Anziana dimenticata fuori dalla casa di cura: muore congelata per il freddo sui. Nei guai un’infermiera. Una donna di 84 anni è stata dimenticata fuori dalla casa di cura ed è morta congelata per il freddo. È successo nello Stato americano dell’Ohio, dove una residente anziana è uscita durante la notte da una struttura assistenziale senza che nessuno intervenisse, rimanendo bloccata all’esterno fino a morire per ipotermia.
Secondo una causa civile presentata dai familiari, l’anziana avrebbe attraversato una porta di uscita priva di sistemi di sicurezza adeguati, che si sarebbe poi chiusa automaticamente alle sue spalle, impedendole di rientrare. La donna è scomparsa dalla propria stanza nella serata del 23 dicembre 2024, ma la sua assenza non sarebbe stata segnalata né affrontata in modo tempestivo dal personale in servizio.
Dagli atti emerge che un’infermiera in turno si sarebbe accorta che la stanza era vuota intorno alle 21:30, senza però redigere alcun rapporto né avviare ricerche o avvisare i superiori e la famiglia. La denuncia sottolinea che avrebbero dovuto essere effettuati controlli immediati e ripetuti, come previsto dalle procedure interne, cosa che non sarebbe avvenuta. Nelle vicinanze della stanza era presente una porta di uscita lasciata aperta e priva di tastierino numerico o allarme, dispositivi che avrebbero dovuto impedire uscite non autorizzate.
Il ritrovamento
Il corpo dell’anziana è stato ritrovato la mattina seguente, il 24 dicembre, su un patio esterno, vicino al punto da cui era uscita. La porta si sarebbe chiusa a chiave dall’esterno, rendendo impossibile il rientro. La morte è stata attribuita all’assideramento. Solo diverse ore dopo l’inizio del turno notturno l’infermiera avrebbe tentato di contattare i familiari, senza ottenere risposta, proseguendo poi il servizio fino al mattino, quando la scomparsa è stata finalmente segnalata.
Le indagini successive hanno rilevato gravi carenze organizzative: personale non adeguatamente formato, controlli non effettuati ogni due ore come previsto, registrazioni di attività risultate falsificate e sistemi di sicurezza incompleti. Secondo l’accusa, la struttura non avrebbe garantito un livello minimo di protezione e supervisione, nonostante una storia di carenza di personale e formazione inadeguata. I familiari attribuiscono direttamente a queste mancanze le lesioni e la morte della donna. È previsto un procedimento penale, mentre l’imputata si è dichiarata non colpevole.
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