Paolo Sorrentino: “La Grazia non ispirato a Mattarella. Verdone e Ferilli? Non mi interessa. E su Napoli e i napoletani…”. Paolo Sorrentino su La Grazia, le polemiche di Verdone e Ferilli, Napoli, e non solo. Il regista premio Oscar napoletano, 55 anni, ne parla in una lunga intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo per ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi
Paolo Sorrentino racconta che Mariano De Santis, il presidente della Repubblica protagonista del suo nuovo film La grazia, non è affatto modellato su Sergio Mattarella. «Non è ispirato a Mattarella. Certo, prende spunto da fatti reali: abbiamo avuto non uno ma due presidenti vedovi, con una figlia che svolgeva mansioni importanti nella vita del padre». Il riferimento immediato è a Oscar Luigi Scalfaro e allo stesso Mattarella, ma Sorrentino precisa subito: «Due giuristi, due cattolici. Qui finisce l’analogia tra l’attuale presidente della Repubblica e quello inventato da noi».
Nel film, ambientato negli ultimi sei mesi del mandato, il cosiddetto semestre bianco, il presidente pronuncia la frase: «Finalmente il Paese è in sicurezza». Sorrentino spiega che «Ho scritto quella frase pensando a quando il presidente del Consiglio era Mario Draghi. Il Paese pareva in ottime mani, e lo era». E quando gli si chiede cosa pensi dell’oggi, risponde senza esitazioni: «Le mani migliori erano quelle di Draghi».
Paolo Sorrentino: “La Grazia non ispirato a Mattarella”
Il discorso si sposta poi su Giorgia Meloni, ma Sorrentino mantiene un distacco netto: «Non penso tanto. I politici di oggi non li capisco molto. La situazione mondiale è talmente intricata e nuova, non per colpa loro, che mi pare si muovano in maniera contraddittoria. Se fossi un politico, troverei grande difficoltà a capire con chi stare e cosa fare». Nel film, durante la prima alla Scala, il pubblico grida al presidente: «Grazie per averci liberati da quell’incosciente!». Il rimando a Napolitano e Berlusconi è immediato, ma il regista evita di personalizzare: «Non vorrei fare nomi, in un mondo in cui tutti si lanciano accuse reciproche. Ne abbiamo avuti tanti di incoscienti. Mi pare ce ne siano ancora molti, e siano in aumento».
Quando il nome di Renzi viene evocato, Sorrentino non si sottrae: «Sì, e lo sa. L’ha detto pure lui, ricordando quando si lanciò sul referendum». Eppure, aggiunge, il film all’ex premier è piaciuto molto: «Ho letto, ne sono contento».
Il regista ammette che qualcosa di Napolitano è entrato nel personaggio: «Sì, c’è. L’ho conosciuto abbastanza bene, l’ho incontrato più volte, e mi ha estremamente affascinato. La mia fascinazione per Napolitano l’ho messa nel personaggio del film». Anche Toni Servillo, che interpreta il presidente, porta tracce dell’ex capo dello Stato: «Non solo. Quando gli ho messo il cappello, era il cappello che portava Napolitano». Alcuni dettagli ricordano Cossiga, come le dimissioni anticipate o la passione per i gadget, ma Sorrentino chiarisce: «Coincidenze. A Cossiga francamente non ho pensato; mi sono rifatto di più a presidenti molto equilibrati. E, nel periodo da picconatore, Cossiga tutto lasciava credere tranne essere in equilibrio».
Paolo Sorrentino: “La Grazia non è un film politico”
La grazia è il terzo film politico del regista, dopo Loro e Il Divo. Sorrentino ricorda come Andreotti giudicò quest’ultimo: «Andreotti disse che il film era molto preciso per quello che riguardava la sua sfera privata, segno che dovevo aver avuto buoni “insider”, ma non per quello che riguardava la sfera pubblica. Era vero il contrario. Avevo lavorato minuziosamente, anche con Giuseppe D’Avanzo, sulle sue vicende pubbliche; mentre su quelle private mi ero inventato tutto. Andreotti invece era davvero così. E prendeva la mano alla moglie ascoltando Renato Zero».
Quando si torna a Mattarella, Sorrentino ribadisce la natura del film: «“La grazia” non è un film sulla politica, ma sui modi di fare politica. Propone un modo di fare politica che oggi sembra essere fuori moda: il senso di responsabilità, il tempo necessario a fare scelte ponderate, l’idea di non esasperare i conflitti. Un modo molto barcollante, non solo nella politica italiana ma più ancora all’estero».
Uno dei nodi centrali del film è la legge sull’eutanasia. Sorrentino lo definisce un tema complesso: «Il fine vita è un caso emblematico in cui la verità non è così netta, così oggettiva, così facile da raggiungere. Cosa è giusto fare? Possono essere giuste le obiezioni dei cattolici. Può esser giusta l’eutanasia. È difficile trovare una posizione netta sul tema dei temi, che è la morte. Quando Kafka dice che il senso della vita è che finisce, ci sta dicendo questo».
