Antonio Caprarica: “Libro su Trump? Ora non posso entrare in USA. Non rifarei Ballando per un motivo”. Antonio Caprarica e il libro su Trump, il giornalista, scrittore e saggista pugliese, 75 anni, tra le altre cose parla anche del suo ultimo lavoro letterario sul presidente degli Stati Uniti in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Antonio Caprarica racconta con franchezza che, dopo l’uscita del suo ultimo libro, non si aspetta affatto di poter tornare negli Stati Uniti: «Ah, ma do per scontato di non poterlo più fare! Almeno finché resterà in vita Trump. Politicamente, intendo…». Fin dal titolo, osserva, non ha certo usato mezzi termini: «Il bullo». E aggiunge subito il sottotitolo, che definisce la direzione del suo lavoro: «Sottotitolo: Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente. All’editore, Piemme, ho chiarito subito che avrei scritto un saggio di parte. Del resto, gli inglesi del Telegraph, cioè il bastione del conservatorismo britannico, parlano apertamente di Madness of King Donald, la pazzia di re Donald. Al Congresso americano c’è chi si interroga sulla sua salute mentale».
Prosegue ricordando che, quando ha chiuso il saggio, alcuni eventi non erano ancora accaduti, come l’Opa sulla Groenlandia o l’uccisione di Renée Good e Alex Pretti da parte dell’Ice. Tuttavia, sottolinea che i segnali c’erano già tutti: «Ma del fatto che l’Ice si stesse trasformando in una “task force Frankenstein” c’erano già tutti i campanelli di allarme. La definizione è di un suo ex alto dirigente».
Antonio Caprarica: “Libro su Trump? Ora non posso entrare in USA”
Passando alla sua produzione editoriale, Caprarica ricorda che «Il bullo» è il suo venticinquesimo libro e che una dozzina li ha dedicati alla famiglia reale inglese. Tra questi, confessa di essere particolarmente legato a uno in particolare: «A Elisabetta. Per sempre regina, scritto per Sperling & Kupfer. Uscì un anno prima della sua morte». Racconta anche di averlo inviato alla sovrana come sempre: «Certo, come tutti quelli sulla famiglia reale. Mi rispondeva, per ringraziarmi, la sua dama di compagnia, la povera Lady Susan Hussey costretta a lasciare la corte per aver chiesto con insistenza a un’attivista britannica di colore da quale parte dell’Africa provenisse: come se io avessi voluto sapere da un inglese di origine pugliese di quale paese fosse».
Ripercorrendo gli anni londinesi da corrispondente Rai, ricorda le occasioni in cui fu invitato a corte, soffermandosi sulle prime due, entrambe significative: «Sono state due, le prime volte importanti. La prima in “black tie” e la seconda in “white tie”: la cravatta bianca è riservata ai galà di Stato». Poi entra nel dettaglio del primo invito: «Il primo invito, in smoking classico, era al Castello di Windsor, sei mesi dopo la morte di Lady D. E feci una gaffe memorabile con il principe Carlo». E continua con il racconto della serata: «Al galà per The Purcell School of Music fummo invitati in 130. Ebbi l’onore di partecipare a un aperitivo riservato a una decina di ospiti. Quando il principe mi chiese se era difficile, come giornalista, occuparmi di lui, la mia lingua corse più veloce del pensiero e risposi che non era semplice far apprezzare la sua immagine in Italia. Lui sgranò gli occhi e mi salvò mia moglie Iolanta, dicendo che tutte le donne italiane erano innamorate di lui e dunque gli uomini lo sopportavano poco. Finse di crederci».
Antonio Caprarica: “Non rifarei Ballando per un motivo”
Parlando delle interviste che più lo hanno segnato, Caprarica ne cita due. La prima è quella a Gorbaciov nel 1992: «Diverse, ma ne cito due. Una a Gorbaciov nel 1992: aveva lasciato la presidenza da poco. Mi stupirono le lodi senza riserve verso Giovanni Paolo II, che tutto sommato aveva contribuito in modo determinante a buttare giù il comunismo». La seconda riguarda Yitzhak Rabin: «A Yitzhak Rabin durante la sua campagna elettorale. Era un militare vero, rigidissimo, non sorrideva mai, ma aveva uno sguardo di una umanità straordinaria. E anche quando ci ricevette per l’intervista e ci offrirono un caffè, per prima cosa ci chiese se era buono o se preferivamo un tè o un’altra cosa».
Riflettendo sul suo rapporto con la Rai, dopo l’addio burrascoso del 2013, oggi lo descrive in modo molto diverso: «Già da anni sono eccellenti. Gli uomini in grigio sono scomparsi, e questa è stata la mia grande rivincita: il tempo è galantuomo, come si dice». Quando gli si chiede se rifarebbe l’esperienza di «Ballando con le Stelle», risponde con ironia e sincerità: «No, ma per un motivo: ci vuole un fisico bestiale, non il mio… Milly mi aveva detto mezza verità sul programma, aveva omesso che gli allenamenti quotidiani sarebbero stati così impegnativi. Io ero sfinito. Però almeno mi sono molto divertito».
Infine, parlando della sua vita privata e del matrimonio con Iolanta Miroshnikova, racconta ciò per cui le è più grato: «Iolanta ha abbandonato la carriera di concertista, perché incompatibile con la mia vita sempre in viaggio. E per entrambi era più importante amarci da vicino. Di questo le sarò grato per sempre».
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