L’automobilista che ha battuto il decreto Salvini…con una canna: “Incubo finito grazie alla Corte Costituzionale”. Parla l’automobilista che ha battuto il decreto Salvini ed è riuscito a riottenere la patente grazie a una sentenza della Corte Costituzionale. Si chiama Roberto Fernicola e ha 39 anni l’operaio di San Damiano d’Asti che ha vinto la sua battaglia contro a la stretta sulla guida sotto l’effetto di droga, fortemente voluta dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini.
Nei giorni scorsi la Corte Costituzionale ha stabilito che la patente può essere ritirata solo nel caso in cui il conducente rappresenti un pericolo concreto e non esclusivamente sulla base della positività ai test, mentre il decreto del segretario della Lega prevedeva il ritiro immediato anche in caso di sola positività ai test. A raccontare la propria esperienza, ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’, è il protagonista della vicenda.
«Ero stato punito per un reato che non avevo, di fatto, commesso. Ora la Corte Costituzionale mi ha dato ragione. La legge era formulata male. Alla fine mi sono trovato ad essere giudicato come chi aveva consumato da poco droga e si metteva alla guida in stato di alterazione. Ma io, in quel momento ero a posto. Avevo fumato cannabis 48 prima del test, per questo in ospedale è risultato. Ma i medici hanno attestato fossi lucido e non alterato».
L’uso di cannabis 48 ore prima
Ripercorrendo i fatti, l’uomo chiarisce cosa era accaduto quel giorno. «Ho avuto in incidente mentre tornavo da lavoro. Era il 24 febbraio scorso. Ero in moto. Una macchina mi ha tamponato e mi ha provocato diverse fratture. Per questo sono stato ricoverato in ospedale. Così risulto positivo ai cannabinoidi. L’inizio di un incubo. Perfino l’Inail non voleva pagare il mio infortunio».
Alla domanda se avesse fatto uso di cannabis, la risposta è sincera: «Sì, non l’ho mai negato. Ma l’avevo fatto quasi 48 ore prima di mettermi alla guida. Ma non è servito dirlo. Dopo gli esami di sangue e urine la Procura mi ha sequestrato la patente, seguendo le norme del decreto Salvini per cui non era più necessario essere anche “in stato di alterazione”. Ma io ero più che lucido. Ho chiamato ambulanza e mia moglie quella sera. Mi sono fatto addirittura scrivere dal medico che non ero in stato di alterazione».
La vicenda giudiziaria prosegue con il ricorso presentato dal legale. «Il mio avvocato è ricorso al giudice di Pace e ho vinto. In attesa del processo che doveva essere a marzo, aveva sospeso il decreto di sei mesi e ridato la patente. Per un mese non ho potuto guidare, esattamente fino a giugno […]».
Guardando a quei mesi, il racconto si fa più personale. «Sono stati mesi in cui non ho vissuto. Ma sono il primo a condannare chi si mette alla guida dopo aver bevuto o fumato perché è pericoloso» […] «Sono stati mesi difficili dove tutti mi giudicavano. La mia vita era cambiata. Ora spero che anche il processo venga annullato. Spero Salvini capisca e modifichi quanto ha richiesto. Invece io finalmente posso tornare a vivere».
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