Milano, il procuratore dei minori Villa tira in ballo Napoli: “Lì poche denunce, a Milano non abbiamo questo problema”. In un Paese dove le statistiche vengono spesso invocate come un rosario laico per giustificare qualsiasi tesi, colpisce che proprio un dichiarato amante dei numeri finisca per usarli in modo selettivo, quasi ornamentale. È il caso dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal procuratore capo del Tribunale per i minorenni di Milano, Luca Villa, che tira in ballo Napoli nel tentativo di difendere l’immagine del capoluogo meneghino, lanciandosi in un paragone tanto ardito quanto fragile.
Il confronto, più che poggiare sui dati aggiornati, sembra nascere da un riflesso automatico: quando si parla di insicurezza, da qualche parte deve pur comparire Napoli. Secondo Villa, rispetto a cinque anni fa, Milano «è cresciuta e questo ha portato a un aumento dei reati predatori commessi da minori», come «furti, scippi, rapine e aggressioni». Una crescita che, nella sua lettura, sembra giustificare quasi tutto.
Gli anni ’70 più pericolosi?
Il passato viene poi evocato come comodo anestetico del presente: «se si guarda agli anni Settanta, c’erano dieci volte gli omicidi di adesso e altri tipi di problemi». Tutto a posto, quindi: i cittadini milanesi non dovrebbero preoccuparsi troppo… Peccato che questa narrazione ignori un dettaglio non secondario, ovvero che le statistiche più recenti collocano Milano al primo posto tra le città italiane più insicure. Il numero di reati denunciati, infatti, rendono il capoluogo lombardo una delle realtà urbane più insicure del Paese, almeno sul piano dei numeri che tanto piacciono al procuratore.
Villa respinge anche l’etichetta di “città delle lame” attribuita a Milano, assicurando che «negli ultimi dieci anni i reati compiuti da minorenni con armi bianche non sono aumentati, ma anzi diminuiti del 21 per cento». Un dato che suona rassicurante, se non fosse accompagnato da una sorta di rievocazione folkloristica degli strumenti del passato. Un tempo, spiega, si usava «il machete dei latinos, il tirapugni…», mentre i coltelli «ci sono sempre stati perché sono economici, piccoli e facili da comprare». Insomma, girare armati sembra quasi un dettaglio logistico, una questione di praticità.
Il capolavoro retorico
Ma il vero capolavoro retorico arriva quando il discorso si sposta sulle denunce. Milano oggi sostiene «il 12% del carico nazionale dei procedimenti minorili», ma nelle strade di Napoli, osserva il procuratore, «di certo le cose non vanno meglio e vengono trovate anche pistole». Eppure, sul piano dei numeri, «il tribunale ha il 40 per cento di denunce in meno rispetto a noi». Da qui la conclusione: «quello delle mancate denunce non è un problema milanese, né tantomeno specifico dei minori». Un sillogismo che lascia interdetti. Meno denunce di certo non certificano automaticamente una realtà più violenta o più degradata.
Al di là delle parole del dott Villa, che francamente mi lasciano interdetto, ancora una volta siamo qui a scrivere di un paragone assurdo con Napoli, ormai tirato in ballo quasi per riflesso condizionato, e che rivela un vizio antico. Napoli come termine di confronto comodo, come sinonimo implicito di caos e criminalità. Poco importa se i dati aggiornati raccontano altro, poco importa se Milano guida le classifiche dell’insicurezza. È lo stesso meccanismo che alimenta l’insulto facile online, dove Napoli diventa bersaglio automatico di chi ha bisogno di sentirsi migliore per contrasto, senza mai interrogarsi sui problemi di casa propria.
Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com
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