Gomorra – Le Origini, recensione quarta puntata: l’abbaglio su Angelo e i primi omicidi di Pietro, Imma e Annalisa. Entra nel vivo Gomorra – Le Origini, e la recensione della quarta puntata inizia col botto proprio come l’episodio. Ma prima di entrare nel merito della recensione, è necessario rivolgere un appunto agli “espertoni” di serie televisive che, negli ultimi tempi, si sono improvvisati storici della camorra. No: Angelo ’a Sirena non può essere Aniello La Monica. Quest’ultimo, stando alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, fu assassinato da Paolo Di Lauro perché contrario all’introduzione della droga a Secondigliano.
Angelo, infatti, è il primo che insieme a Michele Villa introduce il carico di eroina a Napoli. Un dettaglio che smentisce in modo netto la teoria secondo cui Angelo ’a Sirena rappresenterebbe Aniello La Monica, padre putativo del vero boss di Secondigliano sempre secondo le rivelazioni dei collaboratori di giustizia. Abbiamo dei dubbi anche su ‘O Sant = Nonno di Sangue blu, ma ne parleremo in seguito.
La svolta
Il quarto episodio di Gomorra – Le Origini segna un punto di svolta netto nella narrazione del prequel dedicato a Pietro Savastano, e lo fa con una densità drammatica che lascia il segno. È una puntata in cui la tensione sale rapidamente e in cui diventa chiaro che stiamo assistendo ai primi, mozzafiato, colpi di scena di una guerra destinata a ridefinire gli equilibri criminali di Napoli.
L’episodio si apre con un incontro che ha il sapore dell’inevitabile. ‘O Sant, affiancato dai francesi, invita Angelo e il suo gruppo a una festa che nasconde in realtà una trappola. Il clima è subito carico di ambiguità e di minaccia, e da Secondigliano prende forma la prima vera strategia militare: coinvolgere Corrado Arena, il re del contrabbando di sigarette, per ottenere protezione e forza. È un passaggio fondamentale perché mostra come il conflitto non sia più solo una questione personale, ma un affare che richiede alleanze, coperture e una visione più ampia del potere.
In questo contesto comincia a farsi largo la figura di Pietro Savastano. Escluso da Angelo e deciso a non restare ai margini, Pietro compie un gesto simbolico e definitivo: chiama a raccolta i suoi amici più fidati e compra la sua prima pistola. È l’atto che segna il passaggio dall’istinto alla scelta consapevole della violenza come strumento di affermazione. Tuttavia, la serie non indulge in una mitizzazione del personaggio. Anzi, mostra come l’inesperienza e la fretta portino Pietro e i suoi a commettere un errore fatale, finendo per cadere per primi nella trappola. Ma non andiamo oltre per evitare spoiler.
Il primo omicidio
Uno degli aspetti più potenti dell’episodio è legato al doppio filo che unisce Pietro e Imma: i due compiono il loro primo omicidio (Imma coinvolta da Annalisa). Non è una semplice svolta narrativa, ma una frattura morale irreversibile.
La scena in cui Pietro va dalla madre a confessare l’accaduto è tra le più forti dell’intera stagione. Il giovane, sconvolto, attribuisce a lei la responsabilità di quanto è successo, poco dopo le parole con cui la donna aveva giustificato una vita di sacrifici e umiliazioni pur di vederlo crescere sano e onesto. In quel dialogo si concentrano colpa, amore, rabbia e destino, mostrando come la violenza non nasca mai nel vuoto.
A completare il quadro, la quarta puntata introduce per la prima volta la sorella di ’O Paesano, figura che dovrebbe corrispondere a Rosetta Cutolo. Un’apparizione breve ma significativa, che apre nuovi scenari e richiama una memoria criminale ancora viva nell’immaginario collettivo. Gomorra – Le Origini dimostra così, episodio dopo episodio, di non limitarsi a raccontare un passato già noto, ma di costruire le radici di un mito criminale, mostrando come tutto abbia avuto inizio tra scelte sbagliate, tradimenti e colpi di scena che tolgono il fiato.
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