Chiara Muti: “Mio padre ha soprattutto due pregi. Macbeth come Trump? Quasi ma mi inquieta la perdita di valori”. Chiara Muti sul padre, il direttore d’orchestra Riccardo Muti, Macbeth, e non solo. L’attrice e regista teatrale, 52 anni, ne parla in una intervista a ‘La Stampa’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Chiara Muti racconta che la sua passione per il teatro nasce nel 1981, quando assiste alle prove della regia di Strehler de Le nozze di Figaro, con l’orchestra della Scala diretta dal padre. «Nel 1981 ebbi la possibilità di vedere le prove della regia di Strehler de Le nozze di Figaro di Mozart con l’orchestra della Scala diretta da mio padre. Fu un colpo di fulmine che mi portò dalla passione per la musica a quella per il teatro a tutto tondo, quindi a iscrivermi alla scuola del Piccolo».
Da quel momento, la figura di Strehler diventa per lei un riferimento assoluto: «Fantastica, anche se la sua asprezza non supererebbe il perbenismo attuale. Metteva le mani nella carne degli attori, ci recitava accanto per modellarci, si vestiva di nero come un’ombra che a un tratto ci entrava dentro. Lavorava sui personaggi, sui rapporti tra di loro, sugli sguardi e sui non detti. Del resto il lavoro del regista è tirar fuori ciò che si nasconde tra le righe, come il musicista cerca ciò che sta tra le note».
Chiara Muti: “Mio padre ha soprattutto due pregi”
Il rapporto professionale con il padre arriva più tardi, quasi inaspettatamente. «Mi ha chiamato lui per la Sancta Susanna e non pensavo di essere pronta, ma lui aveva capito che il mio lavoro poteva sfociare nella regia d’opera». Un percorso che si sviluppa in un clima di grande libertà: «Mi ha sempre lasciato libera. I miei fratelli hanno studiato Architettura e Legge. Mi ha fatto innamorare indirettamente del teatro. Dopo Sancta Susanna abbiamo lavorato a Così fan tutte, Don Giovanni e Manon Lescaut. Sono contentissima di tornare a farlo con Macbeth. Riprenderemo anche Don Giovanni in Giappone».
Nel lavorare insieme, Chiara scopre anche aspetti profondi del carattere del padre: «È vero e umile. Può sembrare altezzoso, in realtà è solo esigente. Ancora oggi arriva preparatissimo. Se deve rifare Macbeth per l’ennesima volta lo ricomincia da zero approfondendo. Questo è il suo insegnamento». E quando le si chiede se ci sia qualcosa che la faccia impazzire, risponde con fermezza: «No, è un oratore incredibile e un difensore della cultura italiana. Il suo amore per Verdi, Palestrina e il repertorio italiano ne ha fatto un simbolo contro il provincialismo».
La scelta di mettere in scena Macbeth nasce da una riflessione condivisa con il sovrintendente Jouvin: «Con il sovrintendente Jouvin abbiamo pensato che si adattasse bene alla stagione del Regio. Shakespeare è sempre attuale, Verdi lo adorava: anche tradotto, attraverso i miti storici entra nel succo dell’umano. La modernità di Macbeth è il dramma dell’antitesi per cui ciò che sembra luce è ombra e viceversa, come sussurrano le streghe all’inizio. Viviamo una fase di capovolgimento dei valori e di caos dentro di noi. Macbeth si perde per presunzione e per onnipotenza».
Chiara Muti: “Macbeth? Ho voluto rimanere nel mondo dell’anno mille in Scozia come prescritto da Verdi”
Un personaggio che, osserva, può evocare figure contemporanee: «Macbeth sembra un leader contemporaneo, anche se ho voluto rimanere nel mondo dell’anno mille in Scozia come prescritto da Verdi. Di base è un uomo buono che si perde. Commette un omicidio per diventare re e si sente in colpa. L’attualità non è in un costume diverso, ma in questo succo. Nella scenografia vediamo tutto attraverso un occhio fisso che non riesce a dormire, siamo dentro al cervello in ebollizione di Macbeth».
Lo sguardo si allarga poi al mondo, che le suscita inquietudine: «Certo, dagli Usa all’Iran, mi inquieta la perdita di valori e di punti di riferimento sostanziali e formali. La maschera che Macbeth cerca di tenere fino a quando diventa re è caduta. Viene meno l’idea di un mondo che progredisca e si torna alla barbarie». E parlando di Lady Macbeth, ruolo che lei stessa ha interpretato, sottolinea la complessità del personaggio: «Ero molto giovane. Lei è la degna sposa di Macbeth e lo spinge verso qualcosa che in fondo lui brama. In Shakespeare c’è una modernità del rapporto tra i due personaggi che Verdi coglie nell’Ottocento prima della psicoanalisi».
Chiara Muti: “Macbeth come Trump? Quasi ma mi inquieta la perdita di valori”
La loro attualità, secondo Muti, risiede nella dinamica di coppia: «Quella di due coniugi che si spalleggiano per raggiungere un obiettivo che non appartiene loro né per morale né per statura. Se Macbeth avesse avuto un’altra donna si sarebbe salvato. Lei è materia delle streghe, che sussurrano a lui che potrebbe diventare re, e lo spinge ad accelerare».
Da qui si passa a una riflessione sui rapporti uomo-donna di oggi: «Già nel testo di Shakespeare c’è l’antitesi per cui Lady Macbeth diventa la donna-uomo attiva e castratrice, che sovrasta e infantilizza il protagonista. È una coppia sterile di luce e generatrice di morte. La confusione inizia dalle streghe che non sono né donne né uomini, ma spiriti sfuggenti e inclassificabili, dunque disturbanti. Oggi ognuno dovrebbe cercare la pace senza pretendere nulla dagli altri. Quando non ci si accetta iniziano i problemi col prossimo».
Infine, uno sguardo a Francia e Italia, che per lei condividono molte criticità: «Sono due Paesi con problemi molto simili, anche nel mondo dello spettacolo. Per la Francia sono monarchica: vorrei ridarle il re, tanto hanno un presidente che fa il sovrano. Sull’Italia non mi esprimo. Di base sono liberale, il problema è che bisogna fare i conti con la violenza del mondo attuale. Non credo nella figura dell’intellettuale impegnato, ma in chi studia per trovare messaggi universali».
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