Giorgio Pasotti: “Matrimonio? Ora ho l’età giusta. Se faccio l’attore è tutta colpa della Cina”. Giorgio Pasotti sul matrimonio con Claudia Tosoni la carriera partita per “colpa della Cina”, e non solo. L’attore bergamasco, 52 anni, si racconta in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Giorgio Pasotti ha fatto la proposta di matrimonio a Claudia Tosoni a fine dicembre, sul palco del teatro Manzoni di Roma. A tal proposito, spiega che «Claudia si trovava in scena con Giampiero Ingrassia e Gianluca Guidi per La strana coppia. In realtà doveva rimanere una cosa intima, lo sapevano solo loro due». Tuttavia, osserva con un sorriso che l’intimità è durata poco, perché «qualcuno dal pubblico ha scattato delle foto. La notizia ha iniziato a correre…».
Parlando del regalo, precisa che l’anello scelto è «uno di diamanti». Quanto alla data delle nozze, aggiunge che «ancora non la sappiamo. Entro l’anno comunque. Prima dobbiamo finire di portare in giro l’Otello». Riflettendo sul fatto che si tratti del suo primo matrimonio, Pasotti ammette che «sì, ho raggiunto quell’età in cui una promessa diventa autentica davvero. Ho coscienza del tempo, ho fatto ciò che dovevo fare. Sono cose che uno sente dentro… e poi, con Claudia stiamo insieme da nove anni. Era il momento giusto».
Quando gli viene chiesto se tutto dipenda dai 50 anni, riconosce che «sono stati uno spartiacque. E mi sono fatto una domanda, che poi mi ha portato anche a scrivere un romanzo: hai vissuto davvero la vita che volevi?». Alla domanda successiva risponde con serenità: «sono soddisfatto. Vent’anni fa avrei risposto diversamente».
Giorgio Pasotti: “Matrimonio? Ora ho l’età giusta”
Il discorso si sposta poi sul lavoro e sul successo internazionale di Sabrina Impacciatore, con cui ha condiviso diversi set. Pasotti ricorda che «c’è stato un periodo in cui, con Sabrina, ci vendevano “in coppia”. Abbiamo fatto tante cose insieme tra cui Baciami ancora, una serie tv e un altro film. Sono felicissimo per lei, la adoro. Si merita di stare dove sta oggi: il mercato italiano l’ha sottovalutata». Da qui nasce una riflessione più ampia sul cinema italiano, che secondo lui soffre perché «il coraggio. Ormai siamo tutti schiavi dei pochi soldi a disposizione del cinema».
Parlando dei momenti difficili, ammette che «tutti li abbiamo avuti. In Italia ricominci sempre da capo, si dimenticano di cosa hai fatto prima. Abbiamo tenuto duro. E un po’ ci ha rovinato». E chiarisce meglio il suo pensiero ricordando un episodio prezioso: «ricorderò per sempre la frase che Mario Monicelli mi disse sul set del suo ultimo film Le rose del deserto: “Tu e quelli della tua età, vi prendete un po’ troppo sul serio. Non ridete mai”. Mi aveva in simpatia, passare due mesi con lui è stato un privilegio».
Parlando di Monicelli, Pasotti lo descrive come «uno dei più dominanti, intelligenti, ironici e colti che abbia mai conosciuto in questo ambiente. Quando tornammo a Roma dal deserto, appunto, andai a cena con lui e Risi, non credo di essermi mai divertito tanto nella vita. Neanche in gita scolastica. Erano micidiali insieme, sia per intelligenza che per ironia». Non lo ha stupito il suo gesto finale, perché «onestamente no. Era un uomo di una tale vitalità ed entusiasmo che mai avrebbe accettato di restare immobile in un letto d’ospedale».
Giorgio Pasotti: “Se faccio l’attore è tutta colpa della Cina”
Si passa poi alla fiction Rosso Volante, in cui interpreterà Eugenio Monti. Pasotti confessa che «ignoravo l’esistenza di Eugenio Monti. Mi fece conoscere la sua storia Paolo Bonolis durante una serata del Coni che lui conduceva. E me ne innamorai. È perfetto che la fiction vada in onda in concomitanza delle Olimpiadi. La pista di bob porta il suo nome. È un progetto esportabile in tutto il mondo».
Raccontando la sua storia personale, ricorda che nella sua vita «sono stato in nazionale, campionati europei e mondiali. Ho iniziato a 5 anni e ho smesso a 25». Per questo, inizialmente non pensava alla recitazione: «io volevo fare il medico sportivo. Se faccio l’attore è tutta colpa della Cina». Spiega infatti che «parto per il militare e mi riformano: asma. A quel punto era dicembre e il mio anno universitario era buttato. Mio padre conosceva un antiquario inglese che stava a Pechino e che gli dice che là c’era una università sportiva dove ci si poteva ancora iscrivere. Faccio il test d’ammissione e lo passo, prendo il primo volo e arrivo nella Cina del 1992. Per mesi ho parlato solo a gesti».
Il cinema arriva quasi per caso: «un giorno viene una produttrice di Hong Kong a fare dei provini per un film: cercavano un ragazzo occidentale che sapesse fare arti marziali. Vinsi il casting perché ero l’unico. Ne feci diversi di film, mi servivano per guadagnare». Infine, parlando del suo nuovo film da regista, annuncia che «ci ho messo 8 anni a realizzarlo. Si intitola Sotto a chi tocca ed è tratto da una pièce teatrale di Jordi Galceran. Ci sono, tra gli altri, Rocco Papaleo, Giuseppe Battiston, Giovanna Mezzogiorno e Claudia».
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