Umberto Tozzi: “Nel musical di Gloria nessun vip. Addio ai tour? Mi mancherà un aspetto ma sono felice per ciò che faremo coi giovani”. Umberto Tozzi sul musical di Gloria, l’addio ai tour dopo 50 anni, il nuovo progetto, e non solo. Il cantautore torinese, 73 anni, ne parla in una intervista a ‘La Repubblica’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Umberto Tozzi racconta che, quando gli viene chiesto se consideri Gloria un po’ la sua Mamma mia, l’idea lo diverte e lo gratifica profondamente. Spiega infatti: “Magari! Gli Abba hanno avuto un successo clamoroso. L’idea che quella canzone diventi un musical, a fine carriera, è veramente gratificante. Anche se mi allontano dalle scene, resterà. Non so se avrà la stessa fortuna di Mamma mia, ma certo è una grande gioia”.
Da qui si passa naturalmente alla genesi del progetto, che Tozzi descrive come un desiderio coltivato da tempo: “Ho sempre detto che mi sarebbe sempre piaciuto. Cercavo un pazzo che lo producesse, l’ho trovato in Andrea Maia. Una persona entusiasta, ha parlato con mio figlio, ci siamo parlati, abbiamo già lavorato sullo storyboard insieme ai suoi autori”.
Racconta come sia stato costruito un filo narrativo che unisce i suoi brani: “Hanno creato un collegamento narrativo con i miei titoli, ce ne sono 21, alcuni solo da 30 secondi o 1 minuto”. Il musical prende così forma come una storia romantica, con una protagonista che lavora nella fabbrica di famiglia e sogna di cantare, ostacolata dai genitori, con una rivale, un discografico innamorato di lei e momenti di leggerezza. “Saranno 21 persone in scena. Io, come direttore artistico, sceglierò Gloria e la sua rivale”.
Umberto Tozzi: “Nel musical di Gloria nessun vip”
Quando gli si chiede come abbia immaginato la protagonista, Tozzi chiarisce che preferisce lasciarsi sorprendere: “Non me la sono immaginata, vorrei che mi stupisse. Non vogliamo personaggi famosi o reduci dai talent. Cerchiamo persone che magari vengano dalla strada, con la stessa grinta e fame che avevamo noi da giovani. Serve un viso espressivo, ma non necessariamente una modella”.
Il discorso scivola poi sulla fine del tour e sulla nostalgia che inevitabilmente comporta. Tozzi ammette che sarà un passaggio emotivamente forte: “La fine dei live sarà molto emozionante, ho passato oltre 50 anni sul palco, ma prima ho suonato con tanti artisti. Non avere più quel momento in cui condividevo con altri sarà complicato, mi mancherà l’incontro con i colleghi amici, gente con cui stavo bene”. Tuttavia, il musical gli offre una nuova forma di presenza artistica: “Però mi intriga molto di riuscire a trovare un cast giovane con ragazzi che magari riusciranno a fare carriera. Non è come fare il giudice in un talent, lo dico senza polemiche, ma qui si tratta di consigliare un giovane su come muoversi sul palco”.
Umberto Tozzi: “Addio ai tour? Mi mancherà un aspetto ma sono felice per ciò che faremo coi giovani”
Si passa poi alla sua vita privata e al rapporto con il mondo femminile, spesso associato alle star internazionali. Tozzi risponde con naturalezza: “Il mondo femminile l’ho sempre frequentato, anche prima di diventare famoso. Però non credo di aver fatto cose speciali. Ho sempre avuto una considerazione importante sul mondo femminile, le donne sono molto più avanti, ne sono sempre stato affascinato. Modelle no, a parte mia moglie. Ovvio che la fama aiuta, chi lo nega è stupido. Ho vissuto momenti esclusivi: sono stato al matrimonio di Alberto di Monaco, per dire”.
Il ricordo si sposta poi sulla famiglia, in particolare sul fratello Franco, primo a entrare nel mondo musicale negli anni Sessanta. Tozzi ricostruisce le origini artistiche della famiglia: “In caso il capostipite è stato il papà di mamma, che era caporchestra di una banda. Poi invece Nino (a casa lo chiamavamo così) prese lezioni di violini per 8 anni, poi iniziò a suonare il basso in un gruppo e infine arrivò il successo con Penso ai tuoi occhi verdi a metà anni 60”. Nonostante percorsi diversi, tra i due non ci furono mai tensioni: “A livello personale non abbiamo mai avuto nessuna disputa, avevamo gusti diversi. E poi aveva otto anni di più”. Ma Tozzi confessa anche un rammarico: “Ho sensi di colpa perché non ho mai frequentato la mia famiglia, a 14 anni andai via, ero a Milano, ci siamo un po’ persi di vista anche con lui”.
Umberto Tozzi: “Con De Gregori ci siamo incontrati tardi”
Infine, affronta il tema della sua posizione rispetto ai cantautori impegnati, con cui spesso veniva contrapposto. Tozzi ricorda come i percorsi fossero semplicemente differenti: “Siamo sempre rimasti in mondi separati. Sono nato nel post battisti, poi è arrivata la generazione dei cantautori, tutti grandissimi, gente che ha scritto cose che mi piacciono ancora oggi“.
La sua formazione musicale, più vicina al mondo anglosassone, lo ha portato verso un altro tipo di scrittura: “Io avevo una cultura musicale più inglese, anche a livello metrico, il che potrebbe avermi aiutato nel successo internazionale. Il pop è ovviamente diverso. Col tempo ho cercato di variare, ma sempre con quel modo lì, ma non mi ha riavvicinato al cantautorato”. Racconta anche un incontro tardivo ma significativo: “Però, per dire, con De Gregori ci siamo incontrati tardi, a casa di Bobo Craxi, abbiamo anche suonato insieme, ci siamo raccontati delle cose. All’epoca eravamo su due mondi diversi”.
E conclude ricordando come la critica lo abbia spesso etichettato, ma senza intaccare la soddisfazione per ciò che ha costruito: “La stampa mi ha sempre criticato perché facevo canzonette per l’estate, sarei un ipocrita a dire che non mi sia dispiaciuto, ma capivo che facevo parte di un altro mondo. Ma ho avuto una grande compensazione con il successo mondiale”.
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