Paolo Sorrentino: “Napoletani simpatici e consapevoli di esserlo”
E alla domanda sulla sua posizione personale risponde: «Io sono favorevole. Mi hanno colpito le parole di Martina Oppelli, una donna cui è stato negato più volte il suicidio assistito, è dovuta andare in Svizzera. In una sorta di confessione testamentaria, diceva: ci negate questo diritto, ma voi non avete idea di quanti tentativi io abbia fatto per vivere. Martina rovescia la nostra convinzione. Lei ha trascorso l’intera esistenza, nonostante sofferenze atroci, a cercare di vivere. E questo va rispettato. Esiste il diritto a morire».
Quando Avvenire sostiene che il film voglia riaprire il dibattito sull’eutanasia, Sorrentino risponde: «Non era la mia intenzione; ma se “La grazia” facesse da volano alla riapertura della discussione, se non a una regolamentazione sistematica della legge sul fine vita, ne sarei orgoglioso». Il Papa del film appare caricaturale, ma il regista ribatte: «Perché? Nell’ultimo conclave si è parlato seriamente di un Papa nero». E alle obiezioni sull’aspetto eccentrico del personaggio replica con semplicità: «È un film».
Il discorso vira poi sulla vita privata, con una domanda sul successo con le donne: «Direi sempre, non solo da ragazzo. Una costante che mi ha accompagnato nella vita». Da qui Sorrentino riflette sulla simpatia come criterio di giudizio: «No. La simpatia attiene alla sfera della vita privata. Cerchiamo di contornarci di persone simpatiche. Un cantante, un attore possono essere simpatici. Nella politica mi pare del tutto irrilevante. Non andrei mai da un medico perché mi è simpatico: la medicina attiene alla salute, non ci interessa molto se il medico è simpatico, deve avere altre qualità».
Paolo Sorrentino: “Con chi ha tradito la moglie del presidente? Non si sa”
Parlando dei napoletani, osserva: «I napoletani sono molto simpatici. Ma hanno una grande consapevolezza di essere simpatici. E quando sei consapevole di una cosa, tendi ad abusarne, cadendo nel sentimento opposto: diventi antipatico. Questo a Napoli è evidente appena si sale su un taxi. Continuo a pensare che il senso dell’ironia dei napoletani mi si confaccia tantissimo: ha punti di collegamento con lo humour anglosassone, un altro tipo di humour cui posso trascorrere intere giornate a dedicarmici».
Nel suo penultimo film, Parthenope, appare Greta Cool, ispirata a una grande napoletana molto critica verso la sua città. Sorrentino chiarisce la sua posizione: «Sto con entrambi. Ho vissuto a Napoli 37 anni, e ho sempre constatato che i napoletani sono estremamente critici con i napoletani; ma appena qualcuno da fuori tocca Napoli, diventano i più strenui difensori della città». E aggiunge una definizione affettuosa: «La possiamo criticare soltanto noi».
Il film contiene anche un enigma sentimentale, legato alla battuta di Coco Valori: “ti ha tradito con me, con una donna”. Il regista lascia tutto in sospeso: «Non si sa. Non si sa se Coco dice il vero, come a volte te lo dicono gli amici, o se dice una bugia a fin di bene: un’altra cosa che spesso tra amici si fa».
Paolo Sorrentino: “La Grazia non è stato girato al Quirinale”
Quanto alle location, il regista spiega che non è stato possibile girare al Quirinale: «Non si può girare al Quirinale per fini commerciali; e un film, per sua natura, li ha. Così abbiamo girato a Torino, a Palazzo Reale, a Palazzo Chiablese. A Roma il presidente va a fumare sulle torrette di Villa Medici, da cui si vede lo stesso panorama del Quirinale». Un’altra grazia nel film riguarda una donna, nipote della compagna del Guardasigilli, e richiama una vicenda reale: «È la prima volta che qualcuno lo fa notare, ma è vero. Pertini la graziò, e fu criticato per questo».
Sul lavoro con Toni Servillo, Sorrentino sottolinea l’importanza della sua presenza scenica: «Era importante avesse un’aura di autorevolezza, di grande rispettabilità. Abbiamo avuto la fortuna di avere in questi anni presidenti della Repubblica molto concentrati, molto guardinghi. Volevo un presidente la cui autorevolezza fosse sempre in campo, anche nei momenti in cui era più fragile, più vulnerabile, più divertente».
Paolo Sorrentino: “Verdone e Ferilli? Non mi interessa”
Tra i suoi attori, ricorda con affetto Michael Caine in Youth: «Se facevo recitare male Michael Caine mi ritiravo. Voleva dire che il cinema non era il mio mestiere». Quanto alle presunte tensioni con Verdone e Ferilli, Sorrentino minimizza: «Non penso. Con Verdone ho ottimi rapporti, ci sentiamo. Anche con la Ferilli li ho avuti. Non lo so, e mi interessa anche poco. La vita è noiosa, uno cerca sempre un motivo per movimentarla, per litigare. Ogni tanto ci scegliamo un nemico per sfuggire la noia».
Il rapporto con Servillo, invece, è saldo: «Mai. Tra noi c’è un non detto, un rispetto reciproco che è una costante della nostra relazione. E poi, come me, è un grande lavoratore». Infine, quando gli si chiede quali siano i cinque film della sua vita, Sorrentino sorprende: «Ne ho quattro. Otto e mezzo di Fellini, C’era una volta in America di Leone, Toro scatenato di Scorsese e L’uomo che amava le donne di Truffaut».
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