

Eppure le promesse erano chiarissime. Il Masterplan olimpico parlava di pareggio perfetto tra costi e ricavi. Le opere di contorno, assicuravano Zaia e Fontana, sarebbero state pagate dalle Regioni. Il governo “non ci metterà nulla”, giurava Giancarlo Giorgetti. Matteo Salvini garantiva che sarebbero state le Olimpiadi più economiche della storia. Bastava crederci. O far finta.

Già nel 2019, con la legge di Bilancio, arriva il primo miliardo statale per la fantomatica “sostenibilità” dei Giochi. Poi seguono decreti, emendamenti, aiuti bis, cabina di regia, commissari straordinari. Ogni anno una tranche, ogni anno qualche centinaio di milioni in più. Le opere “essenziali” aumentano, quelle “indifferibili” si moltiplicano, quelle “di contesto” diventano una lista dei desideri degli amministratori locali. Il totale cresce come una pianta infestante, fino a superare abbondantemente i tre miliardi, con l’obiettivo dichiarato di andare oltre i quattro.

Paghiamo tutti

Il risultato è una torta enorme, divisa in mille rivoli opachi, dove lo Stato paga quasi tutto e il racconto pubblico resta sempre lo stesso: efficienza, modernità, occasione storica. Intanto, però, chi lavora davvero per tenere in piedi questo circo spesso lo fa in condizioni che nulla hanno di olimpico. Turni lunghi, appalti al ribasso, sicurezza affidata a società private che cercano manodopera docile, non diritti.

Milano-Cortina 2026 racconta perfettamente l’Italia di oggi. Un Paese che trova miliardi quando c’è da finanziare grandi opere e grandi eventi, soprattutto al Nord, ma che non riesce a garantire condizioni dignitose a chi quegli eventi li rende possibili. Un Paese dove l’autonomia è uno slogan buono per i comizi, mentre i soldi arrivano sempre da Roma. E dove un operaio può morire di freddo, in silenzio, mentre sopra di lui piovono miliardi pubblici. Questa sì che è sostenibilità.

Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com

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