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Roma, perquisizione negli uffici del Garante dalla Privacy: GdF sequestra cellulari e computer

Roma, perquisizione negli uffici del Garante dalla Privacy: GdF sequestra cellulari e computer. La Guardia di Finanza ha effettuato un’ispezione con interrogatori negli uffici dell’Autorità garante per la privacy, dando il via a una perquisizione negli uffici del Garante dalla Privacy nell’ambito di un’indagine aperta dalla procura dopo i servizi televisivi della trasmissione Report.

Al centro degli accertamenti ci sono le spese di rappresentanza sostenute dal Collegio, alcune spese per l’acquisto di carne attribuite al presidente Pasquale Stanzione e la mancata applicazione di una sanzione da circa 40 milioni di euro nei confronti di Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dall’azienda di Mark Zuckerberg, i Ray-Ban Stories. La notizia è stata diffusa dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, attraverso un post sui social.

L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. Gli investigatori stanno procedendo al sequestro di telefoni cellulari e computer, con l’obiettivo di acquisire elementi utili alle verifiche in corso. Secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione, risulta indagato.

Lo scandalo da una denuncia di Report

Lo scandalo che ha coinvolto l’Autorità garante per la privacy era emerso già nel mese di novembre, quando la procura di Roma aveva aperto un fascicolo per accertare un possibile accesso non autorizzato alla sede dell’Authority e l’eventuale sottrazione di dati o documenti dai computer dei dipendenti. L’indagine aveva preso avvio da una denuncia presentata dai sindacati ed era stata raccontata dalla trasmissione Report.

Secondo la ricostruzione del programma, nella notte tra l’1 e il 2 novembre, all’interno della sede di Piazza Venezia sarebbero entrati non solo i quattro membri del Collegio, ma anche soggetti esterni, che sarebbero rimasti negli uffici fino al giorno successivo. Una presenza definita anomala perché avvenuta in un giorno festivo, in ambienti che custodiscono server, corrispondenze e dati sensibili del personale. Le accuse erano state respinte dai vertici dell’Autorità, che avevano definito la ricostruzione una bugia.

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