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Claudio Amendola: “In Fuori La Verità faccio il coatto ma sono snob. Con mio padre parlo come se fosse vivo”

Claudio Amendola: “In Fuori La Verità faccio il coatto ma sono snob. Con mio padre parlo come se fosse vivo”. Claudio Amendola su Fuori La Verità, il celebre padre, il grandissimo Ferruccio Amendola, e non solo. L’attore, conduttore e regista romano, 60 anni, si racconta in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Claudio Amendola, attore, conduttore e regista, presenta il suo ultimo film Fuori La Verità raccontando che al centro della storia c’è «una famiglia che partecipa a un reality e per un milione di euro mette in piazza la sua vita». Spiega subito che lui non lo farebbe mai: «Io non metterei alla berlina le persone care. Bisogna difendere chi si ama oltre sé stessi». Da qui si apre una riflessione sulla privacy, tema che sente profondamente: «Ho avuto dei momenti bui, ma mi stimo e mi piaccio anche per questo mio carattere schivo. Nei film ho fatto il coatto, ma nella vita sono quasi snob. La parte del burino l’ho cavalcata, ma con mia mamma ci scherzavamo su. Diceva: “Sei nato a Villa Stuart da una famiglia bene…”».

Parlando delle sue origini, ricorda la famiglia in cui è cresciuto, figlio di Ferruccio Amendola e Rita Savagnone, cugina di Claudio Abbado: «Una famiglia dove si respirava cultura. Mia madre mi portava a teatro, al cinema, sceglieva i libri per me. Sono stato un bravo studente fino alle medie, poi ho deciso che non mi interessava più». Nonostante ciò, non ha mai vissuto complessi culturali: «Mai, perché tutto quello che mi sarebbe servito nella vita lo stavo imparando a casa. Se a 12 anni leggi i quotidiani e riconosci Mozart non puoi avere complessi».

Claudio Amendola: “In Fuori La Verità faccio il coatto ma sono snob”

Il ricordo del padre è vivido e affettuoso. Ferruccio Amendola, voce dei più grandi divi del cinema, era per lui «un personaggio, ma anche un uomo semplice. Era nato in una famiglia allegra, romana e colorata, quelle con il pollo ai peperoni in tavola la domenica. Teatranti di mestiere da 500 anni: il capo comico era mio nonno». Non imitava Stallone o De Niro, ma «il suo timbro cambiava a seconda del grado di stupidaggine che avevo fatto. Se era grave arrivava, senza volerlo, con la voce da Rocky». Gli amici lo adoravano: «I miei amici gli chiedevano di lasciare messaggi in segreteria. Qualcuno voleva farsi insultare: il ‘fanculo, ‘fanculo, ‘fanculo di De Niro…».

Ripercorrendo la sua vocazione, Amendola racconta di essere cresciuto «a pane e cinema: in casa c’era un clima libero, se mamma non aveva il turno di mattina, dormiva fino a tardi». La notorietà arrivò con Vacanze di Natale: «Carlo Vanzina mi aveva visto in un altro film. Ci siamo piaciuti e poi ero della Roma. Come coatto ero credibile: anche io sciavo con i jeans e le ghette dell’Invicta». Con Christian De Sica non ci fu mai rivalità fuori dal set: «Subito dopo abbiamo fatto anche Vacanze in America. Ogni volta che ci incontriamo c’è molta cordialità. Ma non ci siamo mai frequentati: non ho amici dello spettacolo».

Oggi, infatti, vive l’amicizia in modo diverso: «In questo momento sono solo, per scelta. Con la morte di Antonello Fassari credo di aver perso l’amico più grande. Ho avuto la vita costellata da migliori amici e sinceramente m’hanno rotto un po’ i co…: sul lungo periodo è difficile reggere. L’amicizia oggi la vivo sul set, con persone con cui lavoro da una vita».

Claudio Amendola: “Francesca Neri? Rimane un grande amore”

La sua vita privata ha attraversato momenti complessi, come la separazione da Francesca Neri nel 2022 dopo 25 anni: «Ad un certo punto le cose cambiano: le linee che si intersecavano non lo fanno più. Succede qualcosa e non siamo in grado di fermarlo». Nonostante tutto, il legame resta: «Rimane un grande amore e un figlio, Rocco. Pur avendo 26 anni ne ha sofferto e paradossalmente mi ha fatto piacere: vuole dire che ai suoi occhi eravamo una bella coppia». Sulla fedeltà è schietto: «Non sempre, ma con Francesca ho scoperto il valore della fedeltà, l’essere fiero di amare totalmente. E a sua insaputa, senza dirle che qualcuna ci aveva provato».

Racconta anche il suo rapporto con il corteggiamento: «In tutti i modi. Le donne quando vogliono sono più dirette di noi uomini: bigliettini, lingue da un tavolo all’altro, camerieri compiacenti. Le più sbrigative arrivavano a dire: “Dai, ho solo mezz’ora”. Dire no era un piacere. La mia frase era: “Ma lo sai con chi sto io?” Ho visto facce sgomente».

Claudio Amendola: “Con mio padre parlo come se fosse vivo”

Sul traguardo dei 60 anni mantiene un tono ironico e scaramantico: «Non ho fatto la festa. Ma il bilancio è così positivo che non lo dico, magari mi porto male». E aggiunge, citando il suo libro Ma non dovevate andà a Londra?: «Sono un ragazzo fortunato. E grato». Anche il ruolo di nonno lo vive a modo suo: «Sì, ma preferisco essere padre. Come nonno sono un disastro, non ho il tempo, la domenica ho da fare. Ma come padre sono stato presente: anche con le mie prime due figlie Alessia e Giulia, che ho avuto a 20 anni. Rocco è arrivato a 36. In Fuori La verità c’è anche questo: i figli non parlano con i genitori perché non si fidano di loro».

Parlando del film, individua il personaggio più oscuro: «Il fidanzato di “mia” figlia. Rispecchia la figura maschile del narcisista. Ce ne sono tanti: quegli uomini che mentre sentono al telegiornale di una donna ammazzata dal marito pensano “chissà che avrà fatto lei”». Cresciuto con un padre che «ha messo sul piedistallo le donne. Anche con un complimento per strada», affronta anche il tema del catcalling con la sua consueta schiettezza: «E invece io se vedo un bel sedere lo guardo. Le donne a me lo guardano: anche se è quello di un vecchio (ride)».

Guardando al futuro, annuncia il ritorno in tv con I Cesaroni: «Sono un pezzo di vita importantissimo e spero che il pubblico si sentirà a suo agio. Questa volta firmo la regia». Infine, si sofferma sul suo rapporto con la spiritualità: «Sono ateo e darwinista. Con mio padre parlo come se fosse vivo, raccontandogli le cose che lo farebbero ridere. Quando viene a mancare qualcuno dico: “L’importante è che si sia divertito”».

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