Omar Pedrini: “Tour a Teatro? Parlerò alle nuove generazioni. Io, contadino ho un obiettivo per la vecchiaia”. Omar Pedrini sul tour a Teatro, e non solo. Il cantautore e chitarrista, 58 anni, debutta con un nuovo spettacolo domenica a Trento: «Musica e dialogo con le nuove generazioni». Ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Pedrini racconta il suo passaggio dal rock al teatro canzone come un viaggio lungo e accidentato, segnato non solo da una trasformazione artistica ma anche da un percorso fisico durissimo: sette operazioni al sistema cardiocircolatorio, tre delle quali a cuore aperto, più una per la ricostruzione del tessuto muscolare. «Direi che può bastare, non vorrei eguagliare Beethoven e arrivare a nove…», osserva con l’ironia che continua a sostenerlo.
Quindici mesi fa, dopo un lungo tour di addio, ha lasciato il rock — non l’attitudine, precisa — e ha dovuto reinventarsi. Racconta che avrebbe potuto continuare a vivere di rendita con i Timoria, ma ha sentito l’urgenza di restituire qualcosa ai ragazzi di oggi, così come alcuni maestri avevano fatto con la sua generazione: «Avrei potuto tirare a campare continuando a fare i Timoria, ma ho pensato che avrei dovuto provare a dare delle dritte ai ragazzi di oggi come alcuni maestri le hanno date alla mia generazione».
Omar Pedrini: “Tour a Teatro? Parlerò alle nuove generazioni”
Da qui nasce il teatro canzone e uno spettacolo che debutta in anteprima al festival Living Memory di Trento, prima di partire in tour ad aprile: «Canzoni sul saper vivere ad uso delle nuove generazioni». Il titolo, spiega, è preso da Raoul Vaneigem, e il concept ruota attorno al dialogo tra generazioni in un momento storico fragile e disorientante. «Il titolo è preso da Raoul Vaneigem, uno dei fondatori del situazionismo. Il concept dello spettacolo è parlare di una generazione a una generazione. Viviamo un momento delicato, spaventoso, disorientante sia per noi adulti/genitori che per le nuove generazioni e i nostri figli. I valori del Novecento e della cultura occidentale sono in crisi e senza più quei pilastri tutto è frammentario: qui arrivano i situazionisti che già negli anni Sessanta avevano l’idea di una realtà che deve essere interpretata in divenire».
Entrando nel merito della sua “lettura in divenire”, Pedrini spiega che lo spettacolo affronta il tema del saper vivere attraverso una serie di nuclei tematici: la città e i suoi conflitti, il femminile, la spiritualità, il rapporto tra individuo e società. L’impianto ha un inizio e una fine costruiti, ma al centro lascia spazio all’improvvisazione, che potrà nascere tanto dalla cronaca quanto dagli stimoli del pubblico. «Domenica ci sarà di sicuro Trump, l’ingenuità del sogno americano della mia generazione ma anche “Non c’è più l’America” di Piero Ciampi ancora attuale dopo decenni».
Omar Pedrini: “Io, contadino ho un obiettivo per la vecchiaia”
Pur affrontando temi complessi, Pedrini non rinuncia alla leggerezza del pensiero critico e dell’ironia. «Prendo le parole dai maestri: i situazionisti Debord e Vaneigem, quelli che mi accompagnano da sempre come Veronelli e Ferlinghetti, ma anche Pasolini e Carlo Petrini… E con quelle provo a ragionare insieme al pubblico. Tutto condito con la mia spavalda cialtroneria: con ironia si parlerà anche di cose basse».
La musica, naturalmente, resta un elemento centrale. Pedrini anticipa che nello spettacolo ci sarà la sua, ma anche quella di altri artisti che sente affini, da Piero Ciampi a Neil Young, in netto contrasto con il panorama musicale contemporaneo che percepisce come appiattito dagli algoritmi. «Ci sarà la mia ma anche quella di altri, da Piero Ciampi appunto a Neil Young… Un altro mondo musicale rispetto a quello di oggi che se non schiavo è figlio dell’algoritmo. Molti giovani artisti si adeguano agli standard senza osare, non dicono nulla perché sono in attesa di una chiamata da Sanremo».
Infine emerge il Pedrini contadino, quello che guarda al futuro con un desiderio di radicamento e semplicità. «Passo sempre più tempo in Toscana: l’obiettivo è invecchiare fra ulivi, viti e api. Sto valutando gli investimenti necessari per fondare un’azienda agricola». Un progetto che sembra completare il quadro di una nuova fase della vita, più lenta, più consapevole, ma ancora piena di visione.
